(Foto Sanket Mishra per Pexels)
ChatGPT, ricerca OpenAI: il 73% lo usa per sé, non per lavoro
Una ricerca OpenAI e NBER fotografa come e perché le persone usano il chatbot più famoso del mondo: crescono le donne, l’uso personale supera quello professionale
Da gennaio 2024 a oggi, la base di utenti di ChatGPT è cambiata in modo significativo. Se un anno fa le donne rappresentavano appena il 37% del pubblico, oggi sono il 52%, diventando maggioranza assoluta tra chi utilizza l’IA generativa.
I dati arrivano da una ricerca congiunta di OpenAI e del National Bureau of Economic Research (NBER), che ha analizzato 1,5 milioni di conversazioni per capire abitudini, scopi e tipologie di interazione.
L’uso personale domina: 73% delle conversazioni
Il dato forse più sorprendente riguarda il motivo per cui si accede al chatbot: il 73% degli utenti utilizza ChatGPT per scopi personali, lasciando al lavoro solo il 27% delle interazioni. Un segnale di come l’IA generativa stia diventando uno strumento quotidiano per studiare, risolvere problemi pratici, trovare ispirazione e persino ricevere consigli.
Tre categorie di utilizzo: guida, ricerca e scrittura
Lo studio individua tre grandi categorie che coprono i tre quarti di tutte le conversazioni: “guida pratica”, “ricerca di informazioni” e “scrittura”. La guida pratica è la più diffusa e include richieste di tutoraggio, consigli e spunti creativi. Quando ChatGPT viene utilizzato per lavoro, la scrittura diventa centrale: rappresenta il 40% dei messaggi, con un focus su editing, traduzione e revisione di testi già esistenti più che sulla creazione da zero.
Per analizzare in profondità le motivazioni d’uso, i ricercatori hanno classificato le conversazioni in tre macro-aree: “chiedere”, “fare” ed “esprimere”. A luglio 2025 circa metà delle interazioni rientrava nel “chiedere”, confermando che gli utenti vedono ChatGPT soprattutto come un consulente. Nelle conversazioni di tipo lavorativo, invece, prevale la dimensione del “fare”, cioè l’esecuzione di compiti specifici per migliorare la produttività.
Una crescita globale e inclusiva
La ricerca evidenzia anche un’espansione geografica: a luglio 2025 gli utenti attivi rappresentano il 10% della popolazione adulta mondiale, con una crescita rilevante nei Paesi a reddito basso e medio. Un segnale di come le barriere di accesso alla tecnologia stiano diminuendo, rendendo l’IA generativa uno strumento globale, trasversale e potenzialmente inclusivo.

