Droni civili, Antitrust apre istruttoria sulle società DJI e Nital (Foto Pixabay)

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di due società per presunta intesa verticale nella vendita di droni civili. Secondo l’Autorità, il leader mondiale nella produzione di droni civili DJI e il suo importatore in Italia (Nital) avrebbero imposto i i prezzi di rivendita dei droni enterprise e ammonito i rivenditori che se ne discostavano.

Droni e prezzi, istruttoria Antitrust

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di DJI Europe B.V. e Nital S.p.A. per accertare una presunta intesa verticale. La prima è una società appartenente al gruppo cinese DJI, leader di mercato nella produzione di di droni civili; la seconda è una società attiva nell’elettronica di consumo che importa e distribuisce in Italia i droni DJI almeno dal 2021, attraverso canali fisici e online, tra cui il sito web www.hobbyhobby.it.

Il procedimento dell’Autorità scaturisce da una segnalazione da parte di un rivenditore indipendente di droni professionali su un presunto sistema di resale price maintenance (RPM) per la rivendita di droni professionali.

La condotta segnalata, spiega l’Antitrust nel provvedimento, “consisterebbe nel monitoraggio da parte di DJI e Nital dei prezzi praticati dai rivenditori, in specie, rispetto a quelli mostrati sul sito web Hobbyhobby , che verrebbe utilizzato come “prezziario” di riferimento. I rivenditori che si discostano da questi prezzi, soprattutto se questo scostamento è motivato da acquisti all’estero, sarebbero soggetti a azioni intimidatorie da parte di DJI e Nital, aventi a oggetto l’interruzione delle forniture o la minaccia di tale interruzione”.

Le condotte segnalate, spiega l’Antitrust, “sembrano insistere nei mercati del prodotto della distribuzione, all’ingrosso e al dettaglio, dei droni enterprise. Inoltre, sembra che la stessa intesa oggetto di istruttoria riguardi prodotti e servizi complementari ai droni, venduti separatamente (ad esempio: garanzie convenzionali, piattaforme di lancio e altri accessori)”.

Il comportamento contestato

Secondo l’Autorità le due società avrebbero fissato in Italia i prezzi di rivendita dei droni enterprise DJI nei confronti dei rivenditori di tali prodotti (resale price maintenance, “RPM”).

Dalle segnalazioni arrivate all’Antitrust risulterebbe che le due società monitorino eventuali scostamenti tra i prezzi applicati dai rivenditori e quelli pubblicati sul sito web di Nital “per poi ammonire i rivenditori che si discostano con diffide all’utilizzo dei segni distintivi DJI e minacce di interruzione delle forniture – si legge in una nota dell’Autorità – In questo modo DJI e Nital imporrebbero il rispetto dei prezzi di vendita alla rete dei distributori, evitando qualunque forma di concorrenza in termini di sconti e riduzioni di prezzo alla clientela”.

Per garantire l’attuazione del sistema di RPM, sembra poi che le società ostacolino gli acquisti all’estero dei rivenditori (importazioni parallele) per evitare che questi possano fare sconti facendo leva su prezzi più bassi di importatori stranieri. Il 23 ottobre scorso i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi di Nital e di diversi rivenditori di droni DJI enterprise.

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