Tik Tok l'App dei real short video

Tik Tok, l'App dei real short video

È arrivato dalla Cina e ha conquistato in breve tempo milioni di adolescenti (e non) in tutto i mondo. Parliamo di TikTok, il nuovo social che permette di generare vertical-video-meme musicali, non più lunghi di 15 secondi, con sincronizzazione labiale.

Se queste ultime parole vi sembrano quasi appartenenti ad un’altra lingua, non temete, è tutto nella norma se avete superato la fase dell’esibizionismo adolescenziale.

Tik Tok è ad oggi l’app mobile presidiata dai giovanissimi, la cosiddetta Gen Z amata dai diversi brand, alcuni con centinaia o milioni di followers.

Negli Stati Uniti conta 65 milioni di utenti e continua a conquistare anche il pubblico europeo con 2 milioni di utenti attivi ogni mese. E l’Italia non è da meno: 2,7 milioni di persone usano Tik Tok ogni mese, con 34 minuti di permanenza online al giorno e 6 aperture dell’app. Il tutto per un totale di 3 miliardi di visualizzazioni video ogni mese.

 

Tik Tok, il social che spopola tra i giovani
Tik Tok, il social che spopola tra i giovani

Tik Tok: cos’è e come funziona

Il primo passo è quello di scaricare l’app e di iscriversi creando un nuovo account o sfruttando l’accesso tramite Facebook o tramite una mail valida (ricordate questo passaggio perché o riprenderemo successivamente).

A questo punto arriva un codice e il gioco è fatto: siamo pronti ad entrare nel mondo dei “Real short videos”.

Filmati brevissimi, anche di soli 10 secondi che possono arrivare a un massimo di 1 minuto, con una base musicale, replicati potenzialmente all’infinito, a meno di non passare a quello successivo.

È possibile, ovviamente, mettere commenti, “like” o condividere i filmati su Istagram o Twitter.

Dove si nascondono i problemi

Come dicevamo all’inizio di questo articolo, l’iscrizione tramite i dati Facebook o della casella di posta elettronica consente di fatto a Tik Tok di entrare in possesso (con il nostro consenso) a tutti i nostri dati personali e alle nostre foto.

Nei mesi scorsi Inoltre, l’App è stata accusata di aver ottenuto migliaia di dati di minori, tanto che è stato multato dalla Federal Trade Commission statunitense per 5,7 milioni di dollari.

Per accedere, infatti, viene chiesta l’età ma, come abbiamo fatto anche noi, è possibile inserire una data di nascita a caso per accedere alla App, senza alcun tipo di verifica o di richiesta di autorizzazione da parte di un genitore nel caso di minori.

Un problema, la privacy e dell’attenzione dei genitori verso la protezione di quella dei propri figli, più volte sollevato ma che non sembra al momento trovare lo spazio per essere compreso fino in fondo.

E alla fine i problemi sono arrivati

La notizia di una falla in TikTok ha fatto in breve tempo il giro del mondo. Il bug metterebbe a rischio la sicurezza dei dati personali e la privacy dei video.

Gli hacker, infatti, possono potenzialmente caricare video non autorizzati e cancellarne altri; possono cambiare lo status privacy dei video di un utente, da privato a pubblico; possono estrarre dati personali sensibili, come nome e cognome, indirizzo e-mail e data di nascita

“Un fatto gravissimo”, commenta Massimiliano Dona, presidente d UNC, che sottolinea come una falla nella sicurezza di una chat è già di per sé un fatto grave ma nel caso di TikTok questo caso lo è ancor di più, considerato che l’app è utilizzata da giovani, spesso anche minorenni.

“Chiediamo, quindi, l’intervento del Garante della Privacy, a tutela degli utenti e per verificare se TikTok ha segnalato in modo tempestivo ai suoi utilizzatori tutte le precauzioni da adottare per evitare intrusioni nella loro privacy”, prosegue Dona.

“Ci domandiamo, infatti, cosa sia accaduto da novembre, mese in cui, stando a quanto riportano le agenzie, è stata informata della falla nella sicurezza, ad oggi e come mai si sia appreso solo ora del problema”.

Anche per il Codacons “Si tratta di un caso molto grave“. L’associazione, visto il coinvolgimento potenziale di tanti ragazzi di minore età, ha deciso di presentare un esposto alla Procura di Roma affinché apra una indagine sulla vicenda, accertando le responsabilità delle carenze sul fronte della sicurezza e verificando se i dati dei minori italiani siano stati trafugati e utilizzati per fini illeciti.

“Riteniamo infatti che non basti l’intervento del Garante della privacy, ma debba essere la magistratura ad occuparsi del caso, considerato che l’uso illecito dei dati sensibili dei minori costituisce veri e propri reati perseguibili dalla Procura”, conclude il Codacons.

 

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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