Quando il cemento divora la terra. Ministro Catania: serve nuovo modello di sviluppo

“La dove c’era l’erba ora c’è una città” cantava Adriano Celentano nel 1966. Perfetta premonizione, visto che dagli anni ’70 ad oggi la superficie agricola è diminuita del 28%. Ai fini della cementificazione ogni giorno vengono impermeabilizzati 100 ettari di terreni agricoli: dagli anni ’50 ad oggi una superficie pari alla Calabria. “Abbiamo bisogno di regole e di un nuovo modello di sviluppo”, ha detto il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Mario Catania, presentando i dati sulla cementificazione in Italia e una nuova proposta di legge in materia di contenimento del consumo del suolo.

“Il quadro di quello che sta avvenendo nel nostro paese non è affatto virtuoso – ha proseguito Catania –  un quadro che dobbiamo a tutti i costi cambiare. Abbiamo uno paese storicamente agricolo, ancora nel 1971 su 30 mln di ha 18 fossero agricoli. Oggi questi ha sono meno di 13 milioni. Questo fenomeno è avvenuto per due fattori principali. Innanzitutto, l’abbandono da parte degli agricoltori. Ma questo non è un fenomeno nuovo, già avvenuto nella storia del nostro paese sin dal tempo dei romani ad oggi. Fortemente preoccupante è l’altro fattore, ovvero la cementificazione. Una novità nella storia dell’umanità che porta a un impatto irreversibile sul territorio. Oggi questo avviene sempre più in misura crescente. Si tratta di un fenomeno ancor più preoccupante perché concentrato sulle aree più produttive del nostro paese e delle pianure”. Basti pensare al caso della Pianura Padana, l’area agricola più vasta e produttiva della penisola che ha una percentuale media di superfici edificate pari al 16,4% del territorio.

L’agricoltura sta scomparendo e lasciando il posto al cemento. La riduzione maggiore riguarda la superficie a seminativi e i prati permanenti, ovvero i due ambiti da cui provengono i principali prodotti di base dell’alimentazione degli italiani: pane, pasta, riso, verdure, carne, latte. Secondo i dati presentati dal Ministero, la continua perdita di terreno agricolo porta a una sempre maggiore dipendenza alimentare da parte dell’Italia. Attualmente il grado di autosufficienza di alcuni prodotti alimentari fondamentali ammonta a poco più del 70% per i cereali, la carne e l’olio di oliva; al 64% per il latte; mentre scendiamo a poco più del 30% per le leguminose e lo zucchero. Solo gli ortaggi si attestano al 103%. “L’Italia ha un livello di autoapprovvigionamento molto basso – ha commentato Catania – dove almeno il 20% dei consumi nazionali è coperto da importazioni. In una situazione in cui la dipendenza dall’estero tende a crescere e importare dal mercato mondiale sarà sempre più costoso, è grave non lasciare alle generazioni future un potenziale agricolo non in grado di soddisfare le esigenze nazionali”.

Catania punta il dito contro molti colpevoli, tra cui anche i politici parlando di “una certa cecità della politica, responsabile terminale di tutto ciò”. E poi “L’assenza di regole che hanno permesso una errata pianificazione del territorio”. E’ necessario un nuovo modello di sviluppo che non ragioni sul corto periodo.

Il nuovo disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo si basa su tre elementi. Tutto gira intorno a un meccanismo rubato dalla Germania. In particolare, la norme prevede che “venga fissato a livello nazionale il tetto massimo dell’estensione e della localizzazione dei terreni agricole. Livello che viene poi ripercosso sul territorio attraverso le regioni che a loro volta lo ripercuotono sui comuni” , ha spiegato il Ministro.

Secondo elemento del ddl è il “congelamento del cambiamento di destinazione d’suo per i terreni agricoli che hanno ricevuto un sostegno dalla Comunità Europea. È un meccanismo molto rigido che impatta notevolmente sull’impresa agricola perché gli sottrae una potenziale possibilità di valorizzazione del terreno”. Si tratta infatti di un tema delicato su cui il Ministro ha sottolineato la possibilità di apertura alle organizzazioni agricole.

Terzo elemento forte è la abrogazione della norma sugli oneri di urbanizzazione che consente ai comuni di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione. Si tratta di un punto cruciale che, come ha detto lo stesso Catania, si collega a quella cecità della politica responsabile di tanti “di errori come la norma di alcuni anni fa sugli oneri di urbanizzazione, che oggi non sono più vincolati alla realizzazione delle opere di urbanizzazione ma possono essere impiegati dai comuni per fare cassa”. In pratica una disposizione che ha permesso una espansione delle costruzioni rispetto al riuso dell’esistente.

Alla presentazione ha partecipato anche Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, che ha espresso apprezzamento per la proposta “riconducibile a un nuovo modello di paese. Ho buon motivo di credere che il nostro Ministro non sarà lasciato solo. Questo ddl è un primo passo importante ma non può fermarsi solo lì e deve andare oltre e puntare su un elemento formativo delle giovani generazioni e della società civile”.

A cura di Silvia Biasotto

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