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Lo shock della pandemia ha fatto crollare i consumi delle famiglie, che risentono della crisi sanitaria e delle misure di contenimento adottate contro il coronavirus. Nel 2020 c’è stato un calo record dei consumi, diminuiti con dimensioni mai registrato dal dopoguerra: meno 10,9%.

La povertà assoluta è in forte crescita e riguarda il 7,7% delle famiglie e il 9,4% degli individui, quasi 6 milioni di persone.

Lo shock della pandemia sull’economia delle famiglie

Lo shock della pandemia sui consumi, il crollo del Pil come pure le prospettive di ripresa sono nella mole di dati che emergono dal Rapporto Istat 2021 presentato oggi.

L’impatto della crisi sanitaria ha colpito l’economia italiana e prodotto un crollo del Pil dell’8,9% nel 2020. C’è stata una caduta verticale dei consumi privati, scesi del 10,9%. Quest’anno la crescita del Pil dovrebbe invece essere del 4,7%.

«Il Pil italiano, dopo la caduta dell’anno passato (-8,9%) dovuta essenzialmente al crollo della domanda interna, è previsto in rialzo del 4,7% nel 2021», dice l’Istituto di statistica.

 

 

Reddito e consumi delle famiglie

Le famiglie hanno subito una caduta del reddito. Hanno ridotto i consumi in modo molto più marcato. Ed è aumentata la propensione al risparmio. Anche se non tutti i consumi sono caduti allo stesso modo. E questo, evidentemente, è il frutto dello shock della pandemia, delle misure di contenimento, delle spese fuori casa che si sono fermate o quasi per le limitazioni alla socialità e agli spostamenti. La spesa per gli alimentari e la casa, infatti, è rimasta invariata – sono spese non comprimibili, non più di tanto.

«I trasferimenti alle famiglie hanno limitato la caduta del reddito disponibile (-2,8%) – spiega l’Istat – Il calo dei consumi è stato ben più ampio di quellodel reddito, di conseguenza il tasso di risparmio è quasi raddoppiato. I consumi sono scesi più nel Nord che nel Centro e nel Mezzogiorno. Nel complesso, la spesa per alimentari e per l’abitazione è rimasta invariata, mentre si sono ridotte molto quelle più colpite dalle misure restrittive sulle attività e dalle limitazioni agli spostamenti e alla socialità. L’incidenza della povertà assoluta, misurata sui consumi, è in forte crescita, soprattutto nel Nord».

Consumi, una caduta mai registrata dal dopoguerra

Nel 2020 il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto del 2,8% (-32 miliardi di euro), quasi azzerando la crescita del biennio precedente.

«I consumi finali hanno subito una caduta di dimensioni molto più ampie (-10,9%) e mai registrate dal dopoguerra».

Il reddito primario delle famiglie è sceso del 7,3%, oltre 92 miliardi di euro. Anche se gli interventi di redistribuzione, spiega l’Istat, hanno fornito un contributo positivo di circa 61 miliardi di euro, compensando due terzi della caduta e sostenendo il potere d’acquisto delle famiglie. A fronte della discesa molto più ampia della spesa, la propensione al risparmio è salita dall’8,1 al 15,8%.

 

 

I consumi in pandemia: le spese più colpite

L’andamento dei consumi è stato determinato dall’evoluzione della crisi sanitaria e dalle misure di contrasto alla pandemia. Non tutte le spese sono poi ugualmente comprimibili. Così sono rimaste sostanzialmente invariate la spesa per alimentari e abitazione, «solo marginalmente toccate dalle restrizioni agli acquisti. Le spese per altri beni e servizi sono crollate del 19,3%».

In questo quadro, il calo maggiore riguarda quelle spese che hanno subito più di altre l’impatto del lockdown, delle chiusure e delle misure di contenimento. Sono Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4); molto colpiti anche quelli più penalizzati  dalle limitazioni alla circolazione e alla socialità quali Trasporti (-24,6%) e Abbigliamento e calzature (-23,3%).

Attenzione poi, perché all’inizio di quest’anno i dati sui consumi hanno ancora il segno meno. Le stime preliminari del primo trimestre 2021 indicano un calo ulteriore del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La flessione continua a concentrarsi sulle spese diverse da quelle per prodotti alimentari e per l’abitazione (-7,5%).

Il calo della spesa secondo le famiglie

Nel 2020, il calo della spesa per consumi riguarda soprattutto le famiglie più abbienti (-9%), che destinano più risorse proprio a quelle spese penalizzate dalla crisi sanitaria e pandemica. Le famiglie meno ricche, in cui le spese si concentrano sui consumi essenziali di alimentari e abitazioni, segnano una flessione dei consumi del 2,7%.

Si riducono ancora, prosegue l’Istat, le già scarse risorse che le famiglie destinano ai consumi culturali, solo il 2,1% della spesa totale nel 2020.

Povertà assoluta in forte crescita

Il 2020 segna purtroppo un record nella povertà assoluta.

La povertà assoluta è in forte crescita e interessa nel 2020 oltre 2 milioni di famiglie (7,7% dal 6,4% del 2019) e più di 5,6 milioni di individui (9,4% dal 7,7%).

Le famiglie con persona di riferimento occupata sono state più colpite dalla crisi (incidenza familiare dal 5,5% al 7,3%).

L’incidenza della povertà si attesta al 25,3% nelle famiglie con almeno uno straniero. La povertà assoluta colpisce poi le famiglie più numerose: è al 20,5% per quelle con cinque e più componenti contro il 5,7% per quelle di uno o due componenti.

Un altro dato, indice della crisi economica, è che nel 2020 oltre una persona su cinque (22,2%) ha avuto difficoltà nel fronteggiare impegni economici. La quota è più alta nel Mezzogiorno (30,7%) rispetto al Nord (18,4%) e al Centro (17%).

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