Educazione alle relazioni, Coop: diventi materia scolastica obbligatoria (Foto Yan Krukau per Pexels)

L’educazione alle relazioni come materia che finalmente entra a scuola. E che si occupa di rapporti interpersonali, di relazioni nella coppia e di sessualità. La richiedono molte voci della società civile, organizzazioni, movimenti, psicologi, pedagoghi, come formazione a tutto tondo che coinvolge la sfera degli affetti e quella della sessualità. Potrebbe essere una materia scolastica ma in Italia non lo è. Diventa allora il tema della nuova campagna di Coop “Dire, fare, amare”, un’azione di sensibilizzazione sulla necessità che l’educazione alle relazioni diventi una materia scolastica obbligatoria nel nostro Paese.

Secondo una survey realizzata da Coop, la pensa così il 70% del campione, mentre ben 9 italiani su 10 ritengono che proprio l’insegnamento scolastico possa contribuire alla prevenzione di fenomeni di odio, emarginazione, finanche violenza di genere. A partire anche dalla tenera età, considerato che un genitore su due immagina che il percorso dell’educazione alle relazioni possa iniziare già dalla scuola elementare.

Close the Gap e la scuola degli affetti

Con l’attenzione all’educazione alle relazioni, Coop rilancia anche nel 2025 “Close the Gap”, la campagna per l’inclusione e la parità di genere che giunge così al traguardo dei 5 anni. Quest’anno al centro dell’attenzione c’è la necessità che la scuola si apra agli affetti e che l’educazione alle relazioni diventi materia scolastica obbligatoria, come accade nella maggioranza dei paesi europei. “In Italia non sono state sufficienti 16 Proposte di Legge in quasi 50 anni per renderla tale – spiega la Coop – Eppure, da questa educazione passa la prevenzione in grado di limitare se non impedire atti di odio, emarginazione, finanche violenza di genere”.

«Nei 5 anni di “Close the Gap” abbiamo affrontato molti temi, siamo stati tra i primi a sollevare il dibattito sulla “tampon tax”, abbiamo sposato la causa delle donne in Iran all’indomani della morte di Masha Amini, abbiamo sostenuto la necessità dell’estensione del congedo paterno obbligatorio oltre i limiti della legge ancora oggi esistente – commenta Maura Latini presidente di Coop ItaliaOggi alziamo l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza e sulla necessità dell’educazione alle relazioni per le giovani generazioni. Noi crediamo che il tema non sia più procrastinabile e che ci sia urgenza di affrontarlo in modo serio, senza infingimenti ideologici proprio come strumento irrinunciabile di maggiore consapevolezza e di prevenzione. Ce lo conferma anche la fotografia restituita dalla survey che dimostra una maturità sul tema da parte del campione analizzato non così scontata».

“Dire, fare, amare”: l’educazione alle relazioni diventi materia scolastica

Per la campagna “Dire, fare, amare”, Coop ha realizzato “La Scuola degli affetti. Indagine sull’educazione alle relazioni”, una survey svolta dal proprio Ufficio Studi con la collaborazione di Nomisma su un campione rappresentativo della popolazione italiana (2000 persone tra i 18 e i 64 anni). A guidare i lavori un Comitato Scientifico formato da Linda Laura Sabbadini, ex dirigente del Dipartimento per le Statistiche Sociali dell’Istat e oggi editorialista, Elisabetta Camussi, docente di Psicologia Sociale presso l’Università Milano Bicocca e Presidente della Fondazione Ossicini, Enrico Galiano scrittore, insegnante e comunicatore sociale noto per il suo impegno nella diffusione di una didattica alternativa.

Il 70% del campione esprime il suo apprezzamento al fatto che l’educazione alle relazioni divenga una materia scolastica obbligatoria; ben 9 italiani su 10 ritengono che proprio l’insegnamento scolastico possa contribuire alla prevenzione di fenomeni di odio, emarginazione, anche violenza di genere. A partire anche dalla tenera età, dato che un genitore su due immagina che il percorso dell’educazione alle relazioni possa iniziare già dalla scuola elementare. Il 44% dei genitori (fra quelli favorevoli all’educazione alle relazioni a scuola) indica infatti che dovrebbe essere prevista dala scuola primaria; il 24% indica la scuola dell’infanzia, mentre il 26% indica la secondaria di primo grado e solo il 6% la secondaria di secondo grado.

Interessanti sono altri due dati, fra i molti restituiti dall’indagine.

Sette italiani su dieci non credono al rischio di una sessualizzazione precoce, ovvero al fatto che si favoriscono rapporti intimi troppo presto: per il 32% la percezione del rischio è molto bassa, per il 39% è bassa.

Fra chi invece non ritiene che l’educazione alle relazioni debba essere una materia scolastica, le perplessità elencate riguardano il rischio che il tema venga trattato con superficialità (49%), la rivendicazione che il compito spetta alla famiglia (30%), il timore che il tema venga affrontato quando sono troppo piccoli (23%) e in pari grado il fatto che vengano affrontati temi troppo delicati e che potrebbe entrare in contrasto con le idee familiari (16%).

Ma attraverso quali strumenti dovrebbero essere sviluppati i programmi e le iniziative scolastiche dedicate all’educazione dei giovani alle relazioni? Le competenze hanno un ruolo indispensabile. Il 68% degli intervistati immagina programmi che coinvolgano esperti esterni, quali psicologi o pedagogisti, il 62% immaginano spazi di ascolto psicologico specializzato, il 51% programmi di formazione specialistica agli insegnanti. Per 9 genitori su 10 i programmi scolastici di educazione alle relazioni dovrebbero parlare sia di rapporti con i partner che di rapporti in generale che di informazione sessuale.

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