Italia in deflazione anche ad aprile, con un dato preliminare doppio rispetto a quanto registrato a marzo. Le stime dell’Istat dicono infatti che ad aprile l’indice dei prezzi al consumo ha una variazione nulla su base mensile e una diminuzione su base annua pari a -0,4% (era -0,2% a marzo). L’inflazione acquisita per il 2016, come a marzo, è pari a -0,4%.
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% rispetto a marzo e diminuiscono dello 0,2% su base annua (da -0,3% del mese precedente). Mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,2% in termini congiunturali e diminuiscono dello 0,9% in termini tendenziali (era -1,1% il mese precedente).
Italia dunque in deflazione ad aprile. “Così l’Istat gela ogni speranza del Governo di poter declamare nuovi segnali di ripresa”, commentano a stretto giro Federconsumatori e Adusbef, che sottolineano la permanenza di una situazione di instabilità del sistema economico. Le due associazioni si soffermano in particolare su un dato: il rincaro delle giocate del Superenalotto, che ora ha un costo di 1 euro a combinazione, e che dovrebbe essere ricompreso nei dati Istat e dunque nei calcoli dell’inflazione. Spiegano Federconsumatori e Adusbef: “Con l’inflazione sotto zero, aumenta il Superenalotto, senza che l’Istat se ne accorga”.
Dal 1° febbraio scorso la giocata per il Superenalotto è passata da 0,50 euro a combinazione di gioco (con un minimo di 2 combinazioni) a 1 euro a combinazione. “Per compensare questo salasso è stata aumentata la quota destinata a montepremi (dal 34,648% al 60%) e anche la possibilità di vincita (ora si intasca qualcosa anche indovinando 2 soli numeri su 6). E, siccome, proprio in tempi di crisi, non si resiste alla tentazione di sfidare la sorte, l’ammontare complessivo delle giocate si è impennato passando dai 4 milioni di euro medi per estrazione a gennaio 2016, ai 6,5 milioni di euro a febbraio e marzo – spiegano le due associazioni – Ben pochi, insomma, si sono spaventati per il raddoppio del costo della schedina. Ma di quanto è aumentata effettivamente la singola giocata? Prima si pagavano 50 centesimi di euro e 17,324 rientravano sotto forma di montepremi. La differenza, ripartita tra l’aggio del rivenditore, la società di gestione e lo Stato, era di 32,676 centesimi. Dal 1° febbraio, invece, si spende un euro, di cui 60 centesimi sono ridistribuiti e 40 si perdono. L’aumento è stato, pertanto, di 7,324 centesimi o, in termini percentuali, del 22,4%. E secondo l’Istat? Dall’inizio del 2016, la voce “Concorsi pronostici”, che contribuisce al calcolo degli indici dei prezzi al consumo, non ha fatto registrare alcuna variazione”. Non si sa, proseguono le due associazioni, se dal 2013 ci siano stati cambiamenti nella composizione del paniere legata ai prezzi di giochi e lotterie, ma “è indubbio che oggi il Superenalotto è di gran lunga il più gettonato fra i concorsi pronostici. E considerato che la predetta voce ha un peso del 2% sull’intero paniere, un aumento a doppia cifra sposterebbe di qualche decimale il dato sull’inflazione, rischiando di farlo tornare con il segno più davanti”.
Serve un abbassamento della pressione fiscale, commenta l’Unione Nazionale Consumatori davanti ai dati dell’Istat. “Nonostante l’azione di contrasto della Bce, il crollo della domanda è tale che i prezzi non possono che scendere – ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori – Ecco perché non basta che si punti alla crescita attraverso la sola politica monetaria, ma occorre che anche i Governi, a cominciare dal nostro, si assumano le loro responsabilità. Per l’Italia urge una riforma che abbassi la pressione fiscale sul ceto medio e va respinta qualunque ipotesi di aumento delle aliquote Iva o di ricomposizione della base imponibile”. Per l’UNC la discesa dello 0,9% dei prezzi dei beni ad alta frequenza di acquisto si riverbera in un risparmio di circa 140 euro annui per una famiglia di quattro persone.

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