Verso la Cop30 (Foto Pixabay)

È conto alla rovescia per il prossimo evento internazionale sul clima. Cop30 è la Conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e si svolgerà a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre. È il più grande evento globale per i negoziati sul clima e sulla crisi climatica, con migliaia di delegati che torneranno a incontrarsi per decidere (provare a farlo) sulla lotta alla crisi climatica nel mondo.

Verso la Cop30

La Cop30 si concentrerà sugli sforzi necessari per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C, sulla presentazione di nuovi piani d’azione nazionali (“contributi determinati a livello nazionale”, NDCs) e sui progressi relativi agli impegni finanziari assunti durante la COP29. Ancora deve iniziare ma le polemiche sono già tante, non solo sull’efficacia di questi eventi globali e sul rischio che diventino appannaggio di marketing ambientale. Il popolo al quale si richiama la Cop in calendario in Amazzonia rischia infatti di rimanere fuori mentre “dentro” ci sarebbero l’agrobusiness e i capitali finanzari. “E di una «grande farsa», parla il leader del Movimento dei Senza Terra João Pedro Stédile, evidenziando il protagonismo del capitale finanziario, delle transnazionali e dell’agribusiness” (Fonte: il Manifesto).

L’Europa arriva alla Cop30 con gran fatica. Giovedì 23 ottobre il Parlamento europeo ha adottato le sue priorità per il vertice. Secondo gli eurodeputati, l’Ue deve continuare a fissare obiettivi climatici ambiziosi; porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili ed eliminare i sussidi correlati; potenziare e semplificare l’accesso ai finanziamenti per il clima; rinnovare l’impegno a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.

1,5°, l’umanità per ora ha fallito

Al momento, però, l’umanità ha fallito l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C entro la fine del secolo. A lanciare l’allarme è stato nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres in un’intervista esclusiva al Guardian e al media amazzonico Sumaúma. Nella sua unica intervista prima del vertice sul clima, António Guterres ha riconosciuto che è ormai “inevitabile” che l’umanità superi l’obiettivo dell’accordo di Parigi sul clima, con “conseguenze devastanti” per il mondo.

“Riconosciamo il nostro fallimento – ha dichiarato al Guardian e all’organizzazione giornalistica amazzonica Sumaúma – La verità è che non siamo riusciti a evitare un superamento di 1,5 °C nei prossimi anni. E superare 1,5 °C ha conseguenze devastanti. Alcune di queste conseguenze devastanti sono punti di non ritorno, che si tratti dell’Amazzonia, della Groenlandia, dell’Antartide occidentale o delle barriere coralline”.

La priorità, ha aggiunto Guterres, è quella di cambiare direzione. “È assolutamente indispensabile cambiare rotta per garantire che il superamento sia il più breve possibile e di minore intensità, per evitare punti di non ritorno come l’Amazzonia. Non vogliamo vedere l’Amazzonia come una savana. Ma questo è un rischio reale se non cambiamo rotta e se non riduciamo drasticamente le emissioni il prima possibile”. Per Guterres potrebbe essere ancora possibile superare temporaneamente l’obiettivo e poi abbassare le temperature in tempo per tornare a 1,5 °C entro la fine del secolo. Questo richiederebbe però un cambio di direzione durante e dopo la Cop30.

I piani per il clima

Nel frattempo solo una parte dei paesi ha inviato i propri nuovi piani d’azione per il clima, noti come contributi determinati a livello nazionale, nell’ambito dell’accordo di Parigi. Questo impone ai paesi di presentare nuovi Contributi Determinati a Livello Nazionale (Nationally Determined Contributions, NDCs) ogni cinque anni, con un livello di ambizione progressivamente più elevato e tenendo conto delle capacità di ciascun Paese. La nuova tornata di NDCs, prevista per il 2025, delineerà le azioni dei Paesi in materia di clima fino al 2035. Al momento i nuovi piani sono stati presentati da un totale di 69 paesi, per il 61% delle emissioni globali. Manca l’Unione europea. (Fonte: https://www.climatewatchdata.org/ndc-tracker).

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