Finanza per il clima, ActionAid: meno del 3% dei fondi sostiene una transizione equa per le comunità (Foto da ActionAid)
Finanza per il clima, ActionAid: meno del 3% dei fondi va a transizione equa
Alla vigilia della Cop30, ActionAid diffonde uno studio sui finanziamenti climatici globali. Meno del 3% dei fondi per il clima finora ha sostenuto una transizione equa per i lavoratori, le donne e le comunità
Solo il 2,8% dei finanziamenti climatici globali è stato finora destinato a una transizione giusta, 630 milioni di dollari in oltre un decennio. Meno di un progetto su 50 (l’1,9%) ha adeguatamente sostenuto lavoratori, donne e comunità. E, giusto per fare un’idea delle proporzioni economiche richiamate dalla finanza per il clima, “il miliardario Jeff Bezos ha speso di più per l’acquisto e la gestione del suo superyacht (635 dollari milioni) di quanto i fondi multilaterali per il clima abbiano speso per una transizione giusta in tutto il Sud del mondo”. Sono i numeri diffusi da ActionAid alla vigilia della Cop30 in Brasile.
L’associazione sottolinea la necessità di un piano globale per una transizione giusta, perché meno del 3% dei fondi per il clima finora ha finanziato una transizione che sia equa per lavoratori e comunità. “La transizione ecologica deve andare di pari passo con la tutela dei diritti, del lavoro e della dignità”, rivendica ActionAid.
La transizione e la finanza per il clima
ActionAid ha diffuso un nuovo rapporto, “Climate Finance for Just Transition: How the Finance Flows”, a pochi giorni dall’avvio della Cop30 in Brasile, dove però deforestazione e agricoltura industriale continuano a minacciare le comunità locali.
La finanza per il clima è fondamentale ma oltre all’insufficienza dei finanziamenti, una domanda da porsi riguarda l’impatto dei finanziamenti per il clima, quali attività stiano ricevendo o meno sostegno e se i finanziamenti per il clima stiano facendo abbastanza per mettere le persone al centro dell’azione per il clima.
Il dossier si basa sui dati dei due principali fondi climatici globali – il Green Climate Fund e i Climate Investment Funds – e spiega come solo un progetto su cinquanta includa misure concrete per sostenere le persone e le comunità nella transizione; solo un dollaro ogni 35 dei fondi per il clima viene destinato a questo obiettivo. Solo il 2,8% dei finanziamenti climatici globali sostiene politiche che garantiscano ai lavoratori, alle donne e alle comunità più vulnerabili di non essere esclusi nella lotta alla crisi climatica.
Rischio nuove ingiustizie
“Serve un impegno globale e coordinato per garantire che la transizione ecologica sia davvero giusta – cioè che protegga diritti, redditi e prospettive di chi vive in prima linea la crisi climatica”, spiega ActionAid. Insieme ai suoi alleati, ActionAid chiede che la COP30 adotti il “Belém Action Mechanism”, uno strumento per coordinare gli sforzi globali, condividere buone pratiche e sostenere concretamente Paesi e comunità colpite dalla crisi climatica.
“Questa è un’opportunità cruciale per far evolvere l’azione climatica globale. Senza approcci di transizione giusta, rischiamo di creare nuove ingiustizie proprio mentre cerchiamo di risolverne altre”, sottolinea Cristiano Maugeri, responsabile per la giustizia climatica di ActionAid Italia.
L’associazione riporta proprio il caso del Brasile. Sarà la città brasiliana di Belém, alla foce del fiume Amazzoni, a ospitare i negoziati sul clima. Ma l’iconico ecosistema amazzonico è sotto attacco da parte dell’agrobusiness.
“Vogliono cacciarci per coltivare mais, soia o allevare bestiame. Vogliono solo appropriarsi di questa terra”: è la testimonianza di una raccoglitrice di noci di babassu, in una comunità che trae il proprio sostentamento da questa varietà di palma ma che affronta pressioni continue e intimidazioni perché abbandoni la propria foresta per fare spazio all’agricoltura industriale. L’agricoltura è il principale motore della deforestazione in Brasile, responsabile di oltre il 97% della perdita di vegetazione nativa tra il 2019 e il 2023.

