Cartelle di pagamento, Agenzia delle Entrate: via gli oneri di riscossione
Cartelle di pagamento, Agenzia delle Entrate: via gli oneri di riscossione
A partire dal 1° gennaio 2022 niente più oneri di riscossione, pari al 3% o 6% delle somme iscritte a ruolo per pagamenti rispettivamente entro o oltre i sessanta giorni. Eliminata anche la quota pari all’1% delle somme iscritte a ruolo per le ipotesi di riscossione spontanea
Da quest’anno non si pagheranno più gli oneri di riscossione per le cartelle. Lo comunica l’Agenzia delle Entrate, che ha approvato il provvedimento che recepisce le novità previste dalla legge di Bilancio 2022.
Oneri di riscossione, cosa prevede il provvedimento
Dunque niente più oneri di riscossione: 3% o 6% delle somme iscritte a ruolo per pagamenti rispettivamente entro o oltre i sessanta giorni. Eliminata anche la quota pari all’1% delle somme iscritte a ruolo per le ipotesi di riscossione spontanea. Queste somme saranno, infatti, a carico del bilancio dello Stato, così come previsto dalla legge n. 234/2021 (legge di Bilancio 2022).
A carico del debitore resteranno, invece, le spese relative alle procedure esecutive e cautelari e le spese di notifica della cartella di pagamento e degli eventuali ulteriori atti di riscossione.
Mentre per i carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 gli oneri di riscossione continueranno ad essere dovuti nella misura e secondo le ripartizioni previste dalle previgenti disposizioni di legge.

Le date
Gli agenti della riscossione dovranno utilizzare il nuovo modello per le cartelle relative ai carichi affidatigli a partire dal 1° gennaio 2022, mentre per quelle relative ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 dovrà essere utilizzato il modello approvato con il provvedimento del 14 luglio 2017, indipendentemente dalla data di notifica della cartella di pagamento che potrà avvenire anche successivamente al 31 dicembre 2021.
Oneri di riscossione, UNC: bene, via gabella medioevale
“Bene, era ora! Finalmente sparisce una gabella medioevale sulla quale la Consulta, con la sentenza n. 120 del giugno 2021, aveva chiesto un intervento urgente del legislatore”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Un balzello anacronistico, che pur avendo una finalità condivisibile, quella di incentivare e accelerare il pagamento della somma dovuta, finiva per presentare una disparità di trattamento eccessiva tra chi pagava entro 60 giorni e chi, non potendoselo permettere, pagava dopo, raddoppiando l’onere a carico del debitore, senza alcuna distinzione tra famiglie in difficoltà e i soliti furbetti del Quartierino” conclude Dona.

