Shein, consumatori e greenwashing (Foto Alena Koval per Pexels)

Come combattere il greenwashing? È la domanda sottintesa di quanti guardano agli acquisti verdi, o presunti tali, che conquistano l’attenzione dei consumatori (sempre più attenti alla sostenibilità ambientale) attraverso i green claims rivendicati sui prodotti. Oggi l’Antitrust ha multato Shein per i claim sulla sostenibilità ambientale dei suoi prodotti, considerati “ingannevoli e omissivi”.

A stretto giro arriva la valutazione delle associazioni dei consumatori.

Per il Codacons “la multa dell’Antitrust assume enorme rilevanza, e deve portare ora a provvedimenti sanzionatori analoghi verso tutte le aziende che ingannano i consumatori attraverso falsi messaggi sulla sostenibilità ambientale”.

Codacons contro le false pubblicità ambientali

Il Codacons chiede “massima severità contro le false pubblicità ambientali delle aziende”.

“Da tempo denunciamo la prassi delle aziende di ricorrere a “green claims” nelle loro strategie di marketing e nelle comunicazioni commerciali al pubblico, messaggi non sempre corretti che spesso sfociano nel fenomeno del cosiddetto “Greenwashing”, ossia un ecologismo di facciata basato su affermazioni non veritiere in tema di sostenibilità e rispetto dell’ambiente di prodotti e attività produttive – commenta il Codacons – Tali pratiche sono in grado di deviare le scelte dei consumatori, sempre più attenti ad acquisti sostenibili e rispettosi dell’ambiente, e alterare il mercato, dirottando centinaia di milioni di euro ogni anno in termini di acquisti di prodotti commerciali”.

Udicon: serve un marchio europeo contro il grenwashing

Anche Udicon interviene sui green claim e sul rischio legato alla loro ingannevolezza.

«Non basta scrivere ‘circolare’, ‘responsabile’, ‘ecosostenibile’. Se un sito è progettato per spingere il consumatore all’acquisto compulsivo e vende migliaia di capi al giorno a pochi euro, parlare di sostenibilità diventa solo una trovata pubblicitaria e la narrazione ‘green’ ha una funzione più estetica che sostanziale», afferma Martina Donini, presidente nazionale Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori), commentando il provvedimento dell’Antitrust verso Shein.

Per Udicon serve un intervento normativo della Ue sulla sostenibilità. Serve insomma un marchio europeo contro il greenwashing.

«I siti devono dire prima e chiaramente cosa c’è dentro i prodotti, quanto valgono davvero i claim ambientali e quanto incidono le promesse ‘verdi’ sulla produzione reale – afferma Donini – Non possiamo combattere singolarmente giganti globali del commercio digitale. Servono strumenti comuni, regole stringenti e un marchio ambientale europeo, pubblico e accessibile, che dica chiaramente quanto è sostenibile un capo, soprattutto nei marketplace. O si cambia rotta o continueremo a combattere il greenwashing con armi spuntate».

Altroconsumo: Shein non è l’unica

«Questa sanzione dimostra che le nostre denunce erano fondate. Shein non si limita a usare dark pattern per spingere agli acquisti compulsivi, ma mente anche sull’impatto ambientale – commenta Anna Vizzari, coordinatrice public affairs Altroconsumo – È una strategia coordinata per nascondere la realtà: il fast fashion è insostenibile. Shein non è l’unica. I dark pattern, le tecniche scorrette per convincere a fare acquisti di cui non si ha alcun bisogno sono comuni sui siti online di abbigliamento».

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