Bio Bank 2022, cresce la preferenza dei consumatori per i prodotti "veg" (Fonte immagine: Pixabay)
Bio Bank 2022, cresce la preferenza dei consumatori per i prodotti “veg”
Secondo l’ultima pubblicazione di Bio Bank, i consumi “veg” crescono non solo tra coloro che si dichiarano vegetariani e vegani, ma anche nel resto della popolazione. Tra i maggiori trend del 2022 troviamo i sostituti vegetali di carni e formaggi
Bio Bank racconta le ultime tendenze del biologico, con la sua ultima pubblicazione “Vetrina Bio Bank 2022“, che mostra un’attenzione sempre maggiore a scelte che possano favorire la sostenibilità sociale ed economica, la tutela della biodiversità e un’alimentazione più sana.
Vediamo, quindi, crescere la preferenza per i prodotti che “riducono la nostra impronta ecologica”, come cibi vegetariani e vegani, nuovi sostituti vegetali di carni e formaggi, alimenti locali, cosmetici solidi e detersivi in polvere. I dati mostrano anche una maggiore sensibilità alla riduzione degli sprechi e alla sostenibilità ambientale e, quindi, una preferenza per i prodotti con imballaggi senza plastica.
Cresce anche l’interesse per i prodotti che “supportano le difese immunitarie – come gli alimenti fermentati – quelli ricchi di vitamine e minerali o di un particolare nutriente, i superfood”. Ed anche per i prodotti che favoriscono la “tutela della biodiversità”, come quelli che provengono dall’agricoltura biologica e biodinamica.
Infine, il Rapporto mostra l’interesse crescente per i prodotti equosolidali, caporalato free, e quelli provenienti dall’agricoltura sociale.
Bio Bank, un focus sui prodotti veg
Come detto, nel 2022 cresce la preferenza dei consumatori per prodotti veg, soprattutto per motivi etici, ambientali e salutistici. Secondo i dati del Rapporto Eurispes 2022, riportati da Bio Bank, il 5,4% degli italiani si dichiara vegetariano e l’1,7% vegano.
Tuttavia – osserva il Rapporto – i consumi veg crescono anche nel resto della popolazione. Sono sempre di più i consumatori che sentono la necessità di modificare le proprie abitudini e ridurre i derivati animali. Per questo motivo le scelte sono orientate sempre di più verso alimenti e cosmetici a base vegetale.
Tra i maggiori trend individuati da Bio Bank vi è, ad esempio, il cosiddetto AlPostoDi, che riguarda i sostituti vegetali di carni e formaggi. Una scelta non più riservata solo a vegetariani e vegani, perché – osserva il Rapporto – “piacciono a tutti”.

Secondo i dati di una ricerca Bva-Doxa – riportati da Bio Bank – i consumatori preferiscono tali prodotti alternativi non solo per valore nutrizionale, gusto e consistenza paragonabili all’originale, ma anche per la minore impronta ecologica. “Un’innovazione portata e trainata dalle aziende dal biologico – spiega il Rapporto – capaci di inventare il cibo che non c’era, superando la barriera dell’imitazione”.
ENPA: transizione “veg” per nutrire 8 miliardi di persone
Quello della “transizione veg“, dunque, è un argomento molto sentito da una fetta sempre più consistente di consumatori. Ed anche un tema caldo quando si parla di inquinamento e tutela della biodiversità.
“Gli allevamenti intensivi sono i principali responsabili per la perdita di biodiversità del pianeta: direttamente, tramite la distruzione degli habitat e l’inquinamento, o indirettamente, tramite il riscaldamento globale – afferma Enpa in occasione della giornata che oggi la COP 27 dedica alla biodiversità – Inoltre le “fabbriche animali” rappresentano anche un sistema produttivo anti-economico e irrazionale, poiché utilizzano per l’alimentazione “forzosa” di avicoli, bovini, ovini, suini ed equini, derrate alimentari (cereali, ad esempio) che potrebbero invece essere impiegate per garantire un’esistenza dignitosa a centinaia di milioni di persone”.
Nei prossimi 8 anni, secondo i dati OCSE riportati da ENPA , le emissioni climalteranti prodotte dagli allevamenti dovrebbero crescere del 5%, rispetto ai valori record che già oggi si registrano. E “Nel prossimo futuro la situazione potrebbe farsi ancora più critica” – afferma l’ENPA, che riporta ancora le stime OCSE – : “Entro il 2030 la produzione globale di carne dovrebbe toccare il record di 374 milioni di tonnellate, con un incremento di 46 milioni di tonnellate rispetto alle attuali 328 milioni”.
“Per ridurre le emissioni climalteranti, è fondamentale che gli allevamenti intensivi siano considerati come delle vere fabbriche, disciplinandoli con le medesime, stringenti normative previste per gli impianti industriali. L’Europa – conclude l’Enpa – si sta già muovendo in tale direzione; un’esperienza, questa, che dovrebbe essere rafforzata e replicata anche in altre realtà. Ma, soprattutto, è essenziale che proprio a partire dal vertice di Sharm el Sheikh, si favorisca una vera “transizione veg”, finalizzata cioè alla sostituzione delle proteine animali con quelle vegetali e al superamento di un sistema irrazionale che si nutre della sofferenza di miliardi di esseri senzienti”.

