Covid, dal Cdm via libera alla proroga dello stato d'emergenza
Italiani all’estero e Covid-19, quando tornare a casa è un percorso a ostacoli
Il Covid-19 è ufficialmente una pandemia e gli italiani all’estero temo sempre di più per la loro salute vista la lentezza degli altri Stati ad adottare misure di contenimento
Covid has no border. Il Covid non ha confini. Ma molti Stati europei sembra non lo abbiano ancora compreso pienamente, al contrario dei tanti italiani che vivono all’estero per lavoro o studio e guardano con preoccupazione a ciò che sta avvenendo nel nostro Paese.
Italiani all’estero, preoccupazioni e nessuna misura di contenimento
A preoccupare gli italiani che vivono oltre i confini nazionali in questo momento è soprattutto la lentezza dell’azione e la poca incisività delle misure intraprese. Perciò si continua a salire su mezzi pubblici affollati, si va a lavoro, in ospedale o in azienda, si continuano a frequentare le lezioni del master o del corso universitario e la sera si servono tavoli in affollati pub e locali per arrotondare.
Il tutto senza il benchè minimo rispetto della distanza di sicurezza, naturalmente. Ma gli italiani all’estero hanno consapevolezza dell’emergenza e sono preoccupati.

Tornare a casa non è facile
Tra le misure di “contenimento” adottate fin da subito da molti paesi europei c’è quella di bloccare o limitare il traffico aereo da e per l’Italia con il risultato che attualmente moltissimi connazionali che si trovavano all’estero per una trasferta momentanea, per uno scambio culturale di studio o per turismo non possono avere la possibilità di ritornare nel proprio Paese.
Emblematico il caso di turisti e studenti che al momento si trovano in Portogallo e che da giorni cercano di capire come fare a rimpatriare, visto che tutte le compagnie che volano verso l’Italia (Easy Jet, Ryanair, Tap Air) hanno chiuso i collegamenti. Rivolgersi agli uffici dell’Ambasciata italiana non ha prodotto risultati confortanti: il consiglio ricevuto è stato quello di trovare un volo per un paese vicino all’Italia (ad esempio la Francia) e poi proseguire il viaggio in treno. Il tutto a proprie spese, naturalmente.
Traffico aereo chiuso e voli cancellati
Oltre al Portogallo hanno interrotto i collegamenti aerei con il nostro Paese anche Danimarca, Grecia, Austria, Albania, Marocco, Tunisia, Giappone, Malta, Turchia, Canada, Spagna.
Stesse misure adottate da Romania, Iran, Israele, Kuwait, Georgia e Polonia. La Repubblica Ceca e il Kosovo hanno bloccato i collegamenti aerei con Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, almeno fino al 18 marzo.
Decisioni simili sono state prese anche da singole compagnie: British Airways, Ryanair (voli cancellati fino al 9 aprile), EasyJet, Wizz Air a Air France, che sospende tutti i voli da e per l’Italia dal 14 marzo al 3 aprile. Anche Air Canada ha deciso di sospendere fino al primo maggio tutti i voli da e per l’Italia.
Spostamenti nazionali
Vale comunque la pena di ribadire che date le disposizioni date dal Decreto #iorestoacasa, fino al 3 aprile gli italiani potranno viaggiare sul territorio nazionale solo per comprovate esigenze di lavoro, necessità personali, motivi di salute o rientrare al proprio domicilio/residenza. Si invita quindi a valutare un rinvio o un annullamento e, infine, capire se si ha diritto a un risarcimento/rimborso.

