Si è chiusa ieri l’edizione 2016 di “Più Libri Più Liberi”, la fiera della piccola e media editoria. Un bilancio tutto sommato positivo per il settore, quello che emerge dai risultati delle indagini presentate nei giorni della manifestazione. Innanzitutto appare evidente che l’editoria italiana sta diventando sempre più internazionale nella sua capacità di affermare autori e titoli, ormai non più solo nel settore Bambini e Ragazzi, ma anche nella Narrativa. E questo mentre diminuisce nel 2016 il numero di titoli per cui sono stati acquistati i diritti da case editrici straniere. Lo studio sull’import/export dei diritti realizzata dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) per conto dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane evidenzia che nel 2016 hanno venduto all’estero i diritti di 6.229 titoli (+5,3% sul 2015) e ne hanno acquistati 10.169 (-4,8% sul 2015).

Per dimostrare l’influenza dell’export basti pensare che i titoli venduti nel 2016 rappresentano il 9,5% delle novità pubblicate mentre nel 2011 erano il 3,2%. L’export dei diritti italiani si basa soprattutto sui libri per Bambini (37,9%, +13,5% sul 2015) e sulla Narrativa (35,4%, +4,3 sul 2015). In generale l’Osservatorio realizzato da AIE e ICE Agenzia conferma la capacità degli editori italiani di offrire autori, generi diversi ai loro colleghi stranieri e di esplorare letterature e mercati nuovi rispetto a quelli europei, più tradizionali.

L’Osservatorio”, ha commentato Gianni Peresson, responsabile dell’Ufficio studi AIE, “conferma le tendenze di lungo periodo dell’editoria italiana: crescente capacità di proporre autori, generi e tipologie editoriali diverse a editori e mercati stranieri; capacità di proporsi verso paesi e mercati che non sono più solo quelli tradizionali”.

Un’altra importante novità del 2015 è data dal self publishing nel universo degli e-book. Quasi un titolo su due (il 41,4% per la precisione) degli e-book pubblicati è infatti autoprodotto. Parliamo di 25.817 titoli, per un confronto erano solo 146 nel 2010. L’autopubblicazione ha registrato un incremento esponenziale con lo sviluppo del digitale e dei social soprattutto per i libri digitali.

Oggi i titoli autopubblicati in formato cartaceo rappresentano circa l’8,9% della produzione editoriale complessiva (il 7,1% nel 2010). Si stima che in totale siano circa 27-28 mila le persone che hanno scritto, scrivono e si siano autopubblicate, con una sovrapposizione non stimabile tra chi sceglie di farlo in versione tradizionale o esclusivamente/anche in digitale. Nella produzione di e-book è in crescita la narrativa: rappresenta un titolo su due nel 2015, il 56%, mentre era il 45,2% nel 2010. Aumenta anche la non fiction pratica: è il 16,4% nel 2015 mentre cinque anni prima era l’8,9%. Si registra una contrazione nella non fiction generale (la saggistica) che nel 2015 è il 13,7% mentre nel 2010 occupava più di un quarto della produzione con il 28,8%.

I prezzi dei titoli di self publishing aumentano del 15,6%, toccando la cifra media di 15,53 euro (era di 13,44 euro nel 2010), in controtendenza rispetto ai prezzi dei libri cartacei prodotti, che registrano un calo del 14,8%. Al contrario i titoli self publishing in e-book hanno registrato un calo del 13,7% (costano in media 5,06 euro contro i 5,86 euro del 2010). Gli altri e-book hanno una riduzione del 29,7% e costano in media 6,65 euro (nel 2010 9,46 euro). Il mercato del self publishing vale almeno 17 milioni di euro (stima calcolata a partire dai ricavi caratteristici dei principali player italiani del settore).

Nonostante la vivacità complessiva del settore, esistono oggi circa 13milioni di italiani che vivono in comuni senza una libreria. L’indagine condotta da AIE evidenzia come il 21,1% della popolazione residente in comuni con più di 10mila abitanti non ha una libreria vicino. Detta in altro modo esistono oggi in Italia 687 Comuni sopra i 10mila abitanti, l’8,6% del totale, che non hanno una libreria. Nelle Isole e nel Sud la percentuale di assenza di librerie si alza: il 15,1% dei Comuni delle Isole (+10mila ab.) delle Isole e ben il 33,3% di quelli del sud (+ di 1 su 3) è senza librerie. Ma questo è vero anche per il Nord est, in cui il 20,5% (1 su 5!) è senza librerie”.

Non appare più rosea la situazione sul fronte delle biblioteche scolastiche: circa mezzo milione (486.928) di ragazzi frequenta scuole senza biblioteche scolastiche. Sono 262mila nella scuola primaria, 147mila nella secondaria di primo grado e 77mila nella secondaria di secondo grado. Circa 3,5milioni di studenti frequenta scuole con un patrimonio librario inferiore alla media, con conseguente e ridotta possibilità di scegliere cosa leggere. E stiamo parlando di medie di patrimoni bibliotecari che oscillano – a seconda degli ordini scolastici tra 1.500- 3.500 volumi.

Esiste una correlazione tra assenza di librerie e indici di lettura?

A giudicare dai dati, sì”, spiega il Giovanni Peresson di AIE. “Nelle aree metropolitane e centri urbani maggiori (+50.000 abitanti) – dove il tessuto di librerie, ma anche di servizi bibliotecari, è più fitto e solido – gli abitanti residenti che si dichiarano lettori di libri sono, rispettivamente, il 51,1% e il 44,4%. Già nelle periferie delle aree urbane questo valore scende al 42,8% (nonostante la relativa facilità di spostamenti verso le aree centrali della città). Poi l’indice di lettura cala al calare della dimensione del centro urbano: 38,1% nei comuni tra 10- 50mila abitanti; 39% in quelli da 2-10mila; fino al 35,4% nei comuni (e sono tanti) fino a 2mila residenti. E non è un caso che le perdite maggiori di lettori negli ultimi 5 anni sia avvenute nei piccoli centri (-15,3%, rispetto a una perdita media nazionale del -9,1%). Mentre nelle aree metropolitane questo calo si è arrestato al -3,1% ma per risalire al -5,1% nelle periferie”.


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