Petrolio, stretto di Hormuz e prezzo dei carburanti (Foto Pixabay)

Petrolio, Agenzia energia sblocca riserve. I prezzi dei carburanti salgono ancora

L’Agenzia internazionale dell’energia ha deciso di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve di emergenza. I prezzi dei carburanti intanto continuano a salire. Codici: si rischia inflazione annuale del 2,2-2,6% entro l’estate

I prezzi dei carburanti continuano a salire. Come spiega Staffetta Quotidiana, in media nazionale al self service la benzina supera quota 1,81 euro/litro, al livello massimo dal 5 marzo 2025, mentre il gasolio è a 2,03 euro, ai massimi dal primo luglio 2022. Al servito la benzina a 1,947 euro/litro mentre il diesel servito a 2,159 euro/litro, tutte e le due le voci in aumento.

Sulle autostrade i prezzi sono i seguenti: benzina self service 1,902 euro/litro (servito 2,158), gasolio self service 2,093 euro/litro (servito 2,349), Gpl 0,836 euro/litro, metano 1,525 euro/kg, Gnl 1,310 euro/kg.

Un piano per usare le riserve di petrolio

Ieri i 32 Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) hanno deciso di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle loro riserve di emergenza. È il più grande piano di sempre per usare le riserve di petrolio di emergenza, volto a evitare l’interruzione dell’offerta e a ridurre le tensioni sui mercati energetici causati dalla guerra contro l’Iran e dall’interruzione del traffico marittimo nello stretto di Hormuz.

Lo stretto è infatti uno dei passaggi marittimi più strategici nel commercio energetico mondiale: da qui passa circa un quarto del commercio di petrolio che viaggia via mare.

“Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, quindi sono molto lieto che i Paesi membri dell’AIE abbiano risposto con un’azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti – ha dichiarato il Direttore Esecutivo dell’AIE Fatih Birol  – I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale”.

Le scorte dell’AIE

L’AIE detiene scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Il rilascio coordinato delle scorte, informa una nota, è il sesto nella storia dell’Agenzia, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive sono state intraprese nel 1991, 2005, 2011 e due volte nel 2022.

La guerra in Medio Oriente ostacola i flussi di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz: le esportazioni di greggio e prodotti raffinati attualmente sono inferiori del 10%.

“Nel 2025, una media di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi hanno transitato attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare – spiega l’AIE – Le possibilità per i flussi di petrolio di bypassare lo Stretto di Hormuz sono limitate”.

Codici: dubbi sull’effetto delle riserve strategiche

L’associazione Codici esprime dubbi sull’efficacia della misura vista dalla parte dei consumatori.

L’associazione ricorda che si tratta della “più grande distribuzione d’emergenza di petrolio mai decisa, più che doppia rispetto a quella attuata nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, dal punto di vista dei consumatori, permane un fondato dubbio sulla reale capacità di questa misura di produrre una riduzione concreta dei prezzi alla pompa. L’utilizzo delle riserve strategiche – spiega l’associazione – serve infatti principalmente a mantenere sufficiente petrolio sul mercato internazionale, evitando una carenza immediata di offerta. Non è invece detto che ciò si traduca automaticamente in una riduzione dei prezzi dei carburanti, soprattutto in presenza di una crisi geopolitica ancora aperta”.

Lo stretto di Hormuz è strategico e la capacità di rallentare o bloccare il traffico di prodotti energetici mantiene elevata, spiega Codici, la cosiddetta “geopolitical risk premium”, il sovrapprezzo che i mercati energetici incorporano quando esiste il rischio di interruzioni nelle rotte di approvvigionamento.

I rischi per l’immediato futuro

Secondo diversi analisti difficilmente il prezzo del petrolio scenderà nel breve periodo. Il quadro, anche visto dai listini, sembra consolidato: il gasolio ha stabilmente superato i 2 euro al litro in gran parte del Paese, la benzina self supera 1,80 euro al litro. Se il conflitto rimarrà tale ancora nei prossimi mesi, con tutto quello che segue anche sui mercati energetici, la previsione è che si vada verso un’inflazione annuale del 2,2-2,6% entro l’estate, che i prezzi dei carburanti rimangano ai livelli attuali. Il risultato, conclude l’analisi di Codici, sarà una spesa aggiuntiva fra i 500 e 750 euro l’anno che andrà a pesare sulle famiglie.

Prezzi dei carburanti e territori

Ci sono poi differenze territoriali nei prezzi dei carburanti. Secondo l’analisi del Codacons, per il gasolio i listini più alti ci sono a oggi in Friuli Venezia Giulia (2,061 euro/litro), Sicilia (2,053 euro/litro), Valle d’Aosta (2,050 euro/litro), Calabria (2,040 euro/litro), mentre a Bolzano un litro di diesel è venduto oggi a una media di 2,072 euro al litro. In autostrada il gasolio al self costa in media 2,095 euro/litro, 1,905 euro/litro la verde.

“Ci chiediamo – afferma il Codacons – di quanto tempo necessitino ancora i tecnici del Mef per valutare il taglio delle accise, considerando che da una settimana il ministero sta studiando la misura delle accise mobili senza venire a capo della questione: un ritardo inspiegabile che avrà a breve ripercussioni dirette sui prezzi dei prodotti trasportati, attraverso un rincaro generalizzato dei listini al dettaglio a partire dai generi alimentari”.

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