Tagli alla sanità, preoccupazione dei Consumatori

Nell’aggiornamento del Def, documento economico-finanziario, approvato qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri si parla di riduzione della spesa pubblica al servizio sanitario nazionale. “La decisione del Governo di diminuire progressivamente la quota destinata al Fondo Sanitario Nazionale dal 7,1% del 2012 al 6,7% del 2017 non può che allarmarci – commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

“I cittadini ci segnalano un SSN sempre più inaccessibile, che scarica di fatto sulle loro tasche il costo dell’Assistenza aggiunge Aceti – Da qui invece si sarebbe dovuti partire per cercare risposte efficaci e non un ennesimo taglio di risorse”. “La conseguenza prevedibile di questa scelta sarà una ulteriore ridefinizione al ribasso di quello che lo stesso Governo ha chiamato perimetro degli attuali Livelli Essenziali di Assistenza attraverso un approccio sempre più “selettivo” del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.

Fatti e parole questi del Governo che ricordano i contenuti del Disegno di Legge “Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale” che contestammo fortemente, anche insieme a molte altre Organizzazioni, e che fu fortunatamente affossato dal Parlamento nella precedente Legislatura. Ora quei principi sembrano rivivere  all’interno di un dibattito che sinora ha coinvolto però, ci teniamo a sottolinearlo, solo il Governo, il Ministero della Salute, le Regioni e soprattutto il Ministero dell’Economia per quanto riguarda il Patto per la Salute.

“Crediamo quanto mai necessario e urgente che si riporti il dibattito sull’Universalismo, sulla revisione dei LEA  e sul finanziamento per i prossimi anni del SSN anche all’interno del Parlamento – sottolinea Aceti – che evidentemente può e deve dire la sua, già a partire dalle due Indagini Conoscitive avviate dalla Camera dei Deputati (Commissioni riunite Affari sociali e Bilancio) e dal Senato (Commissione Igiene e Sanità), e non ancora concluse, sulla sostenibilità del SSN e sulla garanzia dei principi dell’universalità, della solidarietà e dell’equità. Ma bisogna fare molto presto”.

“Siamo convinti inoltre che una riflessione sul SSN come quella che si sta facendo in questi giorni non possa prescindere da un serio confronto con tutti gli attori della sanità, comprese le Associazioni dei cittadini e dei pazienti – conclude Aceti – Proprio per questo già domani incontreremo il Ministro della Salute Lorenzin al quale riferiremo tutte le nostre preoccupazioni in merito ai contenuti del DEF 2013 e al quale chiederemo di essere coinvolti formalmente nei tavoli di lavoro ministeriali avviati per la definizione del nuovo Patto per la Salute”.

Secondo Federconsumatori sono inaccettabili le ipotesi di ridurre le prestazioni sanitarie a fronte dei recenti studi sullo stato della sanità italiana, che pongono l’accento sul fenomeno della corruzione, sul dilagare di sprechi ed abusi, su intollerabili carenze e ritardi. È necessaria una seria lotta a corruzione e sprechi per rispondere in maniera adeguata alla domanda di assistenza socio-assistenziale dei cittadini. “È evidente che i pazienti e le loro famiglie non sono più in grado di sostenere le interminabili liste di attesa, nonché i costi  crescenti di servizi e prestazioni sanitarie, in particolare quelli  di farmaci, analisi, visite, interventi  e controlli fondamentali. Questo comporta rinuncia alle cure e migrazione verso la sanità privata (da parte di chi può permetterselo). Fenomeni che mettono fortemente in discussione il ruolo e l’appropriatezza del Servizio Sanitario Nazionale, lasciando presagire un “autunno infuocato” per la sanità e, di conseguenza, per la salute dei cittadini”.

“È ora che Governo Parlamento agiscano concretamente per restituire un futuro di legalità ed efficienza  alla sanità pubblica. Partendo dagli attuali bisogni socio-sanitari dei cittadini, è necessario adottare una ottica di efficienza e sviluppo. La sanità è un settore chiave: deve garantire salute e cure a tutti i cittadini, ma rappresenta anche una grande opportunità di rilancio economico, se solo si avesse il coraggio di stanziare risorse per la crescita di tecnologie e professionalità necessarie alla ricerca scientifica e all’occupazione qualificata”.  

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