Dazi

Dazi, MDC: “Strumento dannoso per l’economia e i consumatori. E si rischiano nuovi rincari” (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

L’introduzione di nuovi dazi statunitensi sui prodotti alimentari e non food potrebbe avere conseguenze molto pesanti sull’export italiano. Secondo una stima elaborata da Centromarca con il supporto scientifico di Nomisma, il danno economico potrebbe variare tra i 500 milioni e i 3,3 miliardi di euro, a seconda dell’aliquota applicata. Se il dazio fosse del 10%, le esportazioni perderebbero circa 489 milioni di euro; una tariffa al 50% porterebbe invece a un crollo di oltre 3,3 miliardi.

Il prossimo 9 luglio è indicata come possibile data per l’entrata in vigore dei nuovi provvedimenti, ma l’incertezza sulle modalità e sulle tempistiche sta già creando un blocco nella contrattazione con i buyer americani.

Strategia industriale in stallo

18«L’incertezza sull’applicazione dei dazi preoccupa molto le nostre industrie», ha dichiarato Vittorio Cino, direttore generale di Centromarca.

«Non solo per il danno economico diretto, ma anche perché ostacola la pianificazione strategica e la capacità di negoziare condizioni sostenibili con i distributori statunitensi».

Nel 2024, le importazioni USA di prodotti grocery italiani hanno toccato i 9,9 miliardi di euro, con una crescita del +161% rispetto al 2014. Il mercato americano rappresenta l’11% dell’export complessivo del comparto. Solo nei primi quattro mesi del 2025, l’incremento a valore è stato del 14% sullo stesso periodo dell’anno precedente.

Il cambio euro/dollaro aggrava la situazione

Oltre ai dazi, a complicare il quadro c’è l’apprezzamento dell’euro: nei primi sei mesi del 2025 la valuta europea ha guadagnato l’11% sul dollaro, portandosi ai livelli più alti dal 2022. Un fattore che penalizza ulteriormente le esportazioni, rendendo i prodotti italiani meno competitivi sugli scaffali americani.

Cosa pensa il consumatore statunitense

Nomisma ha condotto un sondaggio su 2.000 consumatori americani per valutare l’impatto percepito dei dazi. L’85% degli intervistati è consapevole dell’esistenza delle tariffe, mentre il 50% ritiene che avranno un effetto negativo sui propri acquisti. Di fronte a un aumento del prezzo del 20%, la maggior parte continuerebbe ad acquistare prodotti italiani, ma tra il 30% e il 40% lo farebbe in quantità ridotta.

A essere maggiormente penalizzati sarebbero i prodotti facilmente sostituibili con alternative locali o provenienti da altri Paesi. L’impatto potrebbe invece risultare più contenuto per le produzioni di fascia premium, come vini e formaggi Dop o marchi con forte riconoscibilità.

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