Crisi climatica, gli eventi meteo estremi aggravano la fame (Foto Cesvi)

La crisi climatica alimenta la fame nel mondo. Nel 2024 gli eventi meteo estremi, soprattutto siccità prolungata e inondazioni, hanno spinto oltre 96 milioni di persone in 18 Paesi verso l’insicurezza alimentare acuta. La fame acuta è triplicata in sei anni, da 28,7 milioni di persone che ne soffriva nel 2018 (+234%), ed è aumentata anche rispetto ai 71,9 milioni del 2023 (+33%).

C’è un “aggravamento senza precedenti della crisi climatica e alimentare globale”, denuncia il Cesvi sulla base dell’Indice Globale della Fame 2025 (Global Hunger Index – GHI) e in vista della prossima Cop30, il vertice mondiale sul clima che si svolgerà dal 10 novembre in Brasile.

Alla vigilia dell’evento, arriva dunque l’appello del Cesvi: «La crisi climatica sta erodendo le basi stesse della sicurezza alimentare. Necessarie azioni immediate su larga scala contro la crisi ambientale, tra le principali cause delle carestie globali, prima che l’emergenza umanitaria diventi una catastrofe irreversibile per milioni di persone».

Disastri naturali, colpite 167 milioni di persone nel 2024

Gli eventi meteo estremi che derivano dalla crisi climatica minacciano i sistemi agricoli e la sicurezza alimentare mondiale.  Nel 2024, l’anno più caldo mai registrato, hanno raggiunto livelli record per intensità e frequenza. E la crisi climatica strutturale è oggi “uno dei principali fattori che alimentano la fame nel mondo”.

Solo lo scorso anno ci sono stati, dice il Cesvi, 393 disastri naturali, che hanno causato oltre 16mila vittime, colpito più di 167 milioni di persone e provocato perdite economiche per oltre 241 miliardi di dollari. Particolarmente colpiti sono il Corno d’Africa e il Pakistan, dove si sono abbattuti siccità prolungate e alluvioni devastanti che stanno causando una spirale di malnutrizione e vulnerabilità.

 

(Foto Cesvi)

 

Corno d’Africa e Pakistan, la crisi

Nel Corno d’Africa c’è una delle crisi alimentari più gravi degli ultimi decenni per la siccità prolungata, con cinque stagioni consecutive di mancate piogge, la peggiore siccità degli ultimi 40 anni ed effetti devastanti in Etiopia, Kenya e Somalia, che secondo Indice Globale della Fame 2025 registrano un livello di fame da grave (Etiopia e Kenya) ad allarmante (Somalia). Nell’area quasi 50 milioni di persone nel 2024 hanno sofferto insicurezza alimentare acuta.

Il Pakistan soffre la crisi climatica per inondazioni ricorrenti, ondate di calore record e lunghe siccità. Anche qui, eventi meteo estremi e malnutrizione si alimentano a vicenda. Quest’anno la stagione monsonica è stata particolarmente violenta colpendo oltre 6,9 milioni di persone. Gli effetti combinati di eventi climatici estremi, povertà diffusa e servizi di base fragili hanno alimentato una crisi nutrizionale di lunga durata: oggi il 40% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione cronica, 2,2 milioni di persone sono colpite da malnutrizione acuta grave e oltre 11,8 milioni vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta.

Eventi climatici estremi amplificano l’insicurezza alimentare

«I dati del GHI 2025 mostrano con chiarezza come gli eventi climatici estremi stiano amplificando in modo drammatico l’insicurezza alimentare, colpendo milioni di persone già vulnerabili – spiega il direttore generale di Cesvi Stefano Piziali – È indispensabile implementare immediatamente politiche di resilienza climatica efficaci, sostenere investimenti nei sistemi alimentari sostenibili e garantire finanziamenti adeguati per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, soprattutto nei Paesi più fragili. La COP30 rappresenta un’occasione decisiva per riaffermare la responsabilità collettiva di fronte a un rischio sistemico che incide sulla stabilità economica globale e sulla giustizia sociale e per fornire risposte concrete, coordinate e immediate».

La Striscia di Gaza

Gli eventi climatici estremi sono la seconda principale causa scatenante di malnutrizione dopo guerre e conflitti. E spesso questi due fattori si sovrappongono, come sta accadendo nella Striscia di Gaza dove la fame è arma di guerra. Il Cesvi ricorda la dimensione dei danni ambientali nella Striscia: oggi sono danneggiati il 97.1% delle colture arboree, l’82.4% delle colture annuali, il 95.1% della macchia arbustiva e l’89% dei terreni erbosi o incolti e il suolo è contaminato da munizioni, rifiuti solidi e acque reflue non trattate. Nella Striscia di Gaza, prosegue il Cesvi, ci sono oltre 61 milioni di tonnellate di macerie in parte contaminate da amianto e sostanze chimiche industriali mentre le riserve di acqua dolce sono limitate e inquinate.

Parliamone ;-)