salute degli anziani
Longevità 2.0: il segreto per vivere meglio è nella tavola
Alla Fiera del fare Sanità di Roma, esperti e ricercatori mettono al centro del dibattito il ruolo dell’alimentazione nella qualità dell’invecchiamento. Dai polifenoli agli Omega 3, la scienza riscrive le regole del benessere a lungo termine.
Alla Fiera del fare Sanità – Welfair, in corso a Roma, il tema della longevità è protagonista di una riflessione scientifica che unisce ricerca e stili di vita. Durante la tavola rotonda “Longevità 2.0: tra miti dell’anti-aging e realtà scientifica”, Raffaele Migliorini, Coordinatore Generale Medico Legale dell’INPS, ha presentato le più recenti evidenze che collegano alimentazione e invecchiamento in salute.
Secondo Migliorini, la nutrizione è “una delle variabili più controllabili e più impattanti sulla qualità del nostro invecchiamento”. Ridurre l’apporto calorico quotidiano – ha spiegato – si conferma una strategia efficace per stimolare i processi di mantenimento delle funzioni vitali e favorire la longevità.
Il modello plant-based: equilibrio e varietà
Gli studi condotti dalle Università di Montreal e Harvard confermano che una dieta prevalentemente vegetale, integrata da una quota equilibrata di proteine animali (circa un quarto del totale) e da grassi di qualità come l’olio extravergine d’oliva, rappresenta la base più solida per un invecchiamento sano.
A questo regime alimentare va affiancata una corretta idratazione e una regolare attività fisica, indispensabili per sostenere il metabolismo e mantenere la funzionalità cellulare. Migliorini ha sottolineato inoltre l’importanza di variare colori e tipologie di frutta e verdura, per garantire un apporto costante di fibre, polifenoli e antiossidanti, elementi chiave nel controllo dell’infiammazione e nella protezione del microbiota intestinale.
Omega 3 e polifenoli: i nutrienti della giovinezza
Le ricerche più recenti mettono in evidenza due protagonisti della longevità: gli acidi grassi Omega 3 e i polifenoli.
I primi, fondamentali per la salute cardiovascolare e il controllo dei processi infiammatori, risultano carenti nella dieta della maggior parte degli italiani: i livelli medi raggiungono appena il 4%, la metà del valore raccomandato.
I secondi, invece, sono molecole vegetali che agiscono sui meccanismi della “giovinezza cellulare”. Un’assunzione quotidiana di almeno 500 mg di polifenoli – presenti in frutti di bosco, tè, cacao e frutta colorata – è associata a un miglior funzionamento del sistema immunitario e a una maggiore elasticità dei tessuti.
Il superfood mediterraneo e le lezioni dalle “zone blu”
Tra i nuovi alleati della longevità spiccano anche mango e papaya, oggi coltivati con successo anche in Italia. In particolare, il mango si distingue per le sue proprietà nel ridurre la glicemia e contrastare i processi infiammatori, guadagnandosi il titolo di “superfood della longevità”.
I modelli alimentari più virtuosi arrivano però dalle cosiddette “zone blu” – aree del mondo dove la popolazione vive più a lungo e in buona salute: Okinawa in Giappone, Nicoya in Costa Rica e l’Ogliastra in Sardegna.
In tutte queste regioni, l’alimentazione è fondata su prodotti naturali e poco processati, ricchi di Omega 3, polifenoli e fibre. Dal tè verde e la curcumina giapponese ai formaggi ovini sardi, ogni tradizione racchiude una stessa filosofia: nutrire il corpo per sostenere la mente e allungare la vita.
Dalla scienza alle abitudini quotidiane
Il messaggio che emerge dal dibattito è chiaro: la longevità non è un traguardo, ma un percorso quotidiano.
Ridurre gli eccessi calorici, scegliere cibi vegetali, preferire grassi buoni e mantenersi attivi sono le vere “pillole anti-aging”.
La scienza conferma ciò che la tradizione mediterranea ha sempre saputo: la salute si costruisce a tavola, ogni giorno, un pasto alla volta.

