Ministero Trasporti: proposto piano nazionale per sviluppo aeroporti

È stato emanato l’atto di indirizzo del piano per lo sviluppo degli aeroporti, che individua gli aeroporti di interesse nazionale e non prevede la realizzazione di nuovi scali aeroportuali. In questo modo, afferma il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera, vengono poste le basi per una riforma del settore attesa da quasi trent’anni.

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera ha infatti emanato l’Atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale. Il provvedimento, atteso da 26 anni, pone le basi per un riordino organico del settore aeroportuale sotto il profilo infrastrutturale, gestionale e della qualità dei servizi. L’atto – che recepisce gli orientamenti comunitari e gli indirizzi governativi e parlamentari – sarà ora inviato alla Conferenza permanente Stato-Regioni per la necessaria intesa e, successivamente, sarà adottato con un apposito decreto dal Presidente della Repubblica.

“Con l’Atto di indirizzo colmiamo una grave lacuna del nostro Paese che durava da 26 anni – ha dichiarato Passera – Il provvedimento  è uno strumento importante per avviare il riordino di un settore per noi strategico, favorendone lo sviluppo e il recupero di efficienza. Concentriamo sforzi e investimenti sugli aeroporti che rientrano nei piani infrastrutturali europei e, al tempo stesso, confermiamo il ruolo degli scali territoriali che servono importanti realtà locali. Attraverso la razionalizzazione dei servizi, un piano di infrastrutturazione a medio periodo, la costituzione di reti aeroportuali, l’Italia può davvero ambire ad avere un sistema all’avanguardia e competitivo a livello internazionale, evitando sprechi di risorse pubbliche. La collaborazione con le Regioni sarà fondamentale”.

Il piano prevede di individuare gli aeroporti di interesse nazionale che rappresenteranno la base dello sviluppo del settore. Attualmente in Italia sono operativi 112 aeroporti, di cui 90 aperti al solo traffico civile (43 aperti a voli commerciali, 47 a voli civili non di linea), 11 militari aperti al traffico civile (3 scali aperti a voli commerciali, 8 a voli civili non di linea), 11 esclusivamente a uso militare.

Fra gli aeroporti di interesse nazionale, la proposta prevede di inserire quelli considerati di rilevanza strategica a livello Ue in quanto pertinenti a città o nodi primari (Bergamo Orio al Serio, Bologna, Genova, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino, Venezia); ci sono poi gli aeroporti con traffico superiore a un milione di passeggeri annui, quelli con traffico superiore a 500 mila passeggeri annui e che hanno specifiche caratteristiche territoriali quali unicità regionale o danno servizio a un territorio a scarsa accessibilità, insieme agli aeroporti indispensabili per la continuità territoriale (come Lampedusa e Pantelleria); a questi si aggiungono aeroporti che non fanno parte delle reti europee ma con traffico vicino al milione di passeggeri e con trend in crescita (Rimini) o destinati a delocalizzare il traffico di grandi aeroporti (Salerno).

Per tutti questi scali, informa il Ministero,  è previsto sia il mantenimento della concessione nazionale, sia la soluzione delle criticità relative al rilascio della concessione in gestione totale, ove essa sia mancante. Gli aeroporti di interesse nazionale potranno inoltre essere interessati da un programma di infrastrutturazione che ne potenzi la capacità, l’accessibilità, l’intermodalità, a partire da Roma Fiumicino (con la realizzazione di una nuova pista, il potenziamento delle aree di imbarco e dei Terminal), fino a Malpensa e Venezia (con il miglioramento dell’accessibilità delle strutture e della interconnessione con l’alta velocità).

Gli aeroporti non di interesse nazionale dovranno invece essere  trasferiti alle Regioni competenti, che ne valuteranno la diversa destinazione d’uso o la possibilità di chiusura.  L’atto di indirizzo non prevede la realizzazione di nuovi scali: questo vale per Grazzanise, considerata la capacità di Napoli Capodichino di sostenere ulteriori aumenti di traffico e la possibilità di utilizzare lo scalo di Salerno, e Viterbo, i cui investimenti potranno essere usati per il potenziamento infrastrutturale di Fiumicino.

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