Consumi di Capodanno e cenone in casa (Foto Nicole Michalou per Pexels)

Meno eccessi, più controllo, ma una spesa che continua a crescere soprattutto (ma non solo) se confrontata con gli anni della pandemia: i consumi di Capodanno aumentano rispetto allo scorso anno e, nonostante il clima di prudenza, la fine dell’anno rimane una ricorrenza abituale nelle abitudini di spesa degli italiani. Così la spesa media per il cenone in casa sale quest’anno a 127,2 euro a famiglia, in aumento di circa il 2% rispetto al 2024.

La spesa delle famiglie per Capodanno

Nel 2020 e nel 2021, gli anni segnati dalla pandemia, la spesa media per famiglia ruotava intorno ai 100 euro; a partire dal 2022 inizia una tendenza alla salita proseguita fino a oggi. È dal 2022 che si osserva un cambio di passo: la spesa sale a circa 109 euro, per poi crescere ulteriormente nel 2023 (circa 115 euro) e nel 2024 (oltre 124 euro), fino ad arrivare ai 127,2 euro attuali. Nel giro di cinque anni l’incremento sfiora il 28%, “con una dinamica che riflette prima l’impatto dell’inflazione e poi la normalizzazione dei consumi su livelli più elevati”.

È la fotografia dei consumi di Capodanno realizzatala dal Centro studi di Unimpresa. Sul piano aggregato, applicando la spesa media al numero più aggiornato di famiglie residenti in Italia (circa 26,3 milioni), la spesa totale per il solo cenone domestico di Capodanno supera i 3,3 miliardi di euro, in crescita di circa il 2% sull’anno precedente. Nel confronto con il biennio 2020-2021 l’aumento supera il 25%. Interpretando lo stato d’animo e le condizioni economiche delle famiglie, Unimpresa parla di “prudenza diffusa, ma anche tenuta dei riti sociali e una progressione della spesa”.

“Permangono sacche di povertà e fragilità sociali”

Ci sono meno eccessi e maggiore attenzione alle scelte di consumo e un volume complessivo in crescita per i consumi di Capodanno in casa. Spiega il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi: «La progressione dei consumi, continua dal 2022 a oggi, indica che il Paese ha ritrovato una capacità di reazione e una propensione alla spesa più consapevole e ordinata».

C’è però il riconoscimento che non è un ritorno agli eccessi e che molte famiglie sono in condizione di precarietà.

«Allo stesso tempo, questi dati non devono indurre ad abbassare la guardia – prosegue Longobardi – Accanto a una maggioranza di famiglie che riesce a sostenere le spese delle festività, permangono sacche di povertà e fragilità sociali che non possono essere ignorate. L’aumento medio dei consumi non cancella le difficoltà di chi fatica ad arrivare a fine mese, né le disuguaglianze che attraversano alcuni territori e segmenti sociali. Per questo, la politica economica deve continuare a tenere insieme crescita e coesione sociale: sostenere redditi e lavoro, rafforzare il potere d’acquisto e accompagnare la ripresa con misure mirate a chi resta più esposto. La fiducia va coltivata, ma va anche resa inclusiva, perché solo così può diventare davvero duratura».

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