Foreste in Italia sotto scacco di incendi e crisi climatica (Foto Pixabay)
Foreste in Italia, oltre 94 mila ettari andati in fumo nel 2025
Il 2025 è un anno da bollino rosso per le foreste in Italia. Le foreste sono sotto scacco di incendi, crisi climatica e ritardi nella gestione sostenibile. Oltre 94 mila ettari sono andati in fumo da inizio anno al 15 ottobre, quasi il doppio rispetto al 2024
L’aumento degli incendi e la crisi climatica in accelerazione mettono sotto scacco le foreste in Italia. Il 2025 deve ancora finire ma già presenta un amaro conto per le foreste: dall’inizio dell’anno al 15 ottobre sono bruciati ben 94.070 ettari di territorio, pari a 132 mila campi da calcio, quasi il doppio rispetto agli ettari andati in fumo nel 2024.
Il Sud è l’area più colpita dalle fiamme. Maglia nera alla Sicilia, che ha visto andare in fumo oltre 49 mila ettari, seguita da Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Lazio e Sardegna. Oltre all’aumento degli incendi, il 2025 registra un’accelerazione della crisi climatica, che contribuisce a rendere le foreste più fragili e vulnerabili con eventi meteo estremi sempre più intensi, ondate di siccità, e un’estate 2025 che per l’Italia, secondo Copernicus, è stata la quinta più calda registrata dal 1950, segnata da un’anomalia termica di +1,62°C.
Ritardi nella gestione forestale sostenibile
Al Forum Foreste in corso a Roma Legambiente presenta una fotografia davvero poco felice per lo stato delle foreste in Italia. Fra i vari problemi c’è anche la proliferazione del bostrico, un coleottero che negli ultimi anni è stato uno dei principali responsabili dei gravi danni alle foreste alpine già devastate dalla tempesta Vaia e ha causato il disseccamento e la morte di molti abeti rossi. Solo in Trentino, ad esempio, i danni economici attribuibili al bostrico nel periodo 2019-1°giugno 2024 sono ammontati a circa 2,7 milioni di metri cubi di legname (Fonte Provincia di Trento).
Legambiente denuncia poi ritardi cronici nella gestione forestale sostenibile. In Italia solo il 18% delle foreste ha un piano di gestione forestale vigente. L’Italia è in ritardo nel contrasto alla crisi climatica, mancano all’appello i Piani forestali di indirizzo territoriale (PFIT) mentre “nella lotta al contrasto alla deforestazione e al degrado forestale a livello globale – spiega l’associazione – non è riuscita a dare sino ad ora un segnale forte nel chiedere di velocizzare l’attuazione del regolamento EUDR, approvato nel 2023, e prorogato di 12 mesi dall’Ue a cui si potrebbe aggiungere un ulteriore rinvio”.
La deforestazione e il regolamento europeo
Il riferimento è al regolamento europeo contro la deforestazione, che obbliga gli importatori di olio di palma, caffè, cacao, bovini, legname e gomma a dimostrare che i prodotti non provengano da aree deforestate, condizione necessaria per poterli commercializzare all’interno del mercato unico europeo.
A livello globale la deforestazione avanza, anche se a un ritmo meno sostenuto. Secondo l’ultimo report della FAO negli ultimi cinque anni, il tasso annuale di deforestazione, cioè di cambio permanente dell’uso del suolo, è stato stimato in 10 milioni di ettari, in calo rispetto ai 12 milioni di ettari del 2010-2015.
Le principali cause di deforestazione sono agricoltura e allevamento intensivi, seguiti dall’eccessivo sfruttamento delle risorse e dall’espansione urbana incontrollata. In Unione europea, solo Italia, Germania, Francia e Olanda importano oltre il 50% dei prodotti forestali che entrano in Europa. “Questo – spiega Legambiente – deve comportare una maggiore responsabilità nell’approvvigionamento legale e nell’uso sostenibile delle risorse naturali a scala globale”.
“I ritardi nella gestione forestale sostenibile -spiega Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – la mancata pianificazione e lo scarso livello di certificazione, l’illegalità riscontrata nella filiera legno-energia e la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento che rischia di aggravare la deforestazione globale, rappresentano per l’Italia un ostacolo significativo al raggiungimento degli obiettivi 2030 su clima e biodiversità e all’efficace contrasto della deforestazione mondiale”.
Per Nicoletti è importante che l’Italia “applichi, senza ulteriori rinvii, il regolamento europeo EUDR e utilizzi con intelligenza le opportunità della legge europea sul ripristino della natura. Un appello che lanciamo anche in vista della trentesima edizione della Festa dell’Albero, che il 21 novembre vedrà migliaia di cittadini e volontari di Legambiente mettere a dimora alberi per lanciare un messaggio di speranza e futuro”.
Foreste in Italia, spesso dimenticate
Le foreste in Italia sono un capitale verde spesso dimenticato. La superficie forestale italiana supera i 10 milioni di ettari, pari a circa il 38% del territorio nazionale e l’Italia è tra i paesi europei con la maggiore crescita della superficie boschiva. Le foreste in Italia sono fra le più diversificate d’Europa, con una ricca biodiversità – fra leccete sempreverdi, faggete di latifoglie, boschi di abete bianco.
Per questo Legambiente chiede che l’Italia “punti davvero su una Gestione Forestale Sostenibile (GFS) tenendo conto anche del ruolo multifunzionale e bioeconomico delle foreste, come chiesto dall’Europa”.
L’azione sulle foreste deve dunque basarsi sulla lotta alla crisi climatica, su contrasto e la prevenzione degli incendi e sull’applicazione della Strategia Nazionale sulla Gestione Forestale. In particolare, aggiunge l’associazione, “è necessario da un lato tutelare di più foreste e biodiversità, istituire nuove aree protette e creare più foreste urbane, prevedere un sistema di prevenzione multirischio, migliorare la pianificazione forestale, ma anche la conoscenza e il monitoraggio degli ecosistemi forestali creando la Lista rossa delle specie forestali a rischio, Piani d’Azione per la tutela delle specie forestali e Piani di gestione per le specie a rischio, che ad oggi ancora mancano”.
“Il settore forestale – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è fondamentale per la transizione ecologica e la crescita della bioeconomia circolare, perché le foreste forniscono materia prima rinnovabile e offrono opportunità di sviluppo per i bio-prodotti più adatti a ridurre la dipendenza dai materiali e combustibili di origine fossile. L’Italia, paese ricco di foreste, deve recuperare i troppi ritardi accumulati sino ad oggi”.

