Vendite al dettaglio, Istat: a febbraio meno 1,5% in valore e meno 2,5% in volume (Foto Pixabay)
Vendite al dettaglio, Istat: a febbraio meno 1,5% in valore e meno 2,5% in volume
Le vendite al dettaglio diminuiscono su base annua sia in valore che in volume. In calo sia i beni alimentari sia quelli non alimentari. Per le associazioni dei consumatori è un tracollo
“Tracollo” e “Caporetto” per le vendite al dettaglio. È impietosa l’analisi delle associazioni dei consumatori davanti ai dati odierni diffusi dall’Istat. Su base tendenziale, a febbraio 2025 le vendite al dettaglio diminuiscono dell’1,5% in valore e del 2,5% in volume. Sono in calo sia le vendite dei beni alimentari (-0,4% in valore e -2,9% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (-2,2% in valore e -2,4% in volume).
Commenta l’Istat: “Su base annua si registra un calo sostenuto, il più ampio degli ultimi dieci mesi, sia in valore che in volume. La flessione coinvolge sia le vendite dei beni alimentari sia quelle dei beni non alimentari. Sempre in termini tendenziali, le vendite al dettaglio sono in diminuzione per tutte le forme distributive, con un calo meno marcato per la grande distribuzione”.
Nel confronto mensile, rispetto a gennaio, a febbraio c’è un leggero aumento per le vendite al dettaglio (+0,1%) che però sono stazionarie in volume. Sono in aumento le vendite dei beni alimentari (rispettivamente +0,4% in valore e +0,1% in volume) mentre quelle dei beni non alimentari non subiscono variazioni.
Per quanto riguarda i beni non alimentari, le vendite al dettaglio nel confronto annuale seguono andamenti negativi per tutti i gruppi di prodotti ad eccezione dei Prodotti di profumeria, cura della persona (+1,7%) e degli Elettrodomestici, radio, tv e registratori che risultano stazionari. Il calo più consistente riguarda le Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-6,2%).
Rispetto a febbraio 2024, il valore delle vendite al dettaglio è in flessione per tutte le forme distributive: la grande distribuzione (-0,5%), le vendite delle imprese operanti su piccole superfici (-2,4%), le vendite al di fuori dei negozi (-2,2%) e il commercio elettronico (-1,9%).

Vendite al dettaglio vanno giù, frenano anche gli alimentari
Il Codacons parla di “tracollo su base tendenziale” per le vendite al dettaglio.
“I numeri dell’Istat dimostrano ancora una volta l’impatto dell’inflazione sulle spese degli italiani – afferma il presidente Carlo Rienzi – La nuova fiammata dei prezzi al dettaglio registrata nell’ultimo periodo, infatti, porta le famiglie a tagliare i consumi e dirottare gli acquisti verso esercizi commerciali come i discount che garantiscono maggiori risparmi. Un segnale preoccupante che il governo farebbe bene ad intercettare, studiando misure utili a sostenere i consumi delle famiglie che continuano a non ripartire”.
“Una Caporetto! Le vendite precipitano su base annua dell’1,5% in valore e addirittura del 2,5% in volume. Dati a dir poco allarmanti – commenta il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – Non solo riprende la cura dimagrante degli italiani, ma la dieta forzata è di quelle pericolose, con un crollo del 2,9% delle vendite alimentari in volume. Insomma, gli italiani mangiano molto meno cibo in quantità rispetto allo scorso anno”.
Secondo l’UNC, il calo dei consumi si traduce in una flessione di 183 euro l’anno a famiglia per le spese alimentari e in 451 euro in meno per quelle non alimentari. Una famiglia media spende 634 euro in meno; la spesa scende di 910 euro per una famiglia con due figli e di 823 euro nelle famiglie con un figlio. Sono rispettivamente 265 e 235 euro in meno di spesa alimentare.
“Bisogna rilanciare immediatamente la capacità di spesa delle famiglie, altrimenti la guerra commerciale dei dazi darà il definitivo colpo di grazia agli italiani che sono già in difficoltà”, conclude Dona.
Sul versante dei beni alimentari il trend peggiora di mese in mese e si aggrava la frenata delle vendite alimentari, spiega Assoutenti.
“A pesare su tale situazione – afferma il presidente dell’associazione Gabriele Melluso – è la crisi delle materie prime che sta portando a sensibili rialzi dei prezzi per prodotti alimentari di largo consumo, beni che registrano in alcuni casi una inflazione a due cifre che costringe i consumatori a cambiare abitudini e ridurre gli acquisti. Per questo sollecitiamo il governo e il mondo della politica a studiare misure per garantire alle famiglie in difficoltà i cosiddetti “consumi di cittadinanza”, ossia beni di prima necessità e servizi essenziali come forniture di acqua, luce e gas, che sono un diritto universale dei consumatori”.

