Inquinamento da PFAS, condannati i vertici della Miteni (Foto credit https://www.mammenopfas.org/)
Inquinamento da PFAS, condannati i vertici della Miteni
La Corte d’Assise di Vicenza ha condannato i manager dell’ex fabbrica Miteni di Trissino, a Vicenza, per l’inquinamento da PFAS che ha coinvolto la falda acquifera e l’acqua potabile nelle province di Vicenza, Padova e Verona, coinvolgendo oltre 350 mila persone
Una sentenza storica contro l’inquinamento da PFAS, i composti perfluoroalchilici inquinanti eterni. Dopo sei ore di Camera di Consiglio, ieri la Corte d’Assise di Vicenza in primo grado ha condannato 11 dei 15 manager dell’ex fabbrica Miteni di Trissino, a Vicenza, per l’inquinamento da PFAS che ha coinvolto la falda acquifera e l’acqua potabile dell’area, interessando oltre 350 mila persone nelle province di Vicenza, Padova e Verona.
Il processo era iniziato nel 2021 e riguarda uno dei casi più gravi di inquinamento ambientale da PFAS, quegli “inquinanti eterni” che hanno pesanti effetti tossici, anche cancerogeni, sulla salute.
La Corte ha deciso condanne da 2 a 17 anni per 11 tra manager ed ex manager (quattro sono stati assolti) ai vertici delle aziende che si sono succedute nel sito produttivo Miteni, per un totale di 141 anni di carcere. I manager sono stati ritenuti responsabili di aver contaminato la falda acquifera sottostante il sito produttivo e l’acqua potabile. Stabiliti anche risarcimenti per oltre 300 parti civili. Fra questi, al Ministero dell’Ambiente è stato riconosciuto un risarcimento di 58 milioni di euro, alla Regione Veneto 6,5 milioni, all’agenzia per l’ambiente Arpav 800mila euro mentre per le singole persone i risarcimenti vanno dai 15 ai 20mila euro.
Inquinamento da PFAS, una “sentenza storica”
Grande la soddisfazione delle Mamme No PFAS, che da anni hanno ingaggiato una battaglia per il riconoscimento del disastro ambientale e dell’inquinamento da PFAS nelle acque potabili di tutta l’area. «Si tratta di una sentenza storica» ha detto Michela Piccoli del Movimento Mamme No Pfas. «Tante persone mi dicevano: “Perché lottare? Perché insistere tanto? Tanto non li condanneranno mai”. E invece li hanno condannati. Per questo motivo, ora penso che tutte le fatiche affrontate in questi anni non solo siano state ripagate, ma abbiano finalmente trovato un senso, non solo per noi, ma per tutta Europa». (Fonte: EditorialeDomani).
«La sentenza di oggi (ieri ndr) della Corte d’Assise di Vicenza, che riconosce il reato di disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque e prescrive condanne tra gli 11 e i 17 anni ai vertici della Miteni, è un passaggio fondamentale di giustizia per le comunità venete colpite e per tutti coloro che hanno lavorato con impegno alla ricerca della verità – ha detto il presidente della Regione Veneto Luca Zaia –Fu proprio la Regione del Veneto, su mio mandato, nel 2013, a segnalare per prima alla magistratura – tramite ARPAV – gli effetti gravissimi e irreversibili dell’inquinamento da PFAS, scoperto nell’ambito di una ricerca sperimentale del CNR e del Ministero dell’Ambiente su inquinanti emergenti nei principali bacini fluviali italiani».

Legambiente: si faccia presto la bonifica
Legambiente è fra le associazioni che seguono il caso, dalla denuncia nel 2014 fatta dal Circolo Perla Blu di Cologna Veneta. L’associazione parla di “sentenza storica e grande vittoria per il popolo inquinato” e chiede di procedere al più presto alla bonifica.
«Dopo anni di denunce, vertenze e battaglie, portate avanti anche da Legambiente e dai suoi circoli, chi ha inquinato finalmente paga per aver avvelenato senza scrupoli il territorio veneto danneggiando non solo l’ambiente, ma anche la salute dei cittadini», ha detto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che insieme a Legambiente Veneto e al circolo locale si sono costituite parti civili nel processo ed erano presenti alla lettura della sentenza.
Ciafani spiega che con questa sentenza a Vicenza si conclude «uno tra i più grandi processi di inquinamento ambientale che la storia d’Italia ricordi: il processo ai vertici delle aziende che si sono avvicendate nella gestione del sito produttivo Miteni, oggi condannate per aver contaminato l’acqua da PFAS, compresa l’acqua potabile, della seconda falda acquifera d’Europa a servizio di più di 300.000 persone nella regione Veneto. Ora si proceda quanto prima alla bonifica del sedime inquinato, che ha provocato e continua a provocare una delle più estese contaminazioni acquifere con cui i cittadini veneti sono costretti a confrontarsi da decenni: dalle acque di falda – rese pericolose ai fini idropotabili ed irrigui in un’area di più di 180 km quadrati – ai corsi d’acqua superficiali che attraversano quei territori (Fratta Gorzone, Bacchiglione, Retrone, Adige) esposti ad una persistente presenza di questi forever chemicals, con conseguenze negative per l’ecosistema, la salute e per l’economia produttiva».
La sentenza, aggiunge Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, «è frutto di un processo durante il quale è stato provato senza ombra di dubbio che l’inquinamento da PFAS e da altre sostanze (C604 e GenX) proviene dal sito Miteni e sia imputabile alla gestione, anche recente, dell’impianto industriale. La conferma da parte della Corte dell’ipotesi accusatoria della Procura per tutti gli imputati e, soprattutto, la conferma della natura dolosa dei reati contestati rende finalmente giustizia alle parti civili ed a centinaia di migliaia di persone, contaminate a loro insaputa per decenni».
Legambiente ricorda poi che in questi giorni è arrivata l’approvazione in conferenza dei servizi del Comune di Trissino del “documento di analisi del rischio” propedeutico al progetto di bonifica, che dovrà portare all’elaborazione, entro sei mesi, di un piano di bonifica del sito Miteni a cura di tutte le aziende a vario titolo coinvolte. Rispetto alle acque di falda inquinate non è invece ancora stato attivato alcun percorso.
«Ci auguriamo – aggiungono Ciafani e Lazzaro – che la sentenza di oggi (ieri ndr) possa essere un monito ed una spinta ulteriore a rispettare quanto previsto per la bonifica del sito produttivo e ad accelerare l’applicazione di soluzioni anche per il disinquinamento delle acque di falda contaminate. Per affrontare in maniera adeguata l’emergenza PFAS, emersa nel 2013, risulta sempre più urgente, anche alla luce della sentenza odierna, lo sviluppo da parte di Governo e Regione di alcuni necessari interventi per una compiuta analisi e stima dello stato di salute dei cittadini, della contaminazione esistente e dell’impatto che l’esposizione ai PFAS ha generato nella popolazione».

