Istat: ad aprile va giù la fiducia dei consumatori
Ad aprile va giù la fiducia dei consumatori. Di poco, ma per le associazioni dei consumatori il dato diffuso oggi dall’Istat rappresenta un segnale negativo, anche se – dice l’Unione Nazionale Consumatori – “la fiducia conta poco se non ci sono i soldi”. Il dato dell’Istat dice che ad aprile l’indice del clima di fiducia diminuisce lievemente passando a 114,2 da 114,9 del mese precedente. Sono in calo tutte le stime riferite alle componenti del clima di fiducia: quella economica, quella personale, quella corrente e quella futura.
L’Istat spiega inoltre che peggiorano i giudizi sull’attuale situazione economica del paese mentre per le attese aumentano i pareri favorevoli; le attese sui prezzi per i prossimi 12 mesi hanno tendenze al ribasso mentre peggiorano le aspettative sulla disoccupazione. Commenta l’Unione Nazionale Consumatori per voce del segretario Massimiliano Dona: “La fiducia conta poco se le famiglie non hanno soldi da spendere. Per questo non abbiamo mai sopravvalutato l’importanza di questo dato. Abbiamo sempre preferito gli indicatori reali, che misurano i consumi ed il reddito disponibile delle famiglie. Tuttavia, non ci entusiasma il netto peggioramento dei giudizi dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese. Un dato che dovrebbe indurre il Governo ad un cambio di passo”.
“Peggiora il clima di fiducia dei consumatori”… e se a dirlo è l’Istat, in genere ottimista su tale argomento, vuol dire che le cose vanno davvero male – rincarano la dose Federconsumatori e Adusbef – Non c’è da sorprendersi. I grandi segnali di ripresa annunciati non sono mai arrivati. I cittadini continuano a fare i conti con una situazione di estrema difficoltà, dove consumi e occupazione si trovano ancora in una fase di stallo”. Le due associazioni ricordano che , dal 2012 al 2015, la diminuzione dei consumi risulta pari al 10%, con una riduzione complessiva della spesa delle famiglie di 75,5 miliardi di euro. Dicono Federconsumatori e Adusbef: “L’azione principale da intraprendere per risollevare tale situazione, redistribuire i redditi e rilanciare la domanda interna è avviare un Piano Straordinario per il Lavoro che, in assenza di risorse private, stanzi le necessarie risorse pubbliche per lo sviluppo tecnologico e la ricerca, la realizzazione di opere di messa in sicurezza di scuole e ospedali, la modernizzazione di infrastrutture, reti e trasporti, l’avvio di un programma per lo sviluppo e la valorizzazione dell’offerta turistica nel nostro Paese”.

