Shrinkflation, l'Italia potrebbe essere a rischio infrazione per errori nell’iter di approvazione della legge (foto Pixabay)
Shrinkflation, l’Italia potrebbe essere a rischio infrazione per errori nell’iter di approvazione della legge
Secondo quanto riportato da QuiFinanza, l’Italia non avrebbe rispettato la procedura richiesta dall’UE per modificare aspetti della libera circolazione delle merci nel mercato unico e per questo motivo rischierebbe una procedura di infrazione
L’Italia potrebbe rischiare “una procedura di infrazione per via di alcuni errori nell’iter di approvazione della legge contro la shrinkflation, che dovrebbe entrare in vigore il 1° aprile prossimo“. È quanto si legge in una notizia di QuiFinanza.
“La procedura richiesta dall’Ue per modificare aspetti della libera circolazione delle merci nel mercato unico non è stata rispettata dall’esecutivo e dal Parlamento e ora il nostro Paese rischia una procedura di infrazione”, si legge nell’approfondimento.
Il termine shrinkflation definisce il fenomeno che consiste nella riduzione del contenuto all’interno delle confezioni di prodotti di largo consumo, mantenendo invariato il prezzo.
In particolare, la legge approvata impone di “informare esplicitamente i consumatori quando riducono la quantità di un prodotto mantenendo lo stesso packaging; apporre nel campo visivo principale della confezione la dicitura: “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità”; mantenere questa informazione visibile per sei mesi dall’immissione in commercio del prodotto modificato”. (Unione Nazionale Consumatori)
Shrinkflation, gli errori nell’iter di approvazione della legge
QuiFinanza spiega, quindi, quali sono gli errori commessi nell’iter di approvazione della legge.
“Per essere approvata – si legge nell’approfondimento – una legge come quella contro la shrinkflation deve essere prima notificata all’Ue. Per i sei mesi successivi il processo di approvazione nazionale deve essere fermato, per dare il tempo alla Commissione di verificare che la norma sia conforme ai regolamenti del mercato unico. Se la Commissione rileva criticità, lo Stato che vuole approvare la legge ha altri 3 mesi di tempo o per convincere l’Ue che non c’è rischio per il mercato unico, o per modificare la norma”.
Stando a quanto riportato, dunque, “l’Italia ha notificato l’inizio dell’iter di approvazione della legge, ma non ha fatto altro. L’Ue ha rilevato problemi nella norma, ma il nostro Paese non ha fatto nulla per adeguarsi. Il Parlamento ha anche modificato ulteriormente il testo, quindi la legge notificata all’Ue è diversa da quella effettivamente approvata“.
Per questi motivi, dunque, “se la norma dovesse entrare in vigore il 1 aprile, l’Italia rischia una procedura di infrazione”.

