Centromarca, aziende puntano su tecnologie digitali e sviluppo sostenibile (Foto Pixabay)

«Alle criticità della congiuntura reagiamo rafforzando gli investimenti. Il governo focalizzi le risorse sui comparti strategici». Così Centromarca nel corso dell’annuale assemblea e dell’incontro “Geopolitica, società, innovazione – Scenari e priorità per l’Industria di Marca”, promosso alla Triennale di Milano, nel quale la sigla (che riunisce circa 200 industrie che operano nel settore dei beni di largo consumo) ha richiamato l’attenzione del Governo su competitività, innovazione, sostenibilità e legalità.

«Abbiamo bisogno di una politica industriale che favorisca fusioni e acquisizioni, perché la taglia delle nostre imprese ci penalizza nel mercato globale», ha sottolineato il presidente Francesco Mutti. «È inoltre fondamentale finalizzare le risorse pubbliche sui comparti strategici e creare le condizioni migliori per gli investimenti, in particolare quelli destinati alla digitalizzazione e allo sviluppo sostenibile». Nette le considerazioni sulla legalità: «Chi non rispetta le regole, altera la concorrenza e compete in modo sleale. L’illegalità si combatte con leggi chiare e controlli rigorosi, perché il corretto andamento del mercato è elemento d’interesse collettivo».

Su questo ventaglio di priorità Centromarca concentra i suoi interventi ai tavoli istituzionali, portando la voce di un settore che coinvolge 200 aziende industriali manifatturiere, alimentari e non food, che commercializzano 2.400 marchi, sviluppano un giro d’affari di 64 miliardi di euro (in un mercato Gdo che vale 94 miliardi) e occupano 97mila persone.

Centromarca ribadisce inoltre la sua contrarietà all’introduzione di nuove tasse sui consumi e a qualsiasi ipotesi di rafforzamento di quelle esistenti. «Gli effetti che ne deriverebbero sul potere d’acquisto delle famiglie, sulla dinamica della domanda interna e sui livelli occupazionali sarebbero fortemente negativi», ha rilevato Mutti.

L’industria di marca ha rivendicato di aver evitato, per quanto possibile a ogni impresa, di «scaricare a valle istantaneamente i pesanti aumenti esogeni di costo che in questi anni sono piovuti sui nostri conti economici», dalle materie prime a energia elettrica, acqua e gas.

Rivendica poi di aver mantenuto o potenziato gli investimenti. Il 6% delle entrate è stato destinato alla ricerca e allo sviluppo. Il 63% delle aziende ha aumentato gli impieghi in tecnologie digitali, come le piattaforme di e-commerce, l’intelligenza artificiale e gli strumenti per la gestione dei big data. Oltre il 70% ha aumentato gli stanziamenti destinati alla sostenibilità, con focus sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica e sull’adozione di pratiche di economia circolare.


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