WWF: deforestazione per l'80% legata ai nostri stili di vita (© Adriano Gambarini-WWF-Brazil)

WWF: deforestazione per l'80% legata ai nostri stili di vita (© Adriano Gambarini-WWF-Brazil)

Carni, soia, olio di palma, caffè, cacao, cuoio, sono tutti prodotti ad alto “contenuto” di deforestazione. Il WWF lancia l’allarme e pubblica oggi un nuovo report dal titolo “Quanta foresta avete mangiato, usato o indossato oggi?”, dove gli esempi della deforestazione “incorporata” in molti beni di consumo mettono in luce proprio i collegamenti nascosti tra la deforestazione e i nostri gesti quotidiani.

I consumi dell’Europa sono responsabili del 10% della deforestazione globale, spiega il WWF, e l’Italia, in particolare, ha un’alta responsabilità, essendo un tradizionale importatore di materie prime provenienti dalle foreste.

Deforestazione, il caffè costa caro alla biodiversità

Nel mondo si bevono circa 2,5 miliardi di tazze di caffè al giorno e l’Europa, con il 33% del consumo globale, rappresenta il più grande mercato del caffè al mondo. In Italia, in particolare, ogni anno consumiamo in media 6 kg di caffè a testa.

Per soddisfare la domanda globale, sempre in crescita, la produzione di caffè dovrà triplicare entro il 2050, ma – spiega il WWF – ancora oggi il 60% dell’area idonea a coltivare caffè è coperta da foreste. Pertanto nei prossimi decenni la produzione di caffè potrebbe diventare un driver sempre più importante di deforestazione, con  gravi conseguenze per specie già a rischio di estinzione, come la tigre di Sumatra.

Il WWF raccomanda, dunque, di acquistare il caffè proveniente da aziende certificate, anche se al momento solo il 20% delle aziende agricole sono certificate.

 

caffè

 

Da dove viene la bresaola?

Un altro prodotto molto apprezzato dai consumatori è la bresaola, ma in pochi sanno che in Brasile una delle cause di deforestazione è legata all’allevamento dello zebù, una specie affine ai nostri bovini: cosce congelate di questo bovide possono diventare bresaola, spiega il WWF.

L’associazione ambientalista ricorda che per produrre bresaola, talvolta anche in possesso della certificazione Igp, è possibile utilizzare qualunque tipo di bovino, anche quello di provenienza non italiana e che viene allevato distruggendo la foresta amazzonica.

“Dobbiamo fermare il processo di distruzione delle foreste più preziose: oggi il 40% della foresta pluviale amazzonica ha già raggiunto il punto di non ritorno a causa di incendi e tagli incontrollati – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione di WWF Italia. – La nostra responsabilità come consumatori è enorme e il percorso della certificazione di prodotti di largo consumo, così come la riduzione di alimenti dentro i quali si nasconde la deforestazione, a partire dalla carne bovina e dalla soia per mangimi, sono l’unica strada percorribile”.

Attenzione agli acquisti di prodotti in cuoio

In Italia la materia prima predominante per calzature e borse firmate è il pellame, in particolare quello bovino, che rappresenta il 70% delle materia prima utilizzata dall’industria conciaria. E l’UE, ricorda il WWF, acquista 80.500 tonnellate di pelle dal Brasile – circa il 20% dell’import globale – gran parte delle quali ricavate da zone deforestate illegalmente.

L’associazione raccomanda, dunque, di acquistare prodotti in pelle manufatti da aziende che investono in filiere trasparenti e forest-friendly, o meglio ancora, l’utilizzo di materiali alternativi.

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