Export Agroalimentare

Agroalimentare, MIPAAF: nel 2021 oltre 60mila controlli e 5,5 milioni di kg di merce sequestrata (Fonte immagine: Pixabay)

L’export agroalimentare italiano si avvia a chiudere il 2025 con un nuovo record storico, attestandosi intorno ai 73 miliardi di euro. È quanto emerge dal rapporto AgriMercati di Ismea, diffuso oggi, che analizza l’andamento delle vendite estere del settore. Nei primi undici mesi del 2025, le esportazioni italiane hanno sfiorato i 67 miliardi, con una crescita del 5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un flusso che lascia prevedere una chiusura dell’anno in linea con la stima indicata dall’Istituto.

Il settore agroalimentare mostra così una forte capacità di resistenza e crescita anche in un quadro internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e politiche commerciali protezionistiche. La qualità del prodotto, la diversificazione delle filiere e la reputazione globale del made in Italy continuano a essere fattori determinanti per la competitività del comparto.

Prodotti trainanti e performance del 2025

Tra i prodotti che hanno spinto la crescita dell’export italiano nei primi undici mesi del 2025, si confermano alcuni grandi protagonisti storici: caffè, prodotti della panetteria e pasticceria, formaggi, prosciutti e frutta fresca. Complessivamente, le vendite estere del settore crescono del 3,1% nel periodo considerato, un dato che conferma l’attrattività dei prodotti italiani sui mercati internazionali.

Il rapporto evidenzia come la varietà produttiva italiana, unita a una forte capacità imprenditoriale, rappresenti un vantaggio competitivo in grado di sostenere il settore anche in un contesto globale ancora incerto.

Pil e valore aggiunto agricolo in ripresa

Il quadro macroeconomico del terzo trimestre 2025 registra segnali positivi: il Pil cresce dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% su base annua. Anche il valore aggiunto agricolo mostra una dinamica favorevole, con un incremento dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Questo andamento è sostenuto non solo dall’export, ma anche da una crescita della produzione interna e dalla ripresa dei consumi domestici, che contribuiscono a rafforzare la filiera agroalimentare nel suo complesso.

Produzione e occupazione: segnali di crescita

L’andamento produttivo dell’agricoltura italiana evidenzia segnali di crescita in diverse filiere. Un contributo importante arriva dal vino: la produzione per la campagna 2025/2026 è stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente, confermando il primato mondiale dell’Italia in termini di volume.

Positivi anche i risultati del raccolto del pomodoro da industria (+11% rispetto al 2024) e della frutta estiva, con un aumento della produzione di pesche e nettarine (+0,5%). Parallelamente, cresce anche l’occupazione agricola: gli occupati aumentano dell’1% rispetto al secondo trimestre 2025 e dell’1,5% rispetto al terzo trimestre 2024, a dimostrazione di una filiera che continua a investire e a generare lavoro.

Consumi domestici in ripresa

Anche i consumi alimentari interni mostrano un trend positivo, con una crescita complessiva del 4% nel 2025. Si conferma il recupero dei volumi per molti prodotti del carrello, tra cui uova (+6,7%), pane (+3,1%), ortaggi freschi (+2,9%), passate di pomodoro (+2%), formaggi freschi (+3,9%), yogurt (+4,9%), carni avicole (+2%) e vini spumanti (+5,8%).

Questi dati testimoniano un ritorno alla normalità dopo gli anni di incertezza, ma anche una maggiore attenzione dei consumatori verso prodotti di qualità e filiere tracciabili, tipiche del modello agroalimentare italiano.

Sostenibilità, investimenti e valore culturale

Ismea sottolinea come l’agroalimentare italiano, nonostante le incertezze internazionali, resti “vincente” grazie alla capacità delle imprese e alla varietà produttiva. Un ruolo chiave in questa dinamica è svolto anche dagli interventi pubblici: il governo, attraverso il ministero dell’Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste, ha reso disponibili oltre 15 miliardi di euro di investimenti per il settore primario, mobilitando risorse nazionali ed europee.

A rafforzare la competitività delle filiere italiane contribuisce inoltre la Dieta Mediterranea, sempre più apprezzata a livello globale. Il recente riconoscimento Unesco della “cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bio-culturale” nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, rappresenta un ulteriore valore aggiunto per il made in Italy, che si conferma non solo un prodotto, ma un modello culturale e sostenibile.

Parliamone ;-)