Guardia di Finanza sequestra 60 mila sigarette elettroniche

Maxi sequestro di sigarette elettroniche da parte della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle di Gallarate, nell’ambito di complesse indagini coordinate dal Sostituto Procuratore di Busto Arsizio, hanno sequestrato oltre 60 mila sigarette elettroniche e parti di esse, di origine cinese, totalmente prive della necessaria marcatura CE o con certificazione di sicurezza contraffatta. “Potenzialmente pericolose per la salute” delle persone, le sigarette elettroniche potevano essere immesse in commercio a totale rischio dei consumatori, perché non avevano sostenuto alcun controllo previsto dalla normativa sulle caratteristiche tecniche del prodotto e dunque sulla loro effettiva pericolosità.

Sono ormai il tema del momento, un articolo presto diventato di moda – i fumatori sarebbero già 400 mila , un numero in aumento del 25% in un solo anno, con un giro d’affari pari a 90 milioni di euro annui – che si sta diffondendo a macchia d’olio. Aumentano gli esercizi commerciali che le vendono e s’è svegliata anche la pubblicità, che talvolta cerca di accreditare la possibilità che la sigaretta elettronica aiuti a smettere di fumare. Niente di dimostrato – tanto è vero che Altroconsumo ha segnalato all’Antitrust lo spot di FumOk – come non è dimostrata l’assenza di pericolosità del prodotto. Un recente studio dell’Istituto superiore di sanità ha infatti evidenziato che “le sigarette elettroniche presentano potenziali livelli di assunzione di nicotina per i quali non è possibile escludere il rischio di effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane età. Si ritiene opportuno che tali effetti dannosi per la salute siano comunicati al consumatore con apposite avvertenze sulla confezione della articolo in commercio”. La preoccupazione condivisa da molti riguarda inoltre la possibile diffusione del “fumo elettronico”, diventato alla moda, fra i più giovani.

C’è poi il problema degli articoli non sottoposti a controllo, come evidenziato dall’operazione delle Fiamme Gialle. Le indagini, informa la Guardia di Finanza, sono scaturite da un normale controllo in materia di contraffazione e sicurezza dei prodotti eseguito dai militari della Compagnia di Gallarate in un esercizio commerciale della zona prima delle festività natalizie. La successiva analisi dei documenti di acquisto ha consentito di ricostruire l’intera filiera del prodotto ed individuare tre soggetti importatori di sigarette tutte fabbricate da un medesimo operatore economico di Shenzhen, in Cina.

Da qui sono scaturiti oltre 130 controlli in altrettanti negozi di tutta Italia, eseguiti dalle Fiamme Gialle per interrompere la distribuzione di sigarette “prive delle necessarie attestazioni di qualità indispensabili all’immissione in commercio nel territorio della comunità”.72 persone sono state denunciate all’Autorità giudiziaria. L’illecito commerciale, se portato a termine, avrebbe fruttato un incasso di circa un milione e mezzo di euro, a rischio e pericolo – spiega la Guardia di Finanza – di consumatori che si sarebbero trovati a usare articoli elettronici non sottoposti ad alcun controllo.

Sull’uso delle sigarette elettroniche (anche dette e-cig) pesa anche la mancanza di una normativa adeguata, assenza che permette a chi usa questo prodotto di fumare, o “svaporare”, anche in locali dove il fumo è proibito. Sull’assenza di una normativa adeguata, e perché le sigarette elettroniche vengano vendute come dispositivi medici o farmaci, si esprime l’Adoc, che sottolinea come si stiano moltiplicando i casi di “svaporatori” in luoghi e contesti dove fumare è proibito per legge. “C’è una grave vacatio legis nel settore delle sigarette elettroniche – dichiara Lamberto Santini, presidente dell’Adoc – che sta contribuendo alla diffusione non controllata di questi nuovi dispositivi e all’insorgere di situazione complesse e potenzialmente dannose per i consumatori, fumatori e non. Sono sempre di più, difatti, i fumatori di “e-cig” che fumano in luoghi dove fumare non è permesso, sebbene non sia stato ancora escluso che le stesse siano dannose per la salute di chi fuma e di chi gli sta intorno. Questo perché l’attuale normativa antifumo non vieta espressamente l’uso dell’e-cig nei locali pubblici e sui mezzi di trasporto come aerei e treni, un buco normativo che può trasformarsi in un danno per i consumatori e che deve essere sanato al più presto”.

L’associazione sottolinea i numeri della crescita di questo mercato e il rischio che aumenti l’appeal del fumo nei confronti dei più giovani, perché, spiega Santini, “c’è il rischio di un invogliamento a fumare anche in quei soggetti “non-fumatori” che magari acquistano l’e-cig perché “trendy” e nei giovani under 16, che possono facilmente aggirare il divieto d’acquisto comprando l’occorrente in rete. A questo è connesso anche il pericolo contraffazione, particolarmente gravoso in quanto attinente un prodotto legato alla salute”.

Il mercato delle sigarette elettroniche, stima l’Adoc, sta vivendo un periodo di boom, con circa 400mila gli italiani che le fumano, per un giro d’affari di oltre 90 milioni di euro annui, considerando che la spesa annuale si aggira sui 230 euro tra acquisto del kit, ricariche e ricambi.

“Come Adoc – conclude l’associazione – crediamo che le sigarette elettroniche debbano essere innanzitutto regolamentate e vendute come dispositivi medici o farmaci, come avviene in altri Paesi europei quali Austria e Danimarca; necessitino di un’etichettatura più chiara e completa, visto che ad oggi vi è segnata solo la raccomandazione di utilizzarle lontano dai bambini; debbano essere equiparate alle sigarette relativamente alla pubblicità, alle diciture sulle confezioni e all’osservanza dei divieti di fumo”.

2 Commenti a “Guardia di Finanza sequestra 60 mila sigarette elettroniche”

  1. Claudio ha detto:

    Pienamente daccordo sui controlli di qualità che va effettuato su qualsiasi prodotto si importato che fatto in casa nostra , sono daccordo anche sul fatto che non bisogna dire che la sigaretta elettronica fa smettere di fumare ma sarete sicuramente daccordo che il risparmio di soldi e notevole per un fumatore medio cioè 15 sigarette giornaliere sono 1500,00 euro annui
    e soprattutto non si respirano sostanze a parte la nicotina estremamente tossiche che sono in una bionda ne cito solo una polonio “sostanza radioattiva e cancerogena”
    Grazie

  2. La perdita di incassi da parte delle multinazionali produttrici di sigarette e lo Stato Italiano che dai Monopoli di Stato perde dei milioni di €uro ,pur nella certezza oramai comprovata che provocano il cancro (eppure ne permette la vendita) stanno creando tanto allarmismo perchè si vedono sfuggire dalle mani un mercato il cui danno conclamato vogliono gestirlo in ESCLUSIVA.
    iO INVECE DEVO RINGRAZIARE la sigaretta elettronica CATEGORIA che mi ha fatto togliere il vizio del fumo dopo ben 65 anni di uso del tabacco.Non sono pagato dal marchio per farle pubblicità SIA CHIARO anzi invito tutti coloro i quali hanno tratto beneficio e lo Stato mettagiù le mani da questo prodotto perchè è chiaro che adesso tenterà in mille modi di tassarlo ma,in quel caso vedrete che le sigarette elettroniche non faranno più male….purchè si proteggano le Lobbyes delle sigarette e l’Erario.