Spiaggia libera, sul Lungomuro di Ostia è un miraggio
Lungomuro di Ostia, quando la spiaggia libera non c’è più
Legambiente Lazio rilancia la denuncia sulla mancanza di spiagge libere sul tratto ribattezzato Lungomuro di Ostia: a passeggio per oltre 40 minuti e quasi 3,5 km senza poter accedere al mare
L’hanno ribattezzato Lungomuro di Ostia. Da anni. Sta sempre lì, uno dei casi più eclatanti di occupazione di spiagge in concessione che addirittura impedisce di vedere il mare e di accedervi per un lungo tratto di spiaggia. Se si va a piedi, sono una quarantina di minuti per quasi tre chilometri e mezzo senza poter accedere a una spiaggia libera. Per la presentazione del Rapporto Spiagge 2020 di Legambiente, Legambiente Lazio ha pubblicato il video “Alla ricerca di spiagge libere nel Lungomuro di Ostia”: una passeggiata di oltre 40 minuti e 3.450 metri senza spiagge libere.
Rapporto Spiagge @Legambiente Roma tra le 10 peggiori situazioni nazionali con il Lungomuro di Ostia. @LegambienteLa pubblica il Video ALLA RICERCA DI SPIAGGE LIBERE NEL LUNGOMURO DI OSTIA, 40 minuti e 3.450 in cammino senza spiagge libere https://t.co/n8CthiTXFE pic.twitter.com/I2S1bDdTJk
— Legambiente Lazio (@LegambienteLa) August 4, 2020
Il Lungomuro di Ostia e il miraggio della spiaggia libera
Il Lazio è al settimo posto fra le 15 regioni costiere per occupazione del litorale. Qui «su 243 chilometri di litorale sabbioso – dice Legambiente Lazio – ci sono 3.217 concessioni di vario genere, tra queste sono 654 quelle per stabilimenti balneari e 105 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici. La percentuale di costa sabbiosa occupata da stabilimenti, circoli e campeggi è del 40,6% sul totale, metà classifica con il 7° posto per occupazione del litorale dietro a regioni meno virtuose tra le 15 costiere».
Il Lungomuro di Ostia è decisamente il caso più eclatante. Il più noto, denunciato da anni. Torna alla ribalta ogni estate. Ma la situazione è sempre ferma.
Come si legge nel dossier Spiagge 2020 «sul Lido di Ostia, nel comune di Roma, si trovano 61 stabilimenti. La costa conta circa 13,8 km (esclusa la Riserva Naturale di Castelporziano) per una occupazione del 57,5%, ma proprio davanti all’abitato di Ostia un muro lungo 3,5 chilometri impedisce di vedere il mare e di accedervi».

Il Lazio e la soglia del 50%
Nel Lazio i comuni dovrebbero lasciare libera almeno la metà della spiaggia. Legambiente chiede di far rispettare questa norma a Roma e nei comuni in cui viene meno.
«Il 50% è proprio la soglia che la legge regionale 8/2015, tra le migliori in Italia, impone a tutti i comuni – spiega Legambiente Lazio – Oltre quella soglia nel Lazio ci sono 5 comuni “fuorilegge”: Roma (Ostia Lido) con il 51,19% di litorale concesso, San Felice Circeo (LT) al 50,26%, Terracina (LT) al 54,64%, Minturno (LT) al 55,11% e Sperlonga (LT) con il record negativo del 63,27%».
«Nel Lazio c’è una buona norma che obbliga i Comuni a lasciare libera almeno la metà della spiaggia, va fatta però rispettare a Roma e da tutti i cinque comuni oltre il limite di legge – dice Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – dove la libera fruizione del mare diventa una chimera di fronte a una costa invasa da stabilimenti. Nei cinque comuni fuorilegge si calpesta il diritto sacrosanto delle persone di andare in spiaggia senza dover pagare, i piani comunali di utilizzazione degli arenili sono lo strumento che dovrebbe far rientrare nella giusta proporzione le spiagge libere e quelle concesse, ma la situazione sembra essere immobile o peggiorare in più punti della costa».

