Sanità, il 97% degli italiani è favorevole al modello delle Case della Comunità

Sanità, il 97% degli italiani è favorevole al modello delle Case della Comunità

Sanità, il 97% degli italiani è favorevole al modello delle Case della Comunità

Cittadinanzattiva ha presentato la survey “La sanità che vorrei”. Dall’indagine emerge la richiesta di maggiore digitalizzazione della sanità, più servizi in farmacia e un potenziamento della medicina generale. La quasi totalità dei rispondenti apprezza le Case della Comunità

La quasi totalità degli italiani (96,7% dei rispondenti) apprezza le Case della Comunità, soprattutto per la presenza, in un unico luogo, di più professionisti sanitari e per il coordinamento tra gli interventi sanitari e socio-sanitari (secondo il 65% e il 58% dei rispondenti). È quanto emerge dalla survey “La sanità che vorrei” realizzata nell’ambito dell’iniziativa Meridiano Sanità in collaborazione con Cittadinanzattiva, in occasione della Giornata Mondiale della Salute del 7 aprile.

La riforma della sanità del territorio e il DM71 delineano il nuovo modello di assistenza sanitaria di prossimità – spiega Cittadinanzattiva. – All’interno del Distretto socio-sanitario, si trovano anche le Case di Comunità, come luogo fisico di prossimità attraverso il quale la comunità può entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Ma quali sono i bisogni prioritari e le aspettative dei cittadini in riferimento a tale riforma?

Se i più giovani apprezzano anche la disponibilità dei servizi 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, chi presenta delle multicronicità vede nella Casa di Comunità anche un luogo di semplificazione del percorso di cura.

In aggiunta, in quanto primo punto di contatto tra la comunità e il sistema socio-sanitario, i cittadini valutano positivamente l’ampliamento delle attività in carico alle Case di Comunità nella direzione di maggiore attenzione alla promozione della salute, al supporto psicologico e al sostegno per la terza età e di garanzia della multidisciplinarietà della presa in carico e dell’integrazione con le altre strutture del SSN.

Case della Comunità, dubbi dei cittadini e ambiti di miglioramento

Tra i pochi che mostrano alcune perplessità emerge la paura che numero e/o collocazione delle Case della Comunità non garantiscano un’effettiva prossimità dei servizi al cittadino; timore avvertito soprattutto in Lombardia, Veneto e Umbria e da chi risiede in zone rurali. Tra i più giovani, anche il timore che la concentrazione di molti servizi in un unico luogo possa generare lunghe attese nell’accesso.

Una delle figure centrali per il cittadino è il medico di medicina generale, che si prevede svolga una parte del proprio orario di lavoro all’interno delle Case di comunità, in collaborazione con gli infermieri di famiglia e gli specialisti ambulatoriali. Il medico di medicina generale si conferma, dunque, una figura chiave per il cittadino, che gli riconosce una profonda conoscenza della sua storia clinica e un grande livello di fiducia.

Chi abita in una zona rurale, inoltre, apprezza anche la facilità di contatto e comunicazione con il proprio medico.

 

medico

 

Ambiti di miglioramento, secondo quanto emerso dalla survey, riguardano la possibilità per i cittadini di eseguire esami di diagnostica di primo livello e una maggiore disponibilità di orari di visita; è richiesto anche un maggior utilizzo di strumenti digitali per facilitare la comunicazione soprattutto tra gli studenti e tra coloro impossibilitati a lavorare a causa di patologie croniche.

In alcune Regioni, quali ad esempio il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata e la Sicilia, si rileva una richiesta di un maggior utilizzo della telemedicina.

Il ruolo delle farmacie

La farmacia rappresenta un altro player chiave all’interno della nuova assistenza territoriale che si va delineando. La pandemia ha portato a una forte accelerazione verso una piena attuazione della farmacia dei servizi, un attore indispensabile per costruire un nuovo modello di sanità basato sulla prossimità e sulla interconnessione, in coerenza anche con il PNRR.

3 cittadini su 5 sostengono che, tra i servizi aggiuntivi da erogare in farmacia, sarebbero maggiormente apprezzati l’accesso al sistema CUP per prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate e il pagamento dei ticket e il ritiro dei referti; anche un aumento delle iniziative di prevenzione sarebbe apprezzato. Tra gli over 75 risultano importanti anche i servizi di supporto all’Assistenza Domiciliare e la consegna di farmaci a domicilio, opzione preferita anche da chi vive nelle zone rurali.

Con riferimento al sistema CUP, gli italiani apprezzerebbero che tutte le strutture sanitarie regionali fossero in rete (71% del campione) e che fosse disponibile la prenotazione on-line senza dover ricorrere all’operatore telefonico (68%). Gli over 65, così come gli abitanti della maggior parte delle Regioni del Sud, chiedono anche che sia garantito un tempo limitato di attesa al telefono.

“I risultati di questa indagine mostrano chiaramente come i cittadini avvertano con estrema urgenza la necessità di un sistema sanitario più accessibile, prossimo e vicino alle proprie esigenze. La sfida del PNRR va vinta non solo costruendo strutture, ma dotandole anche di personale in numero adeguato e con la giusta formazione ed integrazione delle competenze. Bisogna sicuramente accelerare, inoltre, sulla cosiddetta farmacia dei servizi e sulla digitalizzazione, soprattutto a favore delle comunità delle aree interne del nostro Paese”, afferma Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva.

Dati sanitari e privacy

In un contesto di crescente sensibilità verso gli aspetti connessi alla privacy dei pazienti, è stato chiesto ai cittadini per quali altre finalità sarebbero disposti ad autorizzare il trattamento dei dati sanitari. 7 su 10 hanno dichiarato che autorizzerebbero il trattamento dei propri dati per attivare servizi online e per implementare il Fascicolo Sanitario Elettronico.

Dalla survey emergono anche alcune differenze regionali: se in Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia i cittadini autorizzerebbero il trattamento dei propri dati anche per migliorare la qualità dei servizi, in Lombardia, Marche, Abruzzo e Valle d’Aosta l’autorizzazione sarebbe concessa anche per finalità di studio e ricerca.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


Scrive per noi

Redazione
Redazione
Helpconsumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d’informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull’associazionismo organizzato che li tutela.

Parliamone ;-)