Green pass, qual è il destino delle persone non vaccinabili?
L’Osservatorio Malattie Rare chiede al Ministero e al CTS di chiarire il destino delle persone non vaccinabili, come i malati rari e cronici. Chi dovrà stilare il certificato di non vaccinabilità?
Qual è il destino delle persone non vaccinabili? Saranno esentate dal green pass? Dovranno ancora fare tamponi? Come sarà fatto, e chi dovrà redigere, il certificato di non vaccinabilità? Fra le questioni messe sul tavolo dal green pass, che dal 6 agosto servirà per frequentare eventi sportivi, parchi divertimento, teatri e cinema, concerti, ristorazione al chiuso al tavolo, c’è il destino ancora incerto delle persone che non possono fare il vaccino per ragioni di salute o perché hanno una malattia rara.
A sollevare il tema con forza, nell’attesa che arrivino chiarimenti, c’è l’Osservatorio Malattie Rare (Omar) che sul green pass fa un appello a Governo e CTS e chiede di «chiarire il destino dei non vaccinabili».
Non è ancora chiaro, infatti, chi dovrà certificare questa condizione (forse il medico di base?) in cui ricadono molti malati rari. Tanto è vero che già stanno arrivando domande e segnalazioni dai cittadini.

I non vaccinabili
Chi sono i non vaccinabili? In questa categoria rientra, spiega l’Osservatorio, chi ha avuto un problema di salute tra la prima e la seconda dose, come una reazione allergica alle componenti del vaccino stesso, chi ha avuto un parere negativo dal proprio medico a causa di patologie pregresse e tutti quei malati rari e cronici che, per via della loro patologia, non hanno la possibilità di accedere alla vaccinazione.
Sono persone che dal 6 agosto rischiano di essere escluse da una serie di luoghi al chiuso, fatta salva una certificazione alternativa o il permanere del vincolo del tampone. Su questo non c’è ancora chiarezza. Come non è ancora chiaro chi dovrà redigere il certificato apposito.
«Al nostro Sportello Legale già ora stanno arrivando tante domande al riguardo, e se non si provvede a chiarire subito tutto dalla prossima settimana sarà molto peggio», dice il direttore dell’Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli. E lancia un appello al Ministro Speranza e al CTS: «Per evitare il caos è necessario che si faccia subito chiarezza, in modo particolare indicando come dovrà essere fatto questo certificato alternativo e soprattutto, in maniera inequivocabile, da chi dovrà essere fatto, e quindi chi sono i soggetti preposti alla certificazioni. Perché una volta identificati vanno anche messi in condizioni di fare veramente questi certificati, e con il rigore che serve».
Green pass, a chi non è richiesto
Il CTS dovrebbe riunirsi infatti, per parlare anche di questo, domani, 5 agosto. Ma cosa dicono finora le norme?
«La Certificazione verde COVID-19 non è richiesta ai bambini esclusi per età dalla campagna vaccinale e ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica. Per queste persone verrà creata una Certificazione digitale dedicata. Finché questa non sarà disponibile, possono essere utilizzate quelle rilasciate in formato cartaceo».
La certificazione dei non vaccinabili
Questo è quanto stabilisce il Ministero della Salute. Il green pass non è dunque richiesto ai bambini fino ai 12 anni, esclusi per età dalla campagna vaccinale, e a chi è esente sulla base di una certificazione medica, fra cui diversi malati rari e cronici per i quali sarà creata una “Certificazione digitale dedicata”, che però attualmente non è disponibile. Per ora, e in mancanza di questa certificazione, possono essere utilizzate quelle rilasciate in formato cartaceo.
L’Osservatorio denuncia però che «mancano a oggi indicazioni operative su chi siano i clinici a cui è demandato il compito di rilasciare questa certificazione: forse i medici di medicina generale? Forse lo specialista di patologia? Il Ministero non precisa nulla e tra i pazienti c’è grande smarrimento».
Si rischiano di avere risposte differenti da un medico all’altro. Senza contare che a lungo andare non si potrà dare agli esercenti l’onere di verificare e interpretare certificazioni cartacee difficili ma anche falsificabili.
«Una semplice certificazione medica – spiega l’Osservatorio Malattie Rare – non è tuttavia misura sufficiente nel lungo periodo, poiché non si può certo “delegare” agli esercenti il compito di interpretare e validare certificazioni cartacee facilmente falsificabili, difficilmente intellegibili e non certo adeguate per un compito tanto delicato (oltre a tutto quanto concernente la privacy dell’utente, ovviamente). Per questo ci si attende una integrazione del Green Pass che possa coprire anche questa casistica ulteriore, fin qui esclusa dalle precedenti prescrizioni. Il Governo e l’Istituto Superiore di Sanità sembrano essere al lavoro per stilare una lista delle patologie che permettono l’esenzione dalla vaccinazione e quindi l’esenzione da green pass».
Nell’ordinamento italiano è il DL 73/2017 a regolamentare l’obbligo vaccinale e i relativi criteri di non vaccinabilità, spiega ancora l’Osservatorio. Il comma 3 dell’Art. 1, infatti, stabilisce che “le vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta”.
Se il riferimento normativo rimarrà questo, sarebbe dunque il medico di medicina generale a certificare la non vaccinabilità. Però nella nota del Ministero della Salute sul green pass a oggi non c’è alcun riferimento su questo punto. Da qui l’appello dell’Osservatorio al CTS e al Ministero della Salute: «usare queste ultime ore di lavoro prima dell’entrata in vigore del Green Pass per mettere un punto chiaro sulla questione».

