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Intelligenza artificiale: tra crescita rapida e nuove sfide per il lavoro
Secondo l’Ey Italy AI Barometer, l’adozione dell’IA nelle imprese italiane è quasi quadruplicata in un anno. Benefici e timori convivono, mentre resta il nodo della formazione.
L’intelligenza artificiale sta cambiando il volto delle imprese italiane. In dodici mesi, il suo utilizzo è passato dal 12% al 46%, con oltre la metà del top management che dichiara benefici concreti in termini di riduzione dei costi e aumento dei profitti.
Eppure, dietro la crescita a doppia cifra, emergono differenze significative tra dirigenti e dipendenti, soprattutto sul piano della formazione e della percezione dei rischi.
Una crescita trainata dalla produttività individuale
Lo studio condotto da EY Italy AI Barometer su oltre 4.900 professionisti europei – di cui 539 italiani – evidenzia come l’adozione dell’IA in Italia sia spinta soprattutto da strumenti di produttività quotidiana. Scrittura automatizzata di testi (60%), assistenti vocali (47%) e chatbot (40%) rappresentano le applicazioni più diffuse. Tecnologie percepite come immediate, accessibili e utili ad alleggerire il carico operativo.
Se da un lato il 59% del management dichiara di aver incrementato l’uso dell’IA, tra i dipendenti la quota scende al 39%. La distanza si allarga anche sul piano della consapevolezza: tre dirigenti su quattro affermano di avere una conoscenza avanzata dell’impatto aziendale dell’IA, ma meno della metà dei dipendenti conferma la stessa percezione. Un disallineamento che rischia di creare due velocità all’interno delle organizzazioni.
La formazione: nodo critico per le imprese
Quasi il 50% dei top manager ritiene che i lavoratori siano stati formati adeguatamente, ma solo il 20% dei dipendenti si dice d’accordo. La discrepanza mette in luce la necessità di percorsi strutturati e inclusivi, capaci di garantire competenze diffuse e non limitate alle figure apicali. Interessante, però, il dato relativo agli investimenti individuali: il 64% dei lavoratori italiani dichiara di formarsi autonomamente sull’IA, spesso con corsi privati (26%) o professionali (22%), una percentuale che rappresenta la più alta tra i Paesi europei coinvolti.
Accanto alle opportunità, non mancano le preoccupazioni. La sicurezza dei dati è considerata un fattore critico dal 53% degli intervistati, seguita dalla user experience (40%) e dai costi di implementazione (32,5%). Temi che, se non affrontati con strumenti adeguati, potrebbero rallentare la corsa dell’IA nel contesto produttivo italiano.
Verso un equilibrio tra innovazione e fiducia
L’Italia sembra dunque vivere una fase di transizione: da un lato l’entusiasmo delle aziende e del management, dall’altro la necessità di accompagnare i lavoratori in un percorso di adozione consapevole. La sfida dei prossimi mesi sarà trovare un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la fiducia delle persone, condizione indispensabile perché l’intelligenza artificiale diventi davvero un alleato della crescita economica e non un ulteriore fattore di divisione.

