Trasporto di animali vivi, l’appello: stop ai viaggi della sofferenza
La coalizione guidata da Ciwf, con associazioni ed esperti di 33 paesi, chiede a lo stop al trasporto a lunga distanza di animali vivi. Sono viaggi della sofferenza in cui gli animali da allevamento soffrono sovraffollamento, temperature estreme, rischio morte. “Gli animali sono esseri senzienti, non merci”
Trasporto di animali vivi, l’appello: stop ai viaggi della sofferenza (Foto Memet Öz per Pexels)
Nei lunghi, estenuanti viaggi cui sono costretti, gli animali da allevamento sono esposti a immense sofferenze. Sovraffollamento, temperature estreme, lesioni, morte. L’appello non può che essere uno: porre fine alle esportazioni e al trasporto su lunga distanza di animali vivi. È quanto chiedono, nero su bianco, oltre 130 esperti e associazioni che hanno inviato un appello globale alla WOAH, l’Organizzazione mondiale per la salute animale, in una lettera in cui chiedono di adottare misure di tutela degli animali nell’ambito della riforma delle linee guida sui trasporti.
“Gli animali sono esseri senzienti, non merci. Non c’è nulla che possa giustificare il costringere milioni di animali a sopportare questi estenuanti viaggi ogni anno – commentano Animalisti Italiani, CIWF Italia, LAC e LAV – La revisione degli standard della WOAH è l’occasione giusta per ogni Stato membro per mettere fine a questa crudeltà. Rafforzare le linee guida per dare la priorità ad una maggiore tutela degli animali è un importante passo avanti, ma, in definitiva, è cruciale che siano gli Stati a vietare l’esportazione di animali vivi, consegnando questo barbaro commercio ai libri di storia”.
Trasporto di animali vivi, le sofferenze
La Woah sta infatti rivedendo le proprie raccomandazioni sul “Benessere degli animali durante il trasporto”. E così una coalizione guidata da Compassion in World Farming (CIWF) – che include cui Animalisti Italiani, CIWF Italia, LAC e LAV – insieme a esperti di 33 paesi ha inviato lettera aperta inviata alla WOAH in cui chiede lo stop al trasporto di animali vivi.
La revisione deve introdurre standard migliori per porre fine alle sofferenze che gli animali da allevamento subiscono nei trasporti a lunga distanza. Sono viaggi della sofferenza, che possono durare settimane o mesi, in cui gli animali sono esposti a sofferenze immense: sovraffollamento, temperature estreme, fame, disidratazione, lesioni, grave stress e addirittura morte.
Criticità via mare e via terra
La lettera ricorda ad esempio quanto siano problematici i lunghi viaggi via mare, forieri di grandi criticità per le condizioni di trasporto, fra sporcizia, sovraffollamento, alte temperature, , umidità estrema e ventilazione inadeguata, rischio di lesioni “alcune delle quali richiedono l’eutanasia; e malnutrizione, se non addirittura inedia, poiché alcuni animali non riconoscono il mangime fornito a bordo delle navi come commestibile”.
A questo si aggiungono i disastri via mare o le situazioni in cui gli animali rimangono bloccati al largo per settimane o mesi a causa di malattie o del rifiuto a sbarcarli. Sono tragici anche i lunghi viaggi su strada, specialmente quando i camion sono affollati e le temperature alte: gli animali diventano disidratati e stressati, alcuni si feriscono e rischiano di essere calpestati nel trasporto. In condizioni di questo tipo c’è anche il rischio di aumentare la vulnerabilità degli animali alle infezioni e alle zoonosi, con la conseguente diffusione transfrontaliera di malattie.
Stop al trasporto a lunga distanza di animali da allevamento
Nell’ambito della revisione sulle raccomandazioni relative al trasporto di animali, le associazioni chiedono dunque di “rafforzare le linee guida e l’applicazione delle norme in modo da migliorare ulteriormente il benessere degli animali, ridurre il rischio di malattie e porre fine al trasporto di animali verso regioni colpite da conflitti e paesi che ripetutamente non applicano la legislazione in materia di benessere degli animali. Tali revisioni – conclude l’appello – dovrebbero costituire un passo urgente verso la fine del trasporto a lunga distanza di animali vivi da allevamento e la sua sostituzione con il trasporto di carcasse, carne, latte in polvere e materiale genetico”.
Il commercio di carne e materiale genetico destinato alla riproduzione, spiegano le associazioni, permetterebbe di evitare i disastri che causano la morte di migliaia di animali, frequenti soprattutto quando le navi fanno rotta verso zone di guerra. “Solo lo scorso mese, 4.000 pecore e capre sono morte al largo della costa dell’Oman”, dicono le associazioni. Che ricordano alcune azioni da parte di diversi paesi: “La Gran Bretagna ha vietato nel 2024 l’esportazione di animali vivi per l’ingrasso e la macellazione, mentre la Nuova Zelanda, l’Australia e la Germania hanno introdotto restrizioni e divieti parziali”.
