Povertà alimentare

Nel 2023 quasi 6 milioni di persone hanno vissuto in condizioni di povertà alimentare o insicurezza alimentare, secondo quanto riportato dal nuovo dossier di ActionAid “Fragili equilibri”. Si tratta di 680.000 persone in più rispetto al 2022, segno di una tendenza preoccupante e in peggioramento.

Il dato è ancora più allarmante se si considera che non tutte queste persone rientrano nelle statistiche ufficiali di povertà assoluta.

Per l’Unione Nazionale Consumatori (Unc), esiste una vasta fascia di italiani che pur non risultando formalmente poveri, faticano ad acquistare cibo in quantità e qualità sufficienti.

Prezzi alimentari fuori controllo

A gravare ulteriormente sulla situazione è stata la forte inflazione degli ultimi anni. Secondo l’Unc, dal 2021 al 2024 i prodotti alimentari sono aumentati mediamente del 23,1%, ben oltre l’inflazione generale (+15,4%).

Tra i rincari più gravi:

  • Olio di oliva: +89,2%
  • Zucchero: +47,5%
  • Riso: +44,8%
  • Patate: +41,8%
  • Burro: +40,5%
  • Latte conservato: +34,2%
  • Pasta: +27,6%
  • Uova: +24,8%
  • Farina: +23,4%
  • Pane fresco: +21,2%

Questi numeri riguardano alimenti base della dieta quotidiana, spesso acquistati da chi ha meno risorse. Il risultato? Una riduzione della varietà, della qualità e perfino della quantità di cibo consumato dalle famiglie più fragili.

Una povertà che i numeri non vedono

“Non basta guardare le statistiche ufficiali. Esiste una povertà sommersa, fatta di scelte obbligate e rinunce quotidiane”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unc. Le famiglie italiane si trovano sempre più spesso a dover tagliare proprio sul cibo, con gravi conseguenze sulla salute e sul benessere.

Il fenomeno della povertà alimentare coinvolge non solo le fasce tradizionalmente vulnerabili, ma anche un ceto medio impoverito, colpito da crisi economiche successive e dall’aumento del costo della vita.

Serve una risposta politica

L’allarme lanciato da ActionAid e Unc pone con forza l’urgenza di interventi strutturali, a partire da politiche di sostegno al reddito, controllo dei prezzi e accesso garantito a un’alimentazione sana per tutti. In un Paese che si vuole equo e sostenibile, nessuno dovrebbe trovarsi costretto a scegliere tra mangiare e pagare le bollette.

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