Osservatorio Immagino 2025-1 GS1 Italy_Barometro Sostenibilità
Sostenibilità in etichetta, quando la spesa diventa “green”, riciclabile e con meno plastica
Oltre l’80% dei prodotti venduti nei supermercati riporta in etichetta indicazioni sulle iniziative di sostenibilità ambientale, sociale o di benessere animale avviate dalle aziende
La sostenibilità approda sulle etichette dei prodotti di largo consumo. Claim con suggerimenti pratici, indicazioni su come fare la raccolta differenziata, parole generiche come “green” o indicazioni sulla sostenibilità degli ingredienti sono sempre più presenti “on pack” fra i prodotti venduti in supermercati e supermercati. Tanto che le informazioni sulle iniziative di sostenibilità avviate dalla aziende – nella declinazione ambientale, sociale o animale – riguardano ormai l’81,3% di tutti i prodotti monitorati dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che nella sua edizione 1/2025, in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, propone una lettura ampia della comunicazione green in etichetta.
Fra supermercati e ipermercati, nel 2024 l’aggregato di prodotti che hanno la sostenibilità in etichetta (secondo un’ampia serie di indicazioni) ha incassato quasi 45 miliardi di euro, con una crescita annua di +2,1%, spinta principalmente dall’aumento dei prezzi (+3,4%) e dalla componente di offerta (+1,9%), ma con volumi in calo di -1,2% rispetto al 2023.

I claim della sostenibilità ambientale
La tematica più comunicata in etichetta è la sostenibilità ambientale dei prodotti. Sono informazioni presenti su oltre 120 mila referenze che nel 2024 hanno sfiorato i 44,8 miliardi di euro di incassi nel canale super e ipermercati. Il giro d’affari è cresciuto del +2,1% mentre le vendite in volume sono diminuite dell’1,2%.
Fra le informazioni più diffuse, relative a questo settore, ci sono i suggerimenti pratici per aiutare i consumatori ad adottare comportamenti virtuosi, ad esempio nella raccolta differenziata o nella corretta conservazione dei prodotti. Ci sono poi le indicazioni sull’impegno per la riciclabilità del packaging, quelle per la maggior sostenibilità delle modalità di produzione e di approvvigionamento lungo la filiera, dalle certificazioni di sostenibilità, dai claim generici (come “green”) e dai calcoli relativi all’impatto dei prodotti lungo l’interi ciclo di vita (LCA).
I claim relativi alla sostenibilità degli ingredienti sono un insieme ampio, che va dalle formulazioni vegane o vegetariane alla “naturalità” all’assenza di componenti sgradite. Questi claim compaiono su quasi 31 mila prodotti,il 21,3% del totale rilevato, che hanno fatturato 12,9 miliardi di euro (+0,2% rispetto al 2023).
Dall’assenza di plastica all’etichetta “green”
Fra le singole caratteristiche ambientali, la comunicazione sulla sostenibilità in etichetta può riguardare la riciclabilità, la formulazione degli ingredienti, indicazioni quali “plastica ridotta” o “plastica assente”, biodegradabilità e altre voci ancora.
L’Osservatorio ad esempio conta oltre 5800 prodotti che dichiarano in etichetta la riduzione dell’utilizzo di plastica per il packaging. Questi nel 2024 hanno sfioratoi 3,9 miliardi di euro di fatturato, in aumento del +2,6% rispetto al 2023.
Nella comunicazione on pack delle modalità di produzione e approvvigionamento – spiega l’Osservatorio – i claim più diffusi per numero di prodotti a scaffale sono quelli relativi ai disciplinari di filiera, in agricoltura o allevamento: dal biologico alla Qualità Controllata alla certificazione Demeter. Sono oltre 15 mila prodotti (10,4% del largo consumo confezionato) con un giro d’affari 2024 di oltre 6,2 miliardi di euro, in crescita del +2,0% su base annua.
Ci sono poi i claim generici riferiti alla sostenibilità, come “green”, “circolare” ed “ecologico”, che “continuano a rappresentare un altro fenomeno significativo del largo consumo: l’Osservatorio Immagino li ha rilevati sulle confezioni dell’8,1% dei prodotti. Si tratta di 11.739 referenze che hanno chiuso il 2024 con un giro d’affari di oltre 6,4 miliardi di euro”.
Verso il benessere animale
La seconda dimensione rilevata ma ancora poco presente è la sostenibilità sociale. Indicazioni di questo tipo sono presenti sul 9,1% delle referenze che hanno sfiorato i 6,6 miliardi di euro di incassi nel 2024 (+2,2% annuo, ma -0,4% a volume).
Il benessere animale, infine, è presente solo sul 2,1% dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati: in questo caso si fa riferimento a certificazioni come Cruelty free o all’adesione a programmi specifici, come il Sistema di qualità nazionale benessere animale. Sono quasi 3 mila prodotti che hanno incassato 1,5 miliardi di euro, con un lieve aumento annuo a valore (+1,0%) a fronte di un netto calo dei volumi (-5,5%).

