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L’impatto del coronavirus sulle vacanze (e non solo)
Qual è stato finora l’impatto del coronavirus sulle vacanze e sulle abitudini quotidiane? Viaggi, salute, progetti e investimenti: quello che la pandemia sta modificando secondo un’indagine Altroconsumo
Spese, salute, investimenti e vacanze: la pandemia ha un impatto sulla vita quotidiana e stravolge abitudini e progetti. L’impatto del coronavirus sulle vacanze parla di ferie saltate, di viaggi all’estero annullati, di un’estate diversa in cui chi parte sceglie soprattutto case vacanza, considerate più sicure, e teme i luoghi affollati.
Prima ancora che sulle vacanze, la pandemia ha un impatto sulla salute e sui progetti di investimento: ci sono controlli e visite mediche rimandate e da recuperare, acquisti spostati a data da destinarsi. Cambiano anche alcune abitudini quotidiane. Non pochi evitano car sharing, mezzi pubblici e ristoranti.
Nell’estate «fuori dal comune» che accompagna la pandemia, Altroconsumo ha svolto un’indagine per fotografare i cambiamenti dettati dall’arrivo del coronavirus nelle abitudini e nelle spese delle persone, anche dopo la fine del lockdown, prestando particolare attenzione a come la pandemia ha stravolto i progetti per le vacanze degli italiani.

Il coronavirus e le vacanze: come si cambia
Con le ferie alle porte e la pandemia in corso, cambiano i piani per il 63% degli intervistati.
«Se prima del Covid-19 il 40% degli italiani aveva in programma un viaggio all’estero, adesso la percentuale si riduce drasticamente (18%) – dice Altroconsumo – Per la metà dei rispondenti la possibilità o l’intenzione di spesa si è ridotta, mentre ben il 26% non prevede alcuna spesa».
Le scelte di viaggio vengono influenzate non solo dall’aspetto economico ma anche da quello sanitario. Quali sono le situazioni ritenute più a rischio di contagio dai cittadini?
«Per quanto riguarda i trasporti, i pullman a lunga percorrenza sono considerati il mezzo meno sicuro (abbastanza o molto rischioso per il 66% dei rispondenti); il 58% dei soggetti ritiene rischioso anche viaggiare in treno e sostare nelle stazioni e il 56% non si sente al sicuro nemmeno all’idea di viaggiare con l’aereo – dice Altroconsumo – A livello di alloggio, sono gli ostelli e le guest house ad essere considerati i meno sicuri: infatti il 58% non si sente a suo agio a pernottare in queste strutture. Si predilige, invece, l’affitto di intere abitazioni e il pernotto in albergo, soluzioni che meno della metà dei rispondenti – rispettivamente dal 33% e dal 40% – ritiene rischiose».

Salute, investimenti e spesa: l’impatto del coronavirus
Altroconsumo ha cercato di capire quale impatto abbia avuto il coronavirus sulla gestione della salute, sugli investimenti e sulle abitudini di spesa della penisola.
Dall’inizio dell’emergenza sanitaria «il 14% degli italiani ha annullato o subito la cancellazione di almeno una prestazione sanitaria (visite, esami, trattamenti), mentre il 63% ne ha rimandata o ha subito il rinvio almeno una volta. Il 12% degli italiani afferma di aver subito un forte impatto sulla propria salute a causa di cancellazioni e rinvii di prestazioni sanitarie previste. Per quanto riguarda invece la sicurezza percepita in relazione alle strutture sanitarie: ospedali e pronto soccorso sono i luoghi più temuti – in ordine, dal 47% e dal 58% dei rispondenti – quello considerato meno rischioso è invece la farmacia (non sicuro solo per il 15% degli italiani)».
Molti italiani hanno dovuto rinunciare a importanti progetti di investimento per il 2020. Il 13% degli intervistati ha cancellato almeno un progetto, ad esempio tra chi pensava di acquistare una casa il 20% ha dovuto rinunciare. Ben il 41% invece ne dovuto rimandare uno a dopo il 2020, ad esempio il 39% delle persone che pianificavano di acquistare un’auto.
Non mancano i cambiamenti nella vita di tutti i giorni. Molte abitudini sono stravolte, almeno oggi. Quasi la metà degli intervistati non prende più né taxi né car sharing, il 42% non va più in palestra, il 33% non utilizza mezzi pubblici, il 32% ha smesso di frequentare eventi culturali e il 21% evita di andare al ristorante.

