Il mese di aprile ha registrato un nuovo forte calo dei prestiti bancari a famiglie e imprese: -3,1% per un totale di 1.458 miliardi di euro. Resta sostenuta la crescita della raccolta dei depositi bancari che ad aprile ha registrato un aumento del 7,7% contro il +6,3% di marzo. Sono i dati che emergono dal rapporto mensile dell’Abi, Associazione bancaria italiana.  
Negativa anche la dinamica su base annua delle obbligazioni, cioé della raccolta a più lungo termine (-8,8%, con una riduzione su base mensile in valore assoluto di circa -10,5 miliardi di euro), mentre l’andamento su base annua della raccolta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) rimane positivo (+2% ad aprile 2013; +1,1% a marzo 2013). Continua, a causa della crisi, la crescita delle sofferenze bancarie, specie per i finanziamenti alle Pmi. A marzo, secondo il rapporto Abi, le sofferenze nette hanno toccato quota 64,3 mld, le lorde 131 mld. L’Abi rileva inoltre come a dicembre 2012 i soggetti, principalmente pmi, che avevano ricevuto prestiti fino a 2,5 milioni di euro finiti in sofferenza erano 1,1 milioni per 71 milioni di euro, un valore doppio rispetto a prima della crisi (592mila per 28,9 milioni).
Nel rapporto l’Abi cita l’ultima indagine trimestrale sul credito bancario (Bank Lending Survey – aprile 2013) secondo cui nel corso del primo trimestre del 2013 si è registrata ancora una significativa diminuzione della domanda di finanziamento delle imprese legata agli investimenti: l’indicatore espresso dalla percentuale netta si è collocato a -50 (-62,5 il trimestre precedente).
Rispetto al periodo pre-crisi marcato è stato il peggioramento della qualità del credito, specie con riguardo alle piccole imprese: da giugno 2008 a marzo 2013 il rapporto sofferenze lorde/impieghi del settore privato è più che raddoppiato, passando da 3% a 7,7%; in aumento e sempre elevato è stato il livello del rapporto per le famiglie produttrici: dal 7% al 12,3%. Nel quarto trimestre del 2012 il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti è aumentato di tre decimi di punto, al 2,5% (al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno). Il tasso di ingresso in sofferenza dei finanziamenti alle imprese é salito al 4,0%, avvicinandosi ai valori massimi registrati durante la recessione del 1993.


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