“Ad essere stata bocciata non sarebbe Laura Boldrini ma milioni di donne e ragazze, costrette a pagare caro beni di prima necessità. Se la battaglia va spostata sulla legge di bilancio chiederò alle colleghe del Senato di farsene carico”. Così twittava la deputata Laura Boldrini, dopo che la Commissione Finanze della Camera aveva rigettato l’emendamento al decreto legge fiscale presentato da lei stessa per ridurre l’Iva dal 22% al 10% sui prodotti sanitari igienici femminili, ovvero gli assorbenti. La notizia di oggi è che l’emendamento è stato riammesso e tutto ritorna in discussione.

Ma online i social sono ancora pieni delle reazioni alla frenata sul taglio fiscale agli assorbenti. Twitter era infatti subito esploso sotto l’hashtag #NoTampontax e al grido “le mestruazioni non sono un lusso”. E c’era chi ha azzardato una spiegazione matematica: “Non si riduce IVA sugli assorbenti perché sono un acquisto obbligatorio e mensile per metà della popolazione = un introito certo, fisso e calcolabile per lo Stato”.

Qualcuno si è fatto anche i conti. Mediamente una donna consuma nella vita (40 anni di ciclo mestruale) 12mila assorbenti. Una confezione da 14 pezzi costa 4-5 euro e se ne usano un paio per ciclo. Il totale si fa presto a fare: 126 euro annue per donna, di cui 22,88 euro di Iva (al 22%).


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