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Spesa per consumi delle famiglie, nel 2021 in aumento ma aumenta anche la disuguaglianza (foto pixabay)

La spesa per i consumi delle famiglie nel 2021 è in ripresa ma non per tutti. Aumenta anche perché sconta il confronto col 2020, l’anno della pandemia e delle restrizioni, ma vede ancora forti differenze territoriali. Le famiglie più abbienti spendono 5 volte in più di quelle meno abbienti e la disuguaglianza nei livelli di spesa si accentua, tornando ai livelli del 2019.

I dati sulla spesa per i consumi delle famiglie nel 2021 diffusi oggi dall’Istat evidenziano prima di tutto che la spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti è stimata a 2.437 euro in valori correnti (era 2.328 euro nel 2020; +4,7%) ma la metà delle famiglie spende meno di 2.048 euro al mese. Riprendono a crescere i divari territoriali, pari a 728 euro tra Nord-ovest e Sud (da 625 euro nel 2020).

È pari al 19,3% il peso di beni alimentari e bevande analcoliche sulla spesa totale (in leggera flessione rispetto al 20.1% del 2020).

Spesa per i consumi delle famiglie in ripresa nel 2021

Nel 2021 la spesa per i consumi delle famiglie è in marcata ripresa, dice l’Istat. Seppure accentuati, i progressi del 2021 non compensano il crollo del 2020: rispetto al 2019, infatti, la variazione in valori correnti ha ancora segno negativo (-4,8%).

Sono in forte ripresa diverse voci di spesa, molto differenziate soprattutto per quei capitoli che nel 2020 della pandemia avevano avuto il calo maggiore, legato alle restrizioni agli spostamenti e alla socialità.

La spesa non alimentare, spiega l’Istat, aumenta del 5,7% rispetto al 2020 (in media 1.967 euro mensili). L’aumento più elevato (+26,5%) c’è per Servizi ricettivi e di ristorazione (100 euro mensili), che nel 2020 aveva subito un vero e proprio crollo (-38,9%). Seguono Abbigliamento e calzature (100 euro, +13,8% rispetto all’anno precedente; -23,3% nel 2020) e Trasporti (241 euro al mese, +10,8%, -24,6% nel 2020).

Cresce invece solo del 5,9% la spesa per Ricreazione, Spettacoli e cultura (99 euro mensili; -26,4% nel 2020), che, insieme a quella per Servizi ricettivi e di ristorazione, è la spesa che si mantiene più lontana dai livelli del 2019 (-22,7% la prima e -22,0% la seconda). Su entrambi questi comparti merceologici pesa la persistenza delle limitazioni alla socialità che, pur in misura molto meno ampia del 2020, hanno caratterizzato il 2021.

La spesa per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria (912 euro al mese, +2,0%) è in crescita anche a causa di una forte dinamica inflazionistica. Aumentano anche le spese per Servizi sanitari e spese per la salute (118 euro al mese, +9,0%).

Sulla spesa alimentare, da segnalare nei dati Istat la riduzione della spesa per carni (-1,5%, 100 euro al mese) e quella per latte, formaggi e uova (-2,8%, 60 euro mensili), che invertono il risultato in crescita del 2020 rispetto all’anno precedente (+3,4% e +5,1%).

Si risparmia ancora su viaggi e abbigliamento

Le famiglie possono cambiare le abitudini di consumo e il cambiamento si ripercuote sulle diverse voci di spesa in modo differente. Nel 2021 le abitudini di spesa e di consumo si sono adattate alle conseguenze della pandemia.

I comportamenti relativamente più stabili sono quelli di spesa relativi ad alimentari, bevande e sanità. Le famiglie risparmiano invece ancora su viaggi e abbigliamento.

«Nel 2021, così come l’anno precedente, la voce di spesa che le famiglie dichiarano di aver maggiormente limitato è quella per viaggi e vacanze – scrive l’Istat – Tra quante già spendevano per questa voce nel 2020, la percentuale di chi l’ha ridotta rispetto all’anno precedente è del 62,4%, una percentuale ancora più alta di quella riscontrata nel 2020 (pari al 46,8%) e che risulta in crescita soprattutto al Nord (dal 44,1% al 61,2%). La percentuale più elevata di famiglie che nel 2021 dichiarano di aver ridotto questo esborso si osserva comunque nel Mezzogiorno (69,8%)».

La seconda voce di spesa che ha subito una riduzione rispetto all’anno precedente è quella per abbigliamento e calzature: il 52,7% delle famiglie che acquistavano già questi beni un anno prima dell’intervista (45,5% nel 2020) ha infatti limitato tale esborso (49,1% nel Nord, 59,7% nel Mezzogiorno).

Al contrario, le spese per visite mediche e accertamenti periodici rappresentano la voce di spesa con la percentuale più elevata di famiglie, tra quante già spendevano, che dichiarano di averla aumentata rispetto all’anno precedente: sono il 4,4%, dal 3,9% del 2020, ma al Centro raggiungono il 5,3%.

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Il carovita cambia i comportamenti, gli italiani risparmiano su spesa e salute (foto pixabay)

Diventa più ampia la disuguaglianza della spesa per consumi

Un’altra evidenza dei dati Istat è che diventa più ampia la disuguaglianza delle spesa per i consimi per le diverse famiglie.

Nel 2021, le famiglie con una spesa più elevata hanno un livello di spesa equivalente complessiva pari a 5 volte quella delle famiglie del primo quinto (la fascia di spesa più basso, quindi le famiglie meno abbienti). Si torna ai livelli del 2019, nel 2020 la differenza era di 4,8 volte maggiore.

La spesa per i consumi in termini reali è in ripresa ma non per le famiglie più povere. La spesa equivalente, dice ancora l’Istat, diminuisce dello 0,7% per le famiglie meno abbienti, mentre per le famiglie più abbienti aumenta del 4,5%. Le famiglie del primo quinto (quelle meno abbienti) sono peraltro le uniche a registrare una variazione negativa, anche in un anno di forte ripresa, seppure ancora parziale, dal crollo avvenuto nel 2020.

Consumatori: rimbalzo scontato e ora pesa il carovita

I dati sui consumi delle famiglie sono già obsoleti e dovranno scontrarsi con la situazione economica del 2022, commenta a stretto giro il Codacons.

«I consumi delle famiglie crescono nel 2021, ma non hanno ancora recuperato la forte flessione registrata a causa della pandemia – dice il presidente Codacons Carlo Rienzi – Numeri destinati tuttavia a crollare nel corso del 2022: il caro-bollette e l’inflazione alle stelle già nei primi mesi dell’anno stanno provocando una riduzione dei consumi degli italiani, con le famiglie che reagiscono al caro-vita riducendo la spesa anche in settori primari come gli alimentari. Contrazione che purtroppo proseguirà anche nei prossimi mesi».

L’Unione Nazionale Consumatori parte dalla spesa media mensile in aumento del 4,7% rispetto al 2020. Dice il presidente Massimiliano Dona: «Un rimbalzo scontato ma insufficiente. Il recupero sul 2020 era ovvio e atteso visto che quello era l’anno con i lockdown più duri e le chiusure più rigide e stringenti, ma rispetto ai valori pre-pandemia del 2019 i consumi delle famiglie sono ancora molto distanti, in media 122 euro al mese, -4,8%. Secondo il nostro studio, rispetto al 2019 i consumi annui di una famiglia media sono ancora inferiori di 1470 euro, divario che sale a 2019 euro per una coppia con due figli, è pari a 936 euro per una coppia con 1 figlio».

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