Giornata Mondiale del Risparmio: tra prudenza e incertezza, la tutela prevale sul rischio
Alla 101ª Giornata Mondiale del Risparmio, Acri e Ipsos fotografano un Paese più cauto: crescono ansia e sfiducia, cala la capacità di accantonare, ma il risparmio resta un pilastro di sicurezza e coesione sociale.
Si è svolta a Roma la 101ª Giornata Mondiale del Risparmio, organizzata da Acri, l’Associazione che riunisce le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa. Il tema di quest’anno — “Risparmio: tutela, inclusione, sviluppo” — ha guidato gli interventi del Presidente di Acri Giovanni Azzone, del Presidente di Abi Antonio Patuelli, del Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Come ogni anno, Acri ha presentato l’indagine realizzata con Ipsos, che dal 2000 monitora l’atteggiamento degli italiani verso il risparmio. L’edizione 2025 mostra un Paese diviso tra timori e voglia di ripartenza: peggiora la fiducia nell’economia nazionale ed europea, ma si attenua il pessimismo verso il proprio territorio e la propria condizione personale.
Più incertezza, meno capacità di risparmio
Il clima economico è tornato a farsi pesante. Dopo un 2024 moderatamente ottimista, nel 2025 il sentiment peggiora: il 57% delle famiglie dichiara un tenore di vita in difficoltà, mentre solo il 43% si dice soddisfatto. La capacità effettiva di risparmiare si riduce — le famiglie che riescono ad accantonare qualcosa scendono al 41%, minimo dal 2018 — e aumenta il numero di chi consuma tutto il reddito o attinge ai risparmi.
Cresce così il risparmio precauzionale, dettato più dal timore di tempi peggiori che da reali possibilità di investimento. Gli italiani privilegiano la liquidità (64%), rinunciando a strumenti finanziari più redditizi ma percepiti come rischiosi. Chi investe, lo fa soprattutto per progetti futuri, per difendere il capitale o per garantire serenità ai propri familiari.
Consumi in calo, prudenza in crescita
La contrazione dei consumi è generalizzata: calano le spese per beni essenziali e per la “cura di sé”, così come quelle culturali e del tempo libero. Tengono solo telefonia, spostamenti e tecnologia domestica.
Il comportamento economico delle famiglie assume così un profilo difensivo, segnato da selettività e rinuncia. Anche il rapporto con l’Europa riflette questo clima: la fiducia nell’Unione e nell’euro arretra, soprattutto tra i più maturi e nelle aree meno istruite, pur restando prevalente l’idea che uscire sarebbe un errore.
Il risparmio come tutela e valore sociale
In un contesto di incertezza, il risparmio torna a essere percepito come strumento di protezione individuale e collettiva. Per il 77% degli italiani rappresenta una priorità personale, mentre il 60% ne riconosce il ruolo per l’economia del Paese. È considerato un argine contro le crisi globali, una risorsa per la stabilità bancaria e un fattore di indipendenza economica e inclusione sociale.
Ma il risparmio chiede anche sostegno: il 32% invoca una fiscalità più favorevole, il 27% una maggiore cultura finanziaria e strumenti semplici e accessibili. La fiducia nelle leggi a tutela del risparmio è in crescita, segno di una consapevolezza che si consolida.
Un capitale civile da valorizzare
Accanto alla prudenza economica, l’indagine evidenzia una forte vitalità civica: oltre la metà degli italiani svolge attività di volontariato, partecipa a iniziative culturali e fa donazioni, mentre cresce l’attenzione per il 5×1000 e i lasciti solidali.
Il quadro che emerge è quello di un Paese preoccupato, ma ancora capace di responsabilità e solidarietà. In questo equilibrio fragile, il risparmio continua a essere una leva di stabilità e fiducia: uno strumento che tutela i cittadini e, se accompagnato da politiche adeguate, può tornare a essere motore di sviluppo per l’Italia.

