Antibiotici, Aifa: “Se non sei un medico, non fare il medico” (Credit Aifa)

Non affidarsi a dottor Google, non interrogare l’intelligenza artificiale che sembra avere tutte le risposte, non dedicarsi all’autodiagnosi e non recuperare medicinali dall’ultima scatola avanzata: per gli antibiotici serve il medico, non il fai da te. L’ultima campagna di comunicazione sull’uso consapevole degli antibiotici, promossa dall’Agenzia italiana del farmaco insieme al Ministero della Salute, ha il claim “Se non sei un medico, non fare il medico”. Ci sono spot sulle reti televisive, spazi su stampa ed emittenti locali, diffusione sui social con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sui rischi legati all’“autoprescrizione” degli antibiotici, che invece vanno sempre assunti con la prescrizione del medico e seguendo le sue indicazioni.

Scoraggiare il fai da te

«Con questa iniziativa di comunicazione puntiamo a scoraggiare il “fai da te”, ribadendo con forza che non bisogna mai sostituirsi al medico. È importante comprendere che l’antibiotico va usato se necessario – ha detto il presidente di Aifa, Robert Nisticò – e solo il medico può valutare caso per caso se prescrivere un antibiotico e quale sia il più indicato, tenendo conto di diversi fattori, perché gli antibiotici non sono tutti uguali».

L’uso improprio di questi farmaci, ricorda la campagna, contribuisce ad alimentare l’antimicrobico-resistenza, la capacità dei batteri di rafforzarsi e sopravvivere agli antibiotici, rendendoli di fatto inefficaci, con conseguenze anche molto gravi per la salute. Non riuscire a controllare un’infezione significa rischiare la vita, ed è per questo che l’antibiotico-resistenza è una priorità di salute pubblica, oltre che un diffuso allarme.

Resistenza agli antibiotici, ogni anno 12 mila vittime in Italia, 35 mila in Europa

L’Italia è tra i Paesi europei con i consumi più elevati e con preoccupanti livelli di germi multiresistenti a più di una classe di antibiotici. Secondo il Rapporto Osmed 2025 dell’Aifa, a livello territoriale gli antimicrobici (prevalentemente antibiotici) rappresentano la quota di consumi di farmaci più elevata (1,7%) in Italia, superata solo dalla Francia (2%). Nel periodo compreso fra il 2021 e il 2024 l’Italia segnala un aumento del 7%. L’allarme legato alla resistenza a questi farmaci si comprende immediatamente se si guarda alle vittime.

Dati recenti, diffusi in occasione della Giornata europea degli antibiotici, evidenziano che ogni anno nell’Unione europea oltre 35 mila persone muoiono a causa di infezioni provocate da batteri resistenti agli antibiotici, un numero che supera la somma dei decessi per influenza, tubercolosi e HIV/AIDS. In Europa oltre 4 milioni di pazienti l’anno contraggono un’infezione durante il ricovero in ospedale, pari a un paziente ricoverato ogni 14. Molte infezioni sono diventate difficili da curare proprio per la resistenza agli antibiotici, che coinvolge ormai un microorganismo su tre. La resistenza agli antibiotici provoca ogni anno 12 mila vittime in Italia. E ha un impatto economico stimato in 2,4 miliardi l’anno per il Servizio sanitario nazionale.

Bisogna dunque evitare il fai da te e usare gli antibiotici solo per reale necessità. “Ridurre i consumi impropri – ricorda l’Aifa – significa assumerli solo dopo aver consultato il medico, nelle dosi e per il tempo indicati, senza interrompere prematuramente il trattamento al primo miglioramento dei sintomi, e non utilizzare antibiotici avanzati da precedenti cure. Significa essere consapevoli che l’influenza stagionale è causata da virus e non da batteri e che quindi ricorrere all’antibiotico in questi casi, oltre a non produrre benefici, può peggiorare lo stato di salute della persona malata ed esporla a effetti indesiderati anche importanti”.

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