Vendite al dettaglio, più 3,7% su base annua. Ma si aspetta l’effetto Medio Oriente (Foto Pixabay)
Vendite al dettaglio, più 3,7% su base annua
A marzo le vendite al dettaglio aumentano del 3,7% in valore e del 2,1% in volume nel confronto annuale. UNC: “Dati superati, manca l’effetto Iran”. Codacons: il caro prezzi fa impennare il valore delle vendite
A marzo le vendite al dettaglio aumentano, su base annua, del 3,7% in valore e del 2,1% in volume. Ma sullo sfondo c’è la crisi legata alla guerra in Medio Oriente, e i dati diffusi oggi dall’Istat potrebbero essere già superati (così per le associazioni dei consumatori) nonché essere solo l’inizio di una serie di rialzi più consistenti sui prezzi, che si manifesteranno nei prossimi mesi.
Vendite al dettaglio, alimentari: più 4,3% in valore, più 1,5% in volume
L’Istat evidenzia che a marzo 2026 le vendite al dettaglio, nel confronto con il mese precedente, aumentano sia in valore (+0,8%) sia in volume (+0,7%). Ci sono andamenti positivi simili per le vendite dei beni alimentari (+0,9% in valore e +0,5% in volume) e per quelle dei beni non alimentari (rispettivamente +0,7% e +0,9%).
Nel confronto annuale, a marzo le vendite al dettaglio crescono del 3,7% in valore e del 2,1% in volume. Aumentano sia le vendite dei beni alimentari (+4,3% in valore e +1,5% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (rispettivamente +3,3% e +2,7%).
Fra questi, le vendite aumentano per quasi tutti i prodotti, con una crescita maggiore per Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+8,6%) mentre il calo più consistente si registra per Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-1,3%).
Un dato da sottolineare è la marcata crescita per le vendite online: il commercio elettronico aumenta del +11,2% nel confronto annuale.
Timori per il futuro
“Il dato conferma la resilienza delle imprese e della domanda interna, in un contesto segnato da forti tensioni geopolitiche – commenta Confesercenti – Restano però i timori per i prossimi mesi: il protrarsi del conflitto in Medio Oriente potrebbe tradursi in un indebolimento del ciclo economico e in una nuova spinta sui prezzi”.
È la crisi mediorientale quella che incombe e che i dati sulle vendite al dettaglio di marzo non fotografano appieno. Confesercenti così commenta che “il prolungarsi della crisi del Golfo mantiene elevati i prezzi internazionali dell’energia. Gli andamenti dei primi giorni di maggio rendono improbabile un rientro rapido delle pressioni inflazionistiche. Ne risentirà inevitabilmente la spesa delle famiglie e, se le tensioni attuali dovessero permanere, si prospetta un indebolimento dei consumi già nel corso del secondo trimestre”.
UNC: “Manca ancora l’effetto Iran”
Per l’Unione Nazionale Consumatori, di conseguenza, i dati dell’Istat sono superati.
“Manca ancora l’effetto Iran”, commenta il presidente dell’associazione Massimiliano Dona.
“I dati positivi sono solo un miraggio purtroppo destinato presto a svanire – prosegue Dona – A marzo, infatti, il rialzo dell’inflazione era ancora contenuto, da 1,5% di febbraio a 1,7%, e il caro energia e i rincari dei carburanti non si erano ancora trasferiti sui prezzi finali dei prodotti, se non in minima parte su voli aerei internazionali e alcuni tipi di frutta. Insomma, nessun terremoto che potesse determinare un calo complessivo dei consumi. Ad aprile, invece, la situazione è destinata a peggiorare”.
Conclude Dona: “Più la guerra in Medio Oriente durerà, più l’inflazione salirà, il potere d’acquisto delle famiglie scenderà e le vendite crolleranno con effetti nefasti sul Pil, fino alla recessione in caso di scenario avverso”.
Codacons: prima accelerazione per i listini alimentari
Secondo il Codacons, gli effetti della guerra in Medio Oriente cominciano a farsi sentire se si guarda alla crescita in valore delle vendite. Il settore alimentare è quello che ha risentito più di tutti dell’aumento dei costi di trasporto e dei carburanti.
“Nonostante a marzo le conseguenze del conflitto siano state solo parzialmente trasferite sui listini al dettaglio, le vendite alimentari – spiega il Codacons – crescono in valore di quasi il triplo rispetto ai volumi, segnando su base annua un +4,3%, mentre in volume la crescita si ferma al +1,5%. Questo perché i listini dei prodotti alimentari hanno registrato a marzo una prima accelerazione portando la spesa per cibi e bevande a costare di più rispetto al periodo pre-conflitto. Dati destinati purtroppo a peggiorare, considerata la fiammata dell’inflazione registrata ad aprile e i forti rincari dei prezzi che stanno caratterizzando il comparto alimentare, dove alcuni prodotti registrano aumenti a due cifre”.

