Mps, Grilli: “Intervento dello Stato non è salvataggio, ma prestito al 9%”

Lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena continua ad essere l’argomento principale di trasmissioni televisive e di approfondimenti giornalistici, su carta e online. L’attenzione è tutta rivolta sulle possibili conseguenze economiche, oltre che politiche, che l’Italia potrebbe subire. Si seguono, quindi, passo dopo passo le mosse di istituzioni e partiti per cercare di capire quale sarà la strada migliore da percorrere. Sono due i filoni principali della storia: l’inchiesta per truffa aperta dalla Procura di Siena e la somma (3,9 miliardi di euro) liberata dal Governo per risanare il bilancio della banca.

Su quest’ultimo punto, si è espresso oggi il Ministro dell’economia Vittorio Grilli di fronte alle Commissioni finanze di Camera e Senato, dopo la riunione del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria. La diretta dell’audizione è stata trasmessa dai principali quotidiani online. Grilli ha precisato che l’intervento dello Stato a favore del Monte dei Paschi non si configura come un atto di salvataggio di una banca in default, ma come un rafforzamento di capitale, in linea con gli standard innalzati in sede Eba (European Banking Authority).

Inoltre non si tratta di un contributo a fondo perduto, ma di un prestito a un tasso del 9% (incrementato dello 0,5% ogni due esercizi fino ad un tasso massimo del 15%). E comunque l’intervento mette al sicuro il risparmio dei correntisti, limitando i rischi sistemici, ed è quindi a favore dei risparmiatori e non del management.

Infine, Grilli ha esortato a non insinuare dubbi sulla solidità del nostro sistema, anche perché dall’esame effettuato dal Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria sul nostro sistema bancario e assicurativo sono emersi segnali di miglioramento, conseguenti soprattutto all’allentamento delle tensioni sul rischio sovrano. Per quanto riguarda la situazione patrimoniale di Mps, nel complesso appare solida; le tensioni che lo hanno riguardato non producono effetti sul sistema bancario nel suo complesso.

Rispetto al ruolo di Banca d’Italia, Grilli ha spiegato che “anche grazie alle informazioni fornite dal Governatore, l’azione di vigilanza è stata continua, attenta, appropriata e via via si è intensificata negli anni: è iniziata nel 2010 con il governatore Draghi e proseguita poi nel 2012 e nel 2013 con il governatore Visco”. Nella vicenda Mps, quindi, “vanno tenute distinte le responsabilità individuali” da quelle della banca. Sulle responsabilità, Bankitalia “ha avviato una procedura sanzionatoria nei confronti del management del Mps” e tale procedura “ad oggi è in fase conclusiva”. In sintesi l’intervento di Grilli dovrebbe tranquillizzare i correntisti del Monte dei Paschi di Siena, i risparmiatori in generale e chi ci guarda da fuori. Ricordiamo, infatti, che siamo ancora nel bel mezzo di una delle crisi economiche più pesanti dal dopoguerra.

E mentre i candidati premier annunciano commissioni d’inchiesta e imminenti modifiche alla legge sulle fondazioni bancarie (legge Amato del 1990), la Procura di Siena  indaga sul buco di bilancio del Mps. La colpa, per il momento, ricade tutta sull’ex presidente Giuseppe Mussari e il responsabile dell’Area Finanza all’epoca dei fatti (2007-2012) Gianluca Baldassari, che nascosero agli azionisti le operazioni sui “derivati” tentate per risanare il debito emerso con l’acquisto di Antonveneta. Mussari e Baldassari sono perciò indagati per truffa.

Intanto sul sito del Monte dei Paschi di Siena l’Amministratore Delegato della banca Fabrizio Viola conferma che il “documento su derivati BMps al centro dello scandalo non risultava prima del suo rinvenimento agli atti della banca; pertanto non risultava segnalato in alcun modo alla Banca d’Italia”.

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