Solfiti, Efsa: problemi di sicurezza per i forti consumatori ma i dati sono pochi (foto pixabay)

Ci sono problemi di sicurezza per i forti consumatori di alimenti che contengono solfiti. Ma i dati disponibili non bastano a indicare una dose giornaliera accettabile e a confermare l’entità di alcuni effetti nocivi. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha aggiornato un parere sulla sicurezza dei solfiti, dopo quello del 2016 di valutazione ex novo degli additivi alimentari, ma le informazioni a disposizione, quelle dell’industria e quelle di pubblico dominio, non sono state sufficienti a stabilire una DGA.

E così, conclude l’Efsa nella valutazione aggiornata dell’anidride solforosa (E220) e dei solfiti (E221-228), «l’assunzione di solfiti tramite l’alimentazione potrebbe costituire un problema di sicurezza per i forti consumatori di alimenti che contengono questi additivi», ma «le lacune nei dati sulla tossicità non hanno tuttavia permesso di confermare l’entità di alcuni effetti nocivi sulla salute».

Solfiti negli alimenti e problemi di sicurezza

I solfiti sono presenti in alimenti come mele, riso, cipolle e cavoli e in bevande come il vino. I solfiti, spiega l’Efsa, vengono aggiunti in funzione di conservanti e antiossidanti a una serie di alimenti tra cui frutta e verdura secca, prodotti a base di patate, birra e bevande al malto, vino e succhi di frutta. Possono anche essere utilizzati per arrestare la fermentazione che avviene durante il processo di vinificazione.

Ha spiegato il dr Maged Younes, presidente del gruppo di esperti Efsa sugli additivi alimentari e gli aromi (gruppo FAF): «I dati di tossicità disponibili non erano sufficienti per ricavare una dose giornaliera accettabile (DGA). Abbiamo invece calcolato i margini di esposizione (MOE) considerando gli apporti tramite l’alimentazione e la dose associata a effetti neurotossici nei test su animali. La DGA è la soglia sotto la quale sappiamo che un apporto quotidiano è sicuro. Quando ci sono evidenze di effetti nocivi, ma non sufficienti a confermare il quantitativo di sicurezza, il MOE ci indica la probabilità o meno che le assunzioni attuali siano dannose». Si tratta del rapporto fra la dose minima alla quale un effetto avverso viene osservato e il livello di esposizione alla sostanza in questione.

Nel caso dei solfiti un rapporto al di sotto di 80 potrebbe indicare un problema di sicurezza, dice l’Efsa, e sono i valori trovati per i forti consumatori di alimenti con solfiti di tutte le fasce della popolazione, tranne gli adolescenti. Dice il dottor Matthew Wright, presidente del gruppo di lavoro Efsa su anidride solforosa-solfiti: «Ciò significa che gli apporti stimati per questi consumatori potenzialmente superano il quantitativo che sarebbe ritenuto sicuro ovvero fino al 12,5% per i bambini (tra 3 e 10 anni) e fino al 60% per gli adulti».

Il gruppo di esperti ha riscontrato evidenze di effetti nocivi sulla salute del sistema nervoso centrale, ad esempio una risposta ritardata delle cellule nervose agli stimoli, segno precoce di disfunzione del sistema nervoso. Lacune nelle conoscenze disponibili portano l’Efsa a ribadire quanto detto in precedenza, ovvero la necessità di indagare la questione dell’ipersensibilità o l’intolleranza di alcuni consumatori particolarmente sensibili.

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