Un falò di bollette per protestare contro il caro vita. La mobilitazione continua

Un falò di bollette per protestare contro il caro vita. La mobilitazione continua (fonte immagine: USB)

Un falò di bollette per chiedere lo stop agli aumenti dei costi dell’energia: questa la forma di protesta contro il caro vita, lanciata dal movimento Noi non paghiamo.

Una mobilitazione partita sabato 1 ottobre a Bologna, organizzata da gruppi di lavoratori che aderiscono all’iniziativa “Noi non paghiamo – Emilia Romagna“, i quali – riporta il Corriere della Sera – “si sono trovati a Bologna davanti alla sede dell’Eni Store per un falò simbolico. Mentre a Torino si è mosso il “Comitato teleriscaldati” davanti alla sede dell’Iren, la società torinese dell’energia elettrica”.

Non paghiamo”, nato sulla scia della britannica Don’t Pay in Uk, ha raccolto fino ad ora 8.726 adesioni. Si presenta come un movimento di base che chiede un prezzo equo per l’energia, per tutti. Denuncia che questo inverno milioni di persone dovranno scegliere fra mangiare o scaldarsi; che una famiglia su tre sarà costretta alla povertà energetica; che ci sono più di otto milioni di famiglie a rischio e già ora il 15% delle utenze ha smesso di pagare.

Falò delle bollette, Usb si unisce alla protesta

Oggi, lunedì 3 ottobre, rispondendo alla chiamata della Federazione Sindacale Mondiale WFTU, anche USB (Unione Sindacale di Base) ha organizzato manifestazioni e presidi in 14 piazze italiane – si legge in una nota dell’Unione Sindacale di Base – “per protestare contro il carovita e le speculazioni delle grandi compagnie dell’energia, che si stanno arricchendo a scapito della popolazione”.

USB, inoltre, “ha presentato oggi alla Procura di Roma un esposto, curato dall’avvocato Vincenzo Perticaro per denunciare queste speculazioni, che hanno già prodotto rincari del 60% dell’energia elettrica e domani porteranno a +80% le tariffe del gas”.

Il primo presidio questa mattina si è tenuto di fronte alla Prefettura di Taranto, per protestare contro il carovita e per dare un segnale di opposizione alla speculazione, così come alle politiche di sfruttamento e impoverimento dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione.

A Torino, dove si sono tenute le proteste dei Teleriscadati insieme ad ASIA USB nei giorni scorsi per chiedere che gli extraprofitti delle multiutility vengano usati per saldare le morosità e calmierare le bollette, si è tenuto un presidio di fronte all’Eni Store di via Regina Margherita.

A Bologna, invece, decine di manifestanti si sono dati appuntamento di fronte alla sede Hera, tra cui tanti cittadini colpiti dal caro bollette. Anche qui sono state bruciate delle bollette per protesta.

Falò di bollette anche a Napoli, dove un presidio si è riunito in piazza Plebiscito, nei pressi della Cassa Depositi e Prestiti, maggiore azionista di Eni, e alla Prefettura: qui sono state bruciate simbolicamente alcune bollette per protestare contro i rincari, con il costo più che raddoppiato negli ultimi mesi. Respinta – spiega l’USB – la richiesta di essere ricevuti dal Prefetto.

Un presidio USB è stato organizzato anche a Cagliari, all’incrocio tra Via Roma e Viale Regina Margherita, di fronte alla sede Enel e a pochi passi dalla sede Inps.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


Parliamone ;-)