Istat: a maggio l'inflazione scende da +8,2% a +7,6% (foto Pixabay)
Istat: a maggio l’inflazione scende da +8,2% a +7,6%
Secondo l’analisi Istat il rallentamento dell’inflazione appare ancora fortemente influenzato dalla dinamica dei prezzi dei Beni energetici. Tensioni al rialzo per i prezzi degli Alimentari non lavorati
A maggio l’inflazione riprende a scendere, tornando, dopo la risalita registrata ad aprile, al livello di marzo 2023 (+7,6%, da +8,2% nel mese precedente): è quanto emerge dal rapporto Istat sui prezzi al consumo.
“Il rallentamento – commenta l’Istat – appare ancora fortemente influenzato dalla dinamica dei prezzi dei Beni energetici, in particolare della componente non regolamentata, in calo su base congiunturale. Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati mostrano un’attenuazione della loro crescita su base annua, che contribuisce alla decelerazione dell’inflazione di fondo (scesa a +6,0%). Prosegue, infine, la fase di rallentamento della crescita tendenziale dei prezzi del “carrello della spesa”, che a maggio è pari a +11,2%“.

Inflazione, alcuni dati Istat
Secondo l’analisi Istat, la decelerazione del tasso di inflazione si deve quindi, in prima battuta, al rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +26,6% a +20,3%) e, in misura minore, di quelli degli Alimentari lavorati (da +14,0% a +13,2%), degli Altri beni (da +5,3% a +5,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +5,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,9% a +6,7%).
Effetti solo in parte compensati dalle tensioni al rialzo dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +8,4% a +8,8%) e di quelli dei Servizi relativi all’abitazione (da +3,2% a +3,5%). In particolare, per gli Alimentari non lavorati, ad incidere è la ripresa di accelerazione dei prezzi dei Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate, che si confronta con la decelerazione dei prezzi di Frutta fresca o refrigerata.
L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, registra un lieve rallentamento da +6,2% a +6,0%, così come quella al netto dei soli beni energetici, che passa da +6,3% a +6,2%.
Si attenua, quindi – spiega l’Istat – la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +10,3% a +9,3%) e in misura minore quella relativa ai servizi (da +4,8% a +4,6%). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano in termini tendenziali (da +11,6% a +11,2%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +7,9% a +7,1%).
Mentre l’aumento congiunturale dell’indice generale si deve principalmente ai prezzi degli alimentari non lavorati (+1,5%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,0%), degli alimentari lavorati (+0,6%) e dei servizi relativi all’abitazione (+0,4%), a cui si oppone il calo dei prezzi degli energetici non regolamentati (-1,6%) e regolamentati (-0,2%).

