I prestiti della crisi? Per pagare altri debiti

Il mercato crediti torna a respirare, le domande di finanziamento sono in netto aumento, ma la notizia è tutt’altro che positiva, come invece potrebbe sembrare. Non abbiamo a che fare con una nuova propensione a spendere, bensì con uno scenario devastato sotto il profilo economico. Gli italiani chiedono prestiti, sì, ma solo per coprire le spese necessarie, a cui non sono in grado di fare fronte con le proprie forze. Si risparmia su tutto e la stessa richiesta di prestito viene soppesata con meticolosa attenzione, spesso ci si avvale di portali online che consentano di mettere i prestiti a confronto, così da individuare il più conveniente, quello che permetta di evitare il salasso completo.

 

Quotidianamente, ormai, arrivano numeri sconcertanti che attestano la pesante crisi economica che sta sconfortando i cittadini italiani. E a volte la realtà è peggio di ogni previsione. Il 2012 è iniziato nel segno del calo dei consumi e del rischio d’indebitamento da parte delle famiglie, ma i dati dimostrano che siamo già andati oltre questa situazione: nel primo trimestre 2012, infatti, c’è stata una crescita record delle richieste di prestiti per il consolidamento debiti (+242%) e per liquidità per pagare spese e bollette varie (+197%). Sono i dati allarmanti che arrivano da uno studio condotto da Supermoney, il portale leader nei confronti dei prestiti online, sulle richieste di prestito arrivate al sito tra ottobre 2011 e aprile 2012.

La realtà che ne emerge è una sola: i “prestiti della crisi” sono prestiti per pagare altri debiti e per affrontare le spese quotidiane, di normale amministrazione, che sono diventate pesanti per un  budget familiare medio.

 

E se già la sopravvivenza è difficile figuriamoci tutte le altre spese: quelle per beni durevoli o per spese secondarie sono crollate di oltre il 40% nei primi 3 mesi del 2012 e continuano a calare anche nel secondo trimestre. La tendenza è quindi quella di non spendere più nulla per automobili, viaggi, cerimonie, regali, salute e bellezza; si chiede piuttosto liquidità per far fronte ai debiti.

 

Ad aprile questo trend si rafforza ulteriormente: i prestiti per consolidamento e liquidità hanno continuato a crescere, rispettivamente del +50,2% e del +61,9%, tutti gli altri a calare. La cifra media richiesta è di 16.315 euro (+6,44% rispetto agli ultimi tre mesi 2011) e ad aprile l’importo medio è salito ancora, attestandosi a 17.383 euro. Importi particolarmente elevati per i prestiti consolidamento che hanno raggiunto ad aprile una media di 27.112 euro.

 

Si allunga anche la durata dei finanziamenti richiesti: +5% tra l’ultimo trimestre 2011, quando la durata media era di 67 mesi, e il primo trimestre 2012 che registra una durata media di 70 mesi. Ad aprile la durata media si è attestata a 82 mesi. I tempi si allungano perché le rate si accorciano (in termini di importi da pagare), ma questo significa essere indebitati più a lungo e pagare interessi più elevati.

Infine, un dato interessante riguarda la tipologia di lavoratori che chiedono un prestito: oltre il 74% ha un lavoro a tempo indeterminato, contro il 63,8% del primo trimestre 2011. Crollano, invecedi mese in mese le richieste di prestito da parte dei lavoratori precari e autonomi (7,2%, contro l’11,7% del trimestre precedente).

 

Tra la sfiducia del fatto di non avere un lavoro stabile e la consapevolezza del fatto che le banche, in questo periodo, concedono credito con grande difficoltà a chi non è in grado di offrire solide garanzie, il numero di richieste di prestiti cala: il rapporto tra i finanziamenti concessi e il numero di richieste presentate si è ridotto negli ultimi mesi, passando dall’8% del periodo luglio-settembre 2011 al 6,3% del trimestre ottobre-dicembre 2011, per attestarsi al 6% nel primo trimestre 2012.

 

“I risultati dell’analisi mostrano lo spaccato di un’Italia prudente e molto in difficoltà – commenta Andrea Manfredi, amministratore delegato di SuperMoney – L’accesso a nuove fonti di liquidità non è più importante solo per garantirsi piccoli piaceri, ma sempre di più per sostenere le rate di mutui e prestiti già in corso, oppure per affrontare le spese della quotidianità. Un segnale molto preoccupante che, purtroppo, è pienamente in linea con l’evoluzione della situazione economica”.

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