Verso lo slittamento della legge sulla shrinkflation (Foto Pixabay)
Shrinkflation, si va verso lo slittamento al 2026 della nuova legge
Si va verso lo slittamento al 1° luglio 2026 della norma contro la shrinkflation, la riduzione dei prodotti nelle confezioni a parità di prezzo. UNC critica: il Senato respinga l’emendamento
Si va verso lo slittamento della legge sulla shrinkflation, per cui l’Italia era già a rischio di infrazione della Ue. La legge sulla shrinkflation, che impone di indicare in etichetta la riduzione del prodotto a parità di prezzo, potrebbe slittare al 2026. L’anticipazione è de Il Sole 24 Ore, secondo cui la novità è prevista da un emendamento del relatore al ddl Semplificazione all’esame del Senato. Sono in corso discussioni con la Commissione europea. L’Unione Nazionale Consumatori chiede al Senato di respingere l’emendamento.
«Il Senato – spiega il presidente UNC Massimiliano Dona – si appresta a votare l’emendamento che intende prorogare per l’ennesima volta la norma anti-shrinkflation, l’unico articolo positivo della precedente legge sulla concorrenza che doveva entrare in vigore il 1° aprile 2025, poi slittato al 1° ottobre e ora rinviato al 1° luglio 2026, addirittura ben 9 mesi dopo! Uno schifo e un’offesa ai cittadini!».
L’associazione aveva presentato esposti contro la shrinkflation all’Antitrust, poi archiviati dall’Authority.
Quando i prodotti “si restringono”
La shrinkflation è quel fenomeno che consiste nella riduzione del contenuto all’interno delle confezioni di prodotti di largo consumo, mantenendo invariato il prezzo. La legge sulle concorrenza del 2024 contiene una norma che prevede obblighi di trasparenza.
Questa impone di “informare esplicitamente i consumatori quando riducono la quantità di un prodotto mantenendo lo stesso packaging; apporre nel campo visivo principale della confezione la dicitura: “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità”; mantenere questa informazione visibile per sei mesi dall’immissione in commercio del prodotto modificato”. (Unione Nazionale Consumatori).
L’applicazione della legge si prospetta problematica perché rappresenterebbe una violazione delle norme sul libero scambio e sulla circolazione delle merci.
«La Commissione – prosegue Dona – deve respingere l’emendamento del relatore al ddl Semplificazione e non farsi intimidire dalle osservazioni assurde dell’Europa. Impedire di prendere il giro il consumatore, ingannandolo sull’aumento del prezzo grazie al mascheramento della riduzione del peso, non solo è una battaglia sacrosanta che dovrebbe vedere uniti tutti i paesi europei, ma non compromette affatto la libera circolazione delle merci, sia perché sulla confezione di vendita si può anche apporre un’etichetta adesiva senza, quindi, dover rifare la confezione, sia perché la confezione di un prodotto va comunque modificata e rifatta per essere venduta in Italia, considerato che dal 2005 vige l’art. 9 comma 1 del Codice del Consumo che obbliga a scrivere le informazioni destinate ai consumatori in lingua italiana».

